Finanza.tech e Criptalia: perché la partnership tra fintech funziona

Intervista doppia a Fabio Pisano (responsabile marketing e comunicazione di Finanza.tech) e Giuseppe Scapola (head of business development di Criptalia).
criptalia e finanzatech

Collaborazione tra startup fintech: un’opportunità di crescita e sviluppo sia per il settore che per i singoli player per ampliare la propria audience ed essere più competitivi offrendo servizi complementari. Ecco il tema su cui si sono confrontati, forti della propria esperienza diretta, Fabio Pisano, responsabile marketing e comunicazione Finanza.tech e Giuseppe Scapola, head of business & development di Criptalia, in un’intervista doppia condotta da Fabrizio Villani, CoFounder & Head of Growth di Fintastico.

Lo scenario tra coopetition e collaborazioni

Come si evolverà il mercato finanziario e quale sarà il ruolo delle startup fintech rispetto ai player tradizionali? E’ indubbio che l’attuale scenario del settore vede già in piena azione tra fintech e banche un rapporto bivalente di collaborazione e al tempo stesso competizione (la cosiddetta “coopetition”). “Non succederà nel breve una totale disintermediazione e un abbandono dei grandi player che hanno ancora un ruolo importante nella società. Le fintech arrivano da challenger in questo contesto portando una ventata di innovazione – osserva Fabio Pisano – e nel nostro caso una coopetition davvero sana: il mercato bancario è infatti lento e statico, forte di alcuni privilegi e la disruption tecnologica delle fintech porta valori positivi all’intero comparto, facendo sì, ad esempio, che le piccole aziende stiano cambiando pian piano la mentalità delle persone, convincendole ad affidarsi alle innovazioni”. Parlando invece di collaborazioni nel mondo fintech, si tratta di un’attitudine “molto presente e molto sensata - prosegue Pisano – in grado di portare valore aggiunto. Le fintech sono spesso specializzate verticalmente, in nicchie di mercato, e la complementarietà dei servizi offerti, addirittura l’integrazione in alcuni casi, è un plus interessante”. Il fintech è certamente un mondo in crescita e la tecnologia sarà la leva che permetterà alla finanza di cambiare e di impattare su fasce di pubblico che erano molto lontane dal mondo degli investimenti.

La case history Finanza.tech – Criptalia

Un caso concreto delle osservazioni fatte è proprio la partnership che si è creata, a partire da circa un anno, tra Finanza.tech (piattaforma di consulenza finanziaria con poche barriere all'ingresso che permette alle aziende iscritte di migliorare la propria comunicazione finanziaria e avere accesso a un ampio ventaglio di servizi di consulenza finanziaria tempestivi ed efficienti, integrando algoritmi ed elemento umano) e Criptalia (piattaforma di crowdlending che permette a imprese, pmi e start up di accedere con facilità alla liquidità in modo veloce e innovativo, consentendo anche di avere visibilità e di generare nuovi clienti). “Proprio per il mio lavoro amo stringere nuove partnership – spiega Scapola -. Ho trovato Finanza.tech su Linkedin e ho provato a contattare il ceo che mi ha risposto e a strettissimo giro è cominciata la nostra collaborazione, con l’offerta dei nostri servizi a società che loro seguivano e che avevano bisogno di liquidità”.

Criptalia si innesta in un panel di soluzioni che proponiamo alle aziende – osserva Pisano -. La loro soluzione è un unicum sul mercato, l’imprenditore oltre al servizio economico ha anche la possibilità di farsi conoscere da un’ampia platea di investitori retail. Se da un punto di vista prettamente consulenziale ogni soluzione per noi si equivale nel momento in cui risponde alla necessità del cliente, non possiamo non avere una predilezione concettuale e valoriale per quelle soluzioni come Criptalia che propongono una visione fintech come la nostra, per poter rendere più efficiente e competitivo il mercato finanziario e, di conseguenza, il tessuto imprenditoriale italiano”.

Non è un caso, quindi, se Finanza.tech oltre a Criptalia, si avvale della collaborazione di altri partner fintech (nello specifico, Factor@Work, Workinvoice, Banca Aidexa, Opyn, October, Banca Progetto, Banca Illimity e Credimi).

Quali i possibili rischi dell’evoluzione

Ma è proprio vero che crescono tutti o ci sono dei rischi? “Siamo di fronte senza dubbio a un contesto win win win – afferma Pisano -. La ‘torta’ per ora cresce, siamo ancora una goccia nell’oceano rispetto al canale tradizionale. In un contesto evolutivo in cui si collabora e si cresce insieme, c’è però bisogno di un cambio di mentalità: i ‘cavalli di Troia’ come Finanza.tech e come tanti altri, devono aiutare a creare cultura verso nuove forme e modalità di finanza, cultura che si deve tradurre in una maggiore fiducia degli investitori verso le nuove realtà. Arriverà un momento in cui fisiologicamente il mercato subirà un processo di concentrazione, attraverso fusioni e acquisizioni ma ne parleremo tra qualche anno”.

Con la crescita e la maggiore complessità dei mercati di riferimento, si presentano dei problemi di regolamentazione. “Con l’avvento della regolamentazione dell’equity crowdfunding, ad esempio – osserva Scapola -, alcune realtà non riusciranno a sostenere gli obblighi e ci sarà dunque bisogno di concentramento e di uno sfoltimento del mercato. Questo porterà a un depauperamento delle possibilità che ha l’investitore, ma è un andamento inevitabile”.

Più collaborazioni tra fintech italiane per avere voce in capitolo

La collaborazione tra Finanza.tech e Criptalia deve essere d’esempio ad altre realtà fintech. “Senza collaborazione tra startup italiane, infatti – conclude Fabrizio Villani -, il rischio è che arrivino player stranieri con altri capitali e risorse. Nessun problema a una sana competizione, ma il rischio a quel punto è quello di una mancanza di attenzione alle specificità del mercato italiano. Il mio augurio, quindi, è che vengano replicate collaborazioni e momenti di scambio costruttivo tra realtà fintech per crescere”.