Intervista a Alan Gallicchio, founder di Ecomate. Il rating di sostenibilità per le PMI.

Abbiamo avuto modo di intervistare Alan Gallicchio di Ecomate, una startup che aiuta le aziende europee a crescere utilizzando strumenti digitali innovativi, calcola il rating di sostenibilità delle aziende, sfruttando il contributo di esperti e operatori del settore e le più avanzate tecniche di machine learning.
Alan Gallicchio Ecomate

Oggi vi presentiamo l'intervista a Alan Gallicchio, founder di Ecomate con il quale parliamo di come la sostenibilità e il fintech possano dare una mano alle PMI e all'ambiente e farci vivere in una società migliore. 

Ciao Alan, raccontaci un po' di te e di come ti sei avvicinato al mondo fintech.

Provengo da una famiglia medio-borghese e tradizionale; mio padre faceva l’avvocato e mia madre la casalinga. Non ho mai voluto stare nella zona di comfort, così ho deciso di andarmene dall’Italia spinto dal desiderio di mettermi alla prova e di arricchirmi dentro. Dopo 7 anni in giro per il mondo, un Bachelor in Computer Science e facendo siti web per pagarmi il biglietto per la meta successiva e quasi 40 paesi visitati, sono tornato con la voglia di creare qualcosa che unisse la tecnologia, l’ambiente ed una società più libera. Ho trovato la risposta nella sostenibilità.

In tutta trasparenza, mi sono avvicinato al mondo fintech da pochissimo, perché voglio dimostrare a tutti coloro che non credono che con la finanza sostenibile si possano fare soldi, che si sbagliano...

Cosa è Ecomate e come funziona? 

Quando ho iniziato a lavorare allo sviluppo di Ecomate, ho trovato dei soci uniti dalla stessa visione: rendere l’accesso alla sostenibilità un diritto innegabile a tutte le aziende, grandi e piccole. Questa vocazione ci ha permesso di ricevere moltissimo supporto pro-bono da esperti di settore, partners e consulenti che ci hanno aiutato a costruire un modello di business interessante.

Ecomate ha sviluppato un algoritmo per l’analisi della piccola/media impresa, identificando delle criticità e proponendo delle soluzioni di miglioramento basate sullo sviluppo (economico, sociale ed ambientale) sostenibile.

Cosa è la sostenibilità e secondo quali criteri la misurate? 

Si puó definire sostenibile un’impresa che crea valore economico con ridotto impatto ambientale e sociale, con l’attenta attuazione di politiche di governance che normalmente vanno oltre l’ottemperanza della norme. Ovviamente un’impresa economicamente sostenibile, senza essere ambientalmente o socialmente viabile, non può tecnicamente essere definita un’azienda sostenibile. L’algoritmo di Ecomate tiene conto di tutti i fattori  fondamentali,  disaggregandoli in 10 diversi moduli: energia, rifiuti, salute e sicurezza, trasparenza, responsabilità sociale, etica professionale, ambiente, gestione rifiuti e catena del valore. Complessivamente teniamo conto di più di 150 parametri di  sostenibilità.

A chi vi rivolgete? 

ll nostro utente finale ideale è una piccola azienda tra i 10 e 50 dipendenti con una strategia di medio-lungo periodo che vuole affermarsi e crescere in un mercato competitivo. Anche se la sottoscrizione da parte delle singole PMI avverrà solo in un prossimo futuro tramite un accesso freemium.

Oggi vendiamo con una formula B2B2B, quindi tramite distributori che acquistano pacchetti di accesso (licenze) per i loro clienti PMI, oppure ad aziende medio-grandi con una importante filiera di fornitori da monitorare, creando efficienze produttive e normative attraverso la programmazione  strategica delle risorse.

Vogliamo abbracciare i temi di finanza sostenibile sviluppando un progetto pilota con  un’istituzione finanziaria su tre livelli: 

1) creando un circolo virtuoso tramite un sistema di incentivi ai clienti PMI (in quanto  un’azienda che in base alla valutazione raggiunge determinati criteri ambientali o sociali, è un cliente elitario che merita i migliori servizi bancari, incentivi sul credito o nel caso di una assicurazione lo sconto sul pagamento del premio polizza annuale); 

2) la scrematura del proprio portafoglio clienti integrando nuovi indici di performance sociale ed ambientale nel loro sistema di rating finanziario, raggiungendo una notevole profilazione dei clienti implementando tecnologie di big data, intelligenza artificiale e machine learning, testando nuove analisi di correlazione; 

3) la costituzione di nuovi portafogli di investimento dedicati alle PMI sostenibili e competitive, con servizi di consulenza mirati al recupero del credit scoring in base alle guide linea concordate tra le istituzioni finanziarie e le associazioni di categoria in base al settore di appartenenza dell’azienda per premiare l’eccellenza o raggiungere rendimenti migliori.

