Pietro Cesati e Matteo Masserdotti: l'intervista doppia del fintech

Lo hanno fatto di nuovo. Soisy ha concluso con successo una nuova campagna di equity crowdfunding su Two Hundred raggiungendo un nuovo record nel fintech.

soisy 200crowd equity crowdfunding

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Presentati

Pietro

Ciao a tutti, sono Pietro Cesati e sono il CEO e founder di Soisy, azienda fintech che vuole rendere semplici e convenienti i prestiti digitali. Come lo facciamo? Attraverso un metodo di pagamento rateale online integrabile via API su ogni e-commerce, che permette agli e-commerce di offrire il pagamento dilazionato ai propri clienti (l’e-commerce però incassa subito) e così incrementare le vendite e lo scontrino medio.

La user experience è semplice e veloce e in 2 minuti riusciamo a dire al cliente se può pagare a rate: il bello è che a finanziare l’ecommerce non siamo noi, che non siamo una banca o finanziaria, ma investitori privati che scelgono l’investimento in Soisy prestando i propri risparmi a chi fa acquisti negli e-commerce, con rendimenti tra il 4 e l’8%. In questo modo ne beneficia tutto il sistema: l’ecommerce vende di più, l’investitore ottiene rendimenti più alti e il richiedente ottiene un prestito in 3 minuti comodamente da casa e spesso anche a tassi più bassi. E in più eliminando l’intermediario banca/finanziaria, mettiamo meno in crisi il sistema in caso di crisi finanziarie, ma per questo ci vorrebbe un’intervista a parte ;)

Matteo

Ciao sono Matteo Masserdotti, CEO e Co- Founder di Two Hundred un’azienda fintech che permette l’incontro tra imprese ad alto potenziale di crescita e investitori attraverso la piattaforma 200crowd.com. Nelle campagne di equity crowdfunding che ospitiamo, offriamo l'opportunità a business angel, investitori retail e anche fondi di venture capital di investire in aziende private ad alto potenziale di crescita. Grazie alle nostre raccolte ad oggi più di 3.000 investitori hanno finanziato lo sviluppo oltre 30 aziende con circa 15.000.0000€, di cui oltre 5.000.000€ solo nel settore Fintech.

Perché fare crowdfunding? E soprattutto “come” farlo?

Pietro

Abbiamo scelto il crowdfunding perché il crowd è connaturato al nostro dna e modello di business: già permettiamo a investitori di investire finanziando altre persone (crowd-lending), e ci è venuto naturale chiedere a queste stesse persone se volessero anche investire su Soisy per diversificare ulteriormente il proprio portafoglio con il “crowd-funding”. Inoltre, collaborando con Matteo, Nicola, Flavia e tutto il team di Two Hundred, abbiamo avuto modo di dialogare e conoscere anche i loro investitori, ampliando così la rete e le opportunità di intercettare domande e dubbi su Soisy: parlare ad un pubblico così grande ti permette di affinare domande e contenuti, e si può fare solo dedicandoci un grande impegno ed essendo onesti e trasparenti: parlare con le persone senza sapere quale sarà l’esito, partecipare a colazioni, eventi e inviti last minute, rispondere alle domande più scomode sulla chat del nostro sito, su Telegram, sulla pagina della campagna. Ovviamente restituisce anche tanto, oltre che in termini economici anche come visibilità dell’azienda, pr, feedback e relazioni umane.

Matteo

Spesso le aziende si rivolgono a noi pensando che il crowdfunding sia "solo" un modo innovativo per raccogliere capitali. La verità è che durante una campagna di crowdfunding, il progetto iniziale viene discusso e presentato ai potenziali clienti, a cui viene chiesto di sostenere il progetto per realizzarlo. In questa fase, il crowdfunding diventa uno strumento di ricerca e promozione, fasi che sono essenziali per qualsiasi attività commerciale. Spesso accade che durante il crowdfunding, la folla di persone che entra in contatto con l'imprenditore suggerisce nuovi punti di vista sul prodotto e permette di comprendere meglio i bisogni del pubblico potenziale. Inoltre i primi sostenitori diventano anche early adopter e ambasciatori dell'azienda. Il crowdfunding quindi deve essere approcciato con grande trasparenza e disponibilità all'ascolto e apertura da parte dell’imprenditore.

Perché Soisy?

Pietro

Perché non ne potevo più della banca che tratta male i clienti esterni, sempre insoddisfatti dei servizi bancari e di sentirsi numeri e non persone, ma anche i propri dipendenti. Ecco: il P2P lending e il nostro modo di farlo rimettono attenzione sulle persone, e in un mondo ipertecnologico e digitale trovo che questo sia il primo passo per creare valore, e non guardare solo ai target trimestrali.

E le persone invece ti sorprendono sempre positivamente se dai loro fiducia: i dipendenti che in Soisy lavorano da remoto e in un’organizzazione basata sulla governance aperta lavorano con maggiore impegno, passione e responsabilità di quanto non farebbero in un ufficio e in un’organizzazione tradizionali.

