SheFintech. Laura Grassi: "Le sfide si vincono usando la tecnologia come abilitatore"

Intervista a Laura Grassi, Direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech al Politecnico di Milano, che ci parla di She Fintech: il corso di Alta Formazione al femminile.

Intervista laura grassi shefintech

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Laura Grassi è Professoressa di Investment Banking al Politecnico di Milano e direttrice del Exectuive MBA Serale presso POLIMI Graduate School of Management. Come Direttrice dell'Osservatorio Fintech & Insurtech, si occupa di stimolare l'innovazione digitale nel settore finanziario in Italia, collaborando con banche, compagnie assicurative, startup fintech e Pubblica Amministrazione (PA).

La professoressa Grassi ha ideato e disegnato con entusiasmo il corso di Alta Specializzazione SheFintech, di cui avevamo già parlato qui, che ha come obiettivo quello di migliorare le competenze innovative fra le donne con l’obiettivo di abbattere il divario di genere a valorizzare i talenti nell'ambito della finanza digitale o tecnofinanza.

In questa intervista scopriamo insieme alla professoressa Grassi come sta procedendo questa iniziativa e quali sono i primi importanti obiettivi raggiunti.

Professoressa Grassi, come è nata questa partnership tra POLIMI Graduate School of Management e Adecco oltre all’idea di realizzare il master “She fintech”? Può illustrare il suo ruolo nello specifico all’interno del corso organizzato insieme ad Adecco?

Adecco ha scelto da diverso tempo di supportare le attività dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano. L’Osservatorio nato nel 2015è il punto di riferimento per l’innovazione digitale all’interno dell’ecosistema finanziario, bancario e assicurativo italiano ed europeo. Si pone l’obiettivo di generare e diffondere conoscenza per meglio governare a livello di sistema e di singola azienda i cambiamenti in atto nel settore.

SheFintech nasce con l’obiettivo di incidere più diffusamente sull’ingresso femminile nel settore, ancora percentualmente meno rappresentato, sia da un punto di vista quantitativo, che qualitativo in termini di posizioni apicali o di rilevanza per il business ricoperte. Un tema che mi e ci sta particolarmente a cuore.

Di questo specifico Percorso, oltre ad averlo ideato, sarò Direttrice Scienfitica: questo significa che mi occuperò non solo di ogni aspetto che riguardi la struttura e il disegno del percorso, ma anche e soprattutto dei contenuti, delle competenze che auspichiamo le ragazze padroneggeranno e della definizione della faculty, che abbiamo scelto mista in termini di esperienza, nostri rinomati Professori e Professoresse del Politecnico di Milano, ma anche tanti Professionisti del settore finanziario e Fintech.

Questi spunti ci conducono ad una riflessione sul ruolo delle competenze no STEM nel settore finanziario. Quali, a suo avviso, i driver che dovranno essere seguiti, nuove frontiere per chi intende svolgere questo tipo di professioni puntando all'eccellenza?

Io trovo che le competenze STEM siano e saranno centrali, non solo in finanza ma in modo più ampio in ambito professionale. Questo Percorso va quindi in questa direzione, e vuole andare a acquisire competenze STEM senza che necessariamente si complichino artificiosamente i ragionamenti.

Diverso è invece il background: io credo che un’eterogeneità nei background di provenienza, di esperienze, di pensiero, possa di molto favorire il Fintech, con nuove idee, nuove soluzioni proposte, e più in generale con un ambiente più stimolante. Ora, in alcuni ambiti non possiamo però prescindere da alcune competenze tecniche specifiche: ogni candidato/a dovrà quindi essere predisposto a studiare, a osservare, anche a chiedere di accedere a nuova formazione.

Che grado di sensibilità e di consapevolezza c’è tra gli operatori del settore al momento su queste tematiche soprattutto in termini di gender gap?

Io credo che la consapevolezza sia diffusa, ma siamo cresciuti con certi modelli e certi usi che a volte, anche involontariamente, tendiamo a ripetere. Faccio un esempio molto personale: quasi tutte le persone che lavorano con me sono uomini. Spesso mi viene chiesto se è una mia preferenza, più o meno conscia, e spesso me ne sono interrogata.

La verità è però che ad oggi nessuna ragazza si è dimostrata interessata a un ruolo da ricercatrice. E dico questo anche per ricordare sempre la seconda faccia della medaglia: non sempre le ragazze si candidano per certe posizioni, più timorose dei colleghi maschi di non essere “abbastanza” per quel ruolo. È quindi, a volte, anche una auto-esclusione, che con questo Percorso vorremmo assolutamente invitare a lasciarsi indietro.

Quali sono gli output in termini di conoscenze e competenze a cui mira questo Master?

Questo è un Percorso che parte dalla struttura dei mercati finanziari, che si concentra molto sulla finanza, sulle sue strutture base, per poi passare a una sezione tecnologica, con corsi più verticali e trasversali, e unire poi ogni aspetto nelle riflessioni sul Fintech.

Non si può andare diretti sul Fintech: è vero che abbiamo molta innovazione qui, ma le sfide si vincono sapendo bene come è ad oggi e storicamente caratterizzato il mercato, dove e come ci si inserisce, e usando la tecnologia come abilitatore, sapendo valutare ogni scelta tra le diverse soluzioni tecniche disponibili.

Parlando di "vantaggio competitivo" cosa differenzia questo Master rispetto ad altri percorsi simili?

Mi suona molto strano parlare di vantaggio competitivo, ho scelto consapevolmente di lavorare per una Università pubblica e sono stata fortunatamente risultata vincitrice di diversi concorsi per ricoprire questo ruolo.

Un Percorso di questo tipo vorrebbe essere aperto a tutti, ma poi la qualità del contatto, dell’attenzione al singolo, degli stimoli che vogliamo far passare ne perderebbero in efficacia. Sicuramente un tratto distintivo è la bravura dei Professori del Politecnico di Milano, riconosciuta a livello internazionale, e fondamentale per schematizzare e avere una chiara visione di cosa è oggi il settore e come è stato. Sembra un punto banale, ma è in realtà il cuore di ogni percorso, solo con buone fondamenta si può pensare di costruire e che questo possa tenere per il futuro. È poi un percorso in cui diversi bravissimi professionisti/e del nostro Paese si mettono al servizio di ragazze più giovani, per trasmettere loro quanto loro stessi hanno imparato, vissuto e ragionato.

Allo stesso tempo, io personalmente sarei molto contenta se altre aziende “copiassero” Adecco in questo affiancamento a dei candidati, solo candidate nel nostro caso, per il loro inserimento nel Fintech, o anche per capire che il Fintech non è quanto si erano immaginati. Non dimentichiamo però che fare formazione non significa pensare di parlare di un tema a una platea, questa non è formazione ma forse un dibattito, un confronto, utilissimo ma non da confondere. Quello che mi auspico quindi è che chi non ha una struttura, una capacità di organizzare la formazione, non si improvvisi solo perché un tema, come il Fintech in questi anni, “attira interesse”.

La ringraziamo per il suo tempo professoressa e le auguriamo un grande in bocca al lupo per tutte le iniziativa che sta portando avanti!