In che fase di sviluppo siete della vostra iniziativa?

In questo momento la piattaforma non è ancora aperta a tutti, ma il sistema di rating è pronto e rodato. Siamo in una fase delicata che richiede un sacco di risorse in quanto su ogni nuovo utente dobbiamo effettuare numerosi test di validazione, che serviranno a perfezionare il sistema non solo in maniera orizzontale, ma anche verticale, coprendo le diverse casistiche dei vari settori industriali. Ci prefiggiamo di lanciare sul mercato Italiano entro la fine del 2019.

Ci stanno arrivando alcune richieste di preventivo da players di mercato che lavorano in ambiti totalmente diversi, quindi per noi è fondamentale capire quali sono i loro bisogni specifici al fine di sviluppare una linea di business per clienti corporate che diventi un trampolino di lancio sul mercato Italiano.

Fino ad ora abbiamo però solo parlato di misurazione; parallelamente stiamo portando avanti una parte molto importante per il servizio dedicato alle PMI, cioè la reportistica che viene generata immediatamente dopo il rating: l’algoritmo di Ecomate, basandosi sul questionario ed i dati che l’utente ha inserito, propone delle soluzioni personalizzate. Questa parte progettuale è complicata e richiede molta ricerca, ma è il miglior modo per fornire alle piccole aziende uno strumento educativo economico e veloce, fornendogli dei consigli pratici che possono implementare anche internamente, senza necessariamente l’ausilio di un consulente.

Come avete sviluppato il vostro Sustainability Rating?

Il mercato delle PMI è complesso, estremamente segmentato e lento al cambiamento, di conseguenza abbiamo investito del tempo per analizzare il mercato prima di digitalizzare completamente la nostra soluzione. Nel 2017 abbiamo iniziato a testare il nostro rating sulle prime 5 aziende pilota recandoci personalmente da loro, armati di tanta pazienza, 20 pagine di questionario e rilevazione dati, carta, penna per fare i calcoli. Poi grazie al supporto dell’incubatore di TIM che ci ha ospitato per tutta la fase dello sviluppo software, abbiamo rilasciato una versione Alpha che abbiamo testato questa volta con 50 aziende. Nel 2018 invece abbiamo lavorato moltissimo per mettere in piedi il partenariato con le più importanti società di consulenza di sostenibilità del mercato Italiano (come Ambiente Italia per i fondamentali ambientali, Koinetica per la responsabilità sociale d’impresa, Euromobility per la mobilità ed altri..), che hanno rivisto e validato il rating, mettendoci a disposizione le loro risorse.

Quali sono i costi associati alla vostra piattaforma?

La nostra forza è l’aver creato un modello leggero, dove le risorse scientifiche sono decentralizzate (crowdsourcing) e noi ci occupiamo solamente del mantenimento della piattaforma e degli aspetti di coordinamento tecnico.

Dal punto di vista normativo, a livello Europeo, cosa si potrebbe fare per permettere alla sostenibilità di avere il giusto peso all'interno dell'economia reale?

Personalmente ritengo che sulle tematiche ambientali e sociali l’Europa sia da sempre più lungimirante rispetto a tutto il resto del mondo. Credo sia guida nel benessere societario, nella sicurezza, nei pari diritti ed opportunità e nella creazione di parametri ambientali che mirano al massimo rispetto per l’ambiente.

L’Europa sicuramente parte da una posizione che vede tutti i suoi stati fortemente impegnati ad assumere il ruolo di apripista nell'attuazione dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (sustainable development goals in inglese) sono infatti inclusi nelle 10 Priorità della Commissione Europea già dal 2016.

