Re-lender: la riconversione trova un alleato nel crowdfunding

Scopriamo in che modo una piattaforma di crowdfunding come RE-Lender, può aiutare in progetti di riconversione immobiliare, ecologica e tecnologica.
Paolo Manetta RE-Lender

Oggi intervistiamo Paolo Manetta, Managing Director di Re-Lender, una piattaforma di crowdfunding che fornisce un utile strumento per progetti che coinvolgono la riconversione industriale, ecologica, immobiliare e tecnologica.

Ciao Paolo, per chi non ti conoscesse già, puoi presentarti?

Certamente, è un piacere condividere con la community di Fintastico la storia di RE-Lender. Partendo dalla mia esperienza personale vengo dal mondo della finanza più classica avendo lavorato in Credit Suisse e nel gruppo Azimut. Mi sono appassionato sempre più al mondo fintech tanto da prendere la decisione di lasciare il mondo della finanza tradizionale per intraprendere un’esperienza in una promettente proptech spagnola che si era appena lanciata nel mercato italiano. Ho quindi partecipato alla fase di lancio e sviluppo del business in Italia di Housers che è diventata la prima realtà nel crowdlending in Italia.

All'inizio del 2019 sentivo di voler continuare in questo campo ma con un progetto mio, mi sono quindi concentrato su RE-Lender e sulla creazione di una piattaforma e di una community con alla base un rapporto di fiducia e che applica i principi di finanza sostenibile con un impatto positivo sia per la comunità che per l’ambiente.

Raccontaci un po' di Re-lender: cosa fa? A chi si rivolge? Che problema state risolvendo?

Ci rivolgiamo a due categorie di clienti: da una parte a chi ha il desiderio di ottenere quei rendimenti che una volta erano riservati solo a chi disponeva di ingenti patrimoni e dall'altra parte ad aziende che hanno necessità di sostegno finanziario per lo sviluppo di progetti di riconversione.

Ci tengo a sottolineare questo punto in quanto rappresenta un fattore chiave a supporto dell’economia reale, in cui il credito non è ancora accessibile e non viaggia alla velocità del business.

Come è nata l'idea di Re-lender?

Re-Lender è nata proprio con l’obiettivo di finanziare progetti di riconversione, in vari ambiti, non solo l’immobiliare di cui si è parlato tanto negli ultimi anni.

Il nostro focus è proprio il concetto di riconversione, che si applica a diversi ambiti e si inserisce in un settore come quello della reindustrializzazione che punta non solo a mantenere efficienti le strutture industriali dismesse ma anche a tutelare la forza lavoro.

La nostra idea era creare un prodotto nuovo, che non esisteva, presentare l’innovazione tecnologica e la raccolta online in una nuova veste, più orientata alla sostenibilità e ad una più ampia varietà di settori.

Quali strategie di digital marketing e/o marketing state usando?

Sicuramente ci ha stupito molto l’accoglienza per il lancio della piattaforma che è avvenuto poco prima delle ferie estive, il primo progetto è stato lanciato l’ultima settimana di Luglio.

Ci siamo quindi ricreduti ed abbiamo avuto da subito l’appoggio di tanti esperti di finanza personale con cui avevamo già collaborato in precedenza che hanno creduto nel nostro progetto e ci hanno aiutato a diffonderlo attraverso i loro canali principalmente digitali. Grazie a questa strategia abbiamo raggiunto oltre 8.000 iscritti in poco meno di 5 mesi.

Con quali realtà vi piacerebbe stringere una partnership nel prossimo futuro? Perché?

Indubbiamente ci piacerebbe ci fosse maggior integrazione e dialogo con il mondo bancario, ci sono tantissimi casi di successo di collaborazioni tra fintech e banche, addirittura fintech che hanno comprato una banca, per cui non dobbiamo temere il confronto ed essere considerati una minaccia.

Sarà proprio dalla contaminazione dei due mondi che nasceranno le innovazioni che avranno maggior diffusione e capillarità. Ci piacerebbe, per esempio, applicare il modello con cui in Spagna è nato il pagamento tra privati Bizum, dove tutte le principali banche e associazioni bancarie hanno partecipato alla creazione di una soluzione di pagamento condivisa.

Collaboriamo già con altre fintech europee come EvoEstate, Brickfy e ModeFinance, ed auspichiamo sempre più collaborazioni con le eccellenze del nostro settore.

Come sarà la banca del futuro?

Penso che si radicherà sempre più quello che ormai viene definito come il credito “as a service”, un concetto che si sposa con i modelli di business che stanno stravolgendo il fare impresa in maniera tradizionale.

C’è la necessità di un accesso al credito agile in tutte le fasi del ciclo di vita delle imprese. Ci confrontiamo ogni giorno con tanti imprenditori, quello che emerge è proprio la necessità di essere seguiti nelle diverse fasi aziendali, anche in maniera consulenziale, cosa che aiuterebbe a monitorare il credito concesso.

Sono sicuro che quando la finanza tradizionale riuscirà ad aggiustare il tiro l’economia reale inizierà a seguire nuovi schemi non solo di gestione ma anche di crescita.

Grazie Paolo per la tua disponibilità e alla prossima!