Poi c’è ovviamente un motivo di business: il modello di business delle banche tradizionali scontenta sia i clienti che gli azionisti, va trovata un’alternativa sostenibile: il P2P lending è una di queste.

Matteo

Il perché lo si comprende principalmente dalla risposta del mercato: 600 investitori in due campagne milionarie con una raccolta totale che sfiora i 3.500.000 di Euro, certamente una conferma di quanto avevamo visto nei processi di selezione già dalla prima avventura. Lavoriamo con aziende con grandi aspirazioni basate su modelli di business scalabili ma con una traction solida e dimostrabile, cose che in Soisy sono validate da un team completo ed eterogeneo costruito intorno all’idea di rivoluzionare un settore che ha bisogno di molta innovazione.

Perché Two Hundred?

Pietro

Suonerò ripetitivo, ma per le persone di Two Hundred, semplicemente. Le persone fanno tutta la differenza del mondo, in ogni organizzazione.

Al primo round mi sono innamorato della passione di Nicola e del suo entusiasmo travolgente. Matteo mi aveva già convinto al primo caffè al Fintech District. In due round ho conosciuto un team che ha molto fit culturale con Soisy, condivide le nostre scelte di trasparenza e ama mettersi in gioco come noi. Ho sentito come se fosse un unico team a lavorare al progetto, e questo ne ha moltiplicato la potenzialità, come dimostrano i risultati.

Matteo

Ho avuto la fortuna di poter lanciare attività imprenditoriali fuori dal nostro paese, confrontandomi con culture e approcci diversi nel “fare impresa”, ma sentivo l’esigenza di tornare in Italia e portare un po’ di quel cambiamento che il contatto con realtà diverse mi avevano generato. Two Hundred si configura come un punto di incontro tra investitori e aziende che, in massima trasparenza, decidono di avviare un percorso insieme. L’investimento in società private non può avvenire con il solo scopo di un ritorno finanziario, si deve sposare un’idea, un’ambizione, una missione. Le aziende devono essere chiare e trasparenti nel trasmettere questo messaggio. Solo così avviene l’incontro.

Ed ora, dopo la campagna di successo, cosa succede?

Pietro

Abbiamo già fatto una campagna crowd e continueremo su quella scia: coinvolgiamo i soci attraverso aggiornamenti trimestrali e siamo sempre disponibili a ricevere feedback e input. Una campagna di crowdfunding, alla fine, non si chiude mai ed è importante essere trasparenti prima e durante la campagna, ma anche dopo, aggiornando i soci su cosa succede in azienda e con le metriche essenziali per loro.

Ora lato Soisy però è il momento di tornare tutti a mettere focus sulla crescita del business: è il prodotto la cosa su cui stiamo concentrando le risorse in questo momento e su cui continueremo a concentrarle nei prossimi anni.

Matteo

Monitoriamo le società anche dopo la raccolta, verificando che comunichino costantemente con i loro soci. E’ importante che le società comprendano il grande valore aggiunto che sta alla base di avere tanti azionisti. Questo valore aggiunto è accompagnato anche da una grande responsabilità nel governare la società nel massimo interesse di tutti. Il meccanismo della fiducia è molto difficile da instaurare, ma facilissimo da rompere. Proprio per questo motivo stiamo attivando delle azioni volte a migliorare la relazione azienda/investitori dopo la raccolta.

Un’ultima domanda, qual è il futuro del Fintech in Italia?

Pietro

Allargo la domanda a qual è il futuro delle startup, di cui il fintech è solo una parte. In questo momento non riesco a essere ottimista, perché sono molto amareggiato per le scelte politiche di questi mesi che penalizzano tanto le startup.

La scelta di smantellare il bonus per la ricerca e sviluppo avrà conseguenze molto negative sul mondo startup, come ho spiegato in questo blog. E’ una scelta che trovo incredibile, non si può pensare di competere nel mondo attuale senza favorire la ricerca e sviluppo e quindi l’innovazione.

Nonostante tutto noi teniamo duro e continuiamo a lavorare sodo, ma certamente la vita sarĂ  piĂą difficile per le nuove startup che verranno fondate in futuro.

Matteo

Da quando abbiamo iniziato la nostra attività non ci siamo mai stancati di ripetere che il crowdfunding non è un’attività a parte dal resto dei servizi che si svolgono nel mercato dei capitali. Piuttosto è un meccanismo volto a facilitare, ottimizzare e democratizzare l’accesso di società ed investitori ad un mercato fino ad oggi riservato a pochissimi. I primi risultati di questo sistema che evolve iniziano a vedersi, con fondi di VC, business angels e reti di private banking che ricorrono all'utilizzo delle piattaforme per investimenti e raccolte delle loro partecipate. Purtroppo il mercato italiano è molto piccolo in questo senso e quindi credo che gli sforzi fino ad oggi profusi debbano necessariamente aumentare. Di pari passo devono aumentare gli sforzi del pubblico, che non deve frenare, ma incentivare, l’accesso al mercato dei capitali.