Cosa si potrebbe fare di più? Strutturare ed educare il tessuto imprenditoriale e quindi il substrato trainante della nostra economia: le PMI. Spesso la sostenibilità viene associata a corporate e grandi imprese. Ma se riuscissimo stimolare le PMI che sono il 95% dell imprese del nostro territorio, potremmo raggiungere un risultato molto più importante. Anche perché la sostenibilità non è soltanto una questione di miglioramento di reputation o di posizionamento nel mercato, ma è un nuovo modello di business che conviene e che porta risultati importanti nel medio e lungo periodo.

Come abbiamo recentemente visto con il decreto legislativo 254/2016, sull'obbligo per le grandi aziende di redigere un bilancio di sostenibilità, la direzione che l’Europa ha in mente nell'implementazione dei frameworks per il 2030 è quella di arrivare ad estendere questo obbligo anche per le piccole/medie imprese. Questo però se non viene triangolato e supportato in maniera efficiente anche dagli enti e da chi eroga servizi, passerà sempre come un messaggio burocratico e come una scocciatura, invece che una occasione per fare crescere l’azienda

Ricordiamoci comunque che la sostenibilità deve andare oltre le normative, nel senso che non si può aspettare di essere costretti a farlo, per farlo. Anzi, per mantenere un vantaggio competitivo bisognerebbe sempre essere innovativi al punto tale da anticipare le compliance: un'impresa sostenibile ha un’ottica di mercato/produzione a lungo termine. Attraverso l'ottima gestione delle risorse naturali (per esempio senza incorrere in multe ambientali ) umane (ritenzione dei talenti) e sociali (cura dell'intorno) crea profitti che rilanciano e sostengono l'economia reale attraverso e oltre l'implementazione dei parametri stabiliti dalle normative ambientali comunitarie ed internazionali.

Può aiutare quindi una spinta in simultanea da diversi fronti, sia dal basso, con i consumatori (che effettivamente stanno diventando sempre più esigenti nei confronti delle aziende, richiedendo sempre maggiore trasparenza); sia da chi eroga prestiti, stipula polizze e da chi gestisce gare ed appalti… 

La strada è lunga ma è anche vero che di importanti passi ne sono stati fatti.

Siete una delle poche soluzioni presenti sul mercato che unisce la sostenibilità alla finanza, credi che nei prossimi anni vedremo una proliferazione di soluzioni che si rivolgono a questo verticale?

È`la Finanza a guardare alle tematiche di sostenibilità, basta pensare che è di pochi mesi fa la notizia che Intesa San Paolo metterà a disposizione nell'arco del piano d’impresa 2018-2021 un plafond fino a 5 miliardi di euro per consentire alle imprese più innovative della Circular Economy e della Sostenibilità di accedere al Credito alle migliori condizioni possibili. La finanza, sin dall'introduzione dei criteri ESG (environmental, social and governance) e poi con i primi investimenti SRI (socially responsible investing) ha creduto molto a questi nuovi modelli improntati sulla sostenibilità. Ed anche l’Italia ha visto a fine 2016 la quotazione in borsa del primo fondo comune d’investimento a impatto (impact investing) che nasceva dalla collaborazione tra LifeGate e Sella Gestione SGR.

L’Eurosif(Forum europeo per gli investimenti sostenibili e responsabili) ha emanato anche delle linee guida per adottare strategie di investimento responsabile.

Sicuramente la tendenza è di intensificare dinamiche di questo genere.

Quali sviluppi del servizio avete in cantiere e prevedete di lanciare, e con quali tempistiche?

Durante il Webit del 2018, abbiamo avuto la possibilità di sederci al tavolo con un importante istituto di credito, che era interessato a conoscere la nostra startup. Sono emersi spunti innovativi su come migliorare la tecnologia che riguarda la raccolta del dato; per incrementare la precisione del rilevamento, l’anno prossimo vogliamo utilizzare le reti neurali per diminuire il margine di errore, ottenendo così un potente sistema anti frode.

Un altro servizio sul quale abbiamo iniziato a fare delle riflessioni, è l’integrazione di un marketplace che mette in contatto diretto le PMI con i liberi professionisti, senza i costi delle società di consulenza. All'azienda, in base alle aree critiche verrà suggerito da Ecomate quali esperti di settore potrebbero essere idonei, mentre i professionisti potranno accedere al rating ed alla reportistica delle aziende, in maniera da avere già una panoramica della situazione, ancora prima di intervenire.

Grazie Alan per averci raccontato Ecomate, da parte di tutto il team di Fintastico un grosso in bocca al lupo per gli sviluppi futuri!