Il Regulatory Sandbox: un potente strumento a servizio dell’innovazione

Il sandbox è uno strumento giuridico che permette a società innovative,di accedere ad un ambiente di sperimentazione con il fine di verificarne l'impatto sul mercato.
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Alessandro Negri della Torre
Fintech Attorney
regulatory sandbox italia

Recentemente si è sentito parlare e si è letto molto intorno al “sandbox”, uno strumento destinato ad aiutare le imprese più innovative a navigare i mari della regolamentazione per giungere sane, salve e compliant ai mercati di destinazione. In questo contributo l’obiettivo sarà quello di descrivere in maniera sintetica e senza tecnicismi che cos'è il sandbox, come può essere di ausilio alle imprese e quali sono le novità che ci attendono in Italia e in Europa.

Prima di analizzare lo strumento del sandbox occorre, però, fare un passo indietro e mettere a fuoco l’insieme di esigenze che si manifestano in aziende impegnate nello sviluppo e nell'erogazione di beni o servizi in settori regolamentati (come quello bancario, assicurativo o finanziario).

La prima considerazione è che può aversi innovazione in realtà aziendali molto diverse tra loro. Abbiamo innanzitutto le start-up, caratterizzate da risorse finanziarie limitate, idee spesso disruptive e a volte poca dimestichezza con le complessità legali di mercati regolamentati. Abbiamo poi realtà più sofisticate che grazie a know-how, competenze professionali e risorse hanno sviluppato o possono sviluppare servizi e prodotti innovativi che tuttavia pongono quesiti legali e regolamentari innovativi e di difficile risoluzione. Infine possiamo immaginarci soggetti ben avviati nel mercato regolamentato di riferimento e già soggetti a vigilanza, con ampie risorse e la capacità di sviluppare in house soluzioni avveniristiche non prive di complessità regolamentari.

Tutti questi modelli hanno in comune almeno un elemento e cioè l’importanza di procedere nel pieno rispetto della (spesso complessa) normativa di settore innovando ove possibile.

Generalmente le soluzioni all'orizzonte sono due. La prima è intraprendere un percorso di analisi legale del prodotto per comprenderne criticità e limiti, eventualmente arrestando lo sviluppo del prodotto in caso di rischi regolamentari eccessivi. La seconda è invece procedere, in buona fede e forti di studi completi, al lancio del proprio prodotto sul mercato sopportando il rischio – di non modesta entità – che le Autorità preposte alla vigilanza muovano censure all’azienda e al prodotto.

Le due soluzioni prospettate hanno svantaggi differenti, ma comunque rilevanti nella vita delle aziende.

Nel primo caso il timore di criticità regolamentari può essere sufficiente per bloccare in tutto o in parte lo sviluppo del prodotto con conseguente fallimento dell’iniziativa imprenditoriale.

Nel secondo caso vi può essere il rischio di incorrere in problemi regolamentari a prodotto lanciato con rischi evidenti sia sotto il profilo legale che sotto quello economico e di mercato. Non solo, ma i maggiori tempi e i costi legati alla mappatura delle criticità regolamentari di un certo prodotto possono rallentare il percorso dell’azienda al mercato e ostacolare l’ottenimento di fondi da parte di banche e investitori.

Quale dunque la soluzione a questo complesso paradosso? Una delle possibili soluzioni è, appunto, il sandbox. Già adottato in diverse giurisdizioni tra cui il Regno Unito (nel quale il sandbox opera sotto il controllo della Financial Conduct Authority) o a Singapore (sotto il controllo della Monetary Authority of Singapore), il sandbox può definirsi come un ambiente di prova nel quale le aziende ammesse possono operare in un ambiente controllato sotto la supervisione delle autorità competenti. Da questo punto di vista, il sandbox regolamentare presenta evidenti analogie con il sandbox informatico che indica, appunto, un ambiente di prova e controllo nel quale verificare le funzionalità di un software destinato alla produzione. Del resto, il termine sandbox indica quella particolare struttura recintata contenente sabbia che permette il gioco dei bambini in un ambiente controllato e sicuro.

Premessa questa breve introduzione, occorre affrontare in maggior dettaglio il sandbox regolamentare. Uno degli esempi più efficaci per descrivere il funzionamento del sandbox è il Regulatory Sandbox del Regno Unito. Esso permette alle aziende di sviluppare soluzioni innovative in un ambiente controllato a contatto con il mercato reale. L’obiettivo dichiarato del sandbox è quello di

  1. Agevolare la fase di test di beni e servizi in un ambiente controllato;
  2. Ridurre il cosiddetto time-to-market e ridurne potenzialmente il costo;
  3. Sostenere le aziende nell'identificare i presidi migliori per tutelare gli utenti;
  4. Agevolare l’accesso a risorse finanziarie.

Per perseguire le finalità sopra descritte, la FCA fa uso di diversi strumenti e cioè:

  • Una procedura autorizzativa ad hoc che permetta di accedere alla sperimentazione nel rispetto di alcuni limiti determinati di concerto tra FCA e aziende richiedenti;
  • Una forma di guidance (assistenza) individuale grazie alla quale le singole aziende possono chiedere e ottenere assistenza da parte dell’Autorità circa la corretta interpretazione e applicazione di disposizioni normative;
  • Disapplicazione di o modifiche a norme regolamentari ai soli fini della sperimentazione (la FCA dichiara espressamente che non può disapplicare norme primarie a livello nazionale o internazionale);
  • Lettera di no enforcement in forza della quale l’Autorità dichiara di non procedere ad attività sanzionatoria a condizione che siano rispettate certe condizioni;
  • Assistenza informale nel valutare le implicazioni regolamentari derivanti da certe scelte a livello di azienda o prodotto.

Il Sandbox britannico prevede una suddivisione delle aziende richiedenti in coorti al termine di una selezione volta ad ammettere solo quelle aziende che dimostrino certi requisiti funzionali ad una migliore fruizione del programma sandbox. Alcuni dei requisiti sono: la destinazione nazionale del prodotto o del servizio che l’azienda intende offrire, elementi di novità rispetto al mercato di riferimento, complessità regolamentari in ordine all’interpretazione e applicazione di certe regole che necessitano dell’intervento dell’FCA, l’eccessiva onerosità di una tradizionale autorizzazione e, pertanto, la necessità di una sperimentazione controllata secondo regole predeterminate. Sempre l’FCA ha altresì avviato un programma di sandbox globale che permette la sperimentazione internazionale di iniziative in più di una giurisdizione.

Il sandbox guidato dalla MAS di Singapore presenta caratteristiche analoghe a quello britannico con strumenti volti a permettere sperimentazioni controllate di servