Talenti & Ribelli: come gli irrequieti salveranno il mondo

Abbiamo parlato con Matteo Rizzi dell'importanza dei ribelli all'interno delle organizzazioni complesse e del loro ruolo nel post coronavirus.
matteo rizzi talenti & ribelli

Talenti & Ribelli. Gestire gli Irrequieti dell'innovazione è un libro che prende spunto dalla storia personale, dalle persone incontrate e dall'esperienza di Matteo Rizzi in oltre 20 anni di carriera professionale, di cui 13 in SWIFT, la società che esegue i pagamenti e che nel gergo tecnico bancario indica un bonifico internazionale. Dal 2013, Matteo è diventato un Venture Capitalist e un imprenditore, creando FinTechStage e collaborando con ecosistemi fintech in una ventina di Paesi. Un testo adatto sia per le organizzazioni complesse che vogliono essere leader nell'innovazione e non follower ma anche una guida per chi a volte si sente stretto e soffocato all'interno della propria azienda.

Perché hai deciso di scrivere questo libro?

Per tre ragioni direi, una personale, una professionale e una filosofica.

Personale perché mi sono reso conto che una serie di eventi apparentemente casuali e non collegati avevano invece un filo conduttore, a cui cerco di dare prospettiva nel libro. La ragione professionale è un dare rilevanza ad un tipo di innovazione non scontata, non incrementale, che ha molto a che fare con l'imprenditoria praticata dentro e fuori l'impresa. Filosofica perché vorrei motivare più gente possibile a non conformarsi ad una vita che non piace, ad ascoltarsi di più, ad avere coraggio, e a rischiare forse qualcosa in più in generale.

C'è qualcosa che è "rimasto nella penna", che non hai scritto? Se si, che cosa?

Ho finito di scrivere il libro l'estate scorsa, e pubblicato a novembre. Quello che è rimasto nella penna sono molte altre storie di talenti eccezionali e pensatori innovatori eccellenti che avrei potuto coinvolgere, che farò magari nella seconda edizione.

Sei nel fintech da oltre 10 anni, con Innotribe e Swift hai avuto modo di scoprire TransferWise e ascoltare Vitalik Buterin quando ancora nessuno conosceva Ethereum. Cosa hai imparato in questi anni?

Dicono che il FinTech sia nato con Innotribe, che fondammo nel 2008. TransferWise fu il primo vincitore del nostro challenge, e Vitalik fece una delle prime presentazioni durante uno dei nostri eventi.

Ho imparato mille lezioni, e forse la più importante è che in questo mondo chi parla di più è in generale quello che ne sa di meno. Nono solo nel FinTech, peraltro. Ho anche imparato che si investe al 90% nella persona, e nella capacità di esecuzione, perché l'idea vale ben poco da sola.

Ho imparato la differenza tra il networking interessato e quello aperto, dove la prima domanda è "cosa posso fare per te?" e non "come puoi essermi utile?".

Quale sarà il ruolo dei talenti ribelli nel post coronavirus?

Lo stesso ruolo del pre-coronavirus. La differenza non è il ruolo, ma di quanto ce ne sarà bisogno. E credo molto di più.

Perché quello che salverà l'economia sarà la resilienza e la capacità di connettere business, prodotti e persone in modo non convenzionale.

Ad un certo punto nel libro parli del fatto che i ribelli vengono isolati dal resto dell'impresa. L'isolamento è un tema attuale anche nelle ultime settimane. Come credi cambieranno le organizzazioni complesse nel prossimo futuro?

I due isolamenti in questo caso non sono minimamente paragonabili se non per l'ortografia della parola, ma questa pandemia ha creato tantissimi orfani e neofiti digitali, così come tanti forzati dello smart working.

Spero che questo tempo dia l'opportunità a tutti di dare il giusto valore all'efficacia di alcune metodologie di lavoro che sembravano prima ineccepibili e di cui in realtà possiamo fare a meno, o sicuramente ottimizzare.

Come si motivano i ribelli?

Non con soldi o il titolo sul biglietto da visita, o dando loro un team più numeroso da gestire o un premio prestigioso.

Le leve che motivano questo tipo di talento sono spazio, creatività, libertà, apertura, onestà ed impatto. Non che queste ultime non siano referenza apprezzata da tutti, ma spesso in una grande azienda non è facile costruire veramente questo tipo di approccio al talento, ed è anche per questo che ho scritto il libro. Vorrei fosse un punto d'inizio per aiutare le corporate a meglio gestire questo tema.

Ti capita spesso di incontrare imprenditori fintech. Quali credi siano le loro caratteristiche principali?

Opinione personale: non esiste l'imprenditore fintech o insurtech o adtech o healthtech. Esistono persone nate per fare impressa e aggregare talento e capitale in una ricetta reinventata ogni volta che in pochi casi diventa un successo planetario, in qualcuno uno stile di vita e in altri in un fallimento.

Nella totalità dei casi, invece, rimanere un esperienza di crescita incredibile se riesci a coglierne gli insegnamenti, e quasi sempre diventa un viaggio, fatto di continue rinascite, di iterazioni, e di resilienza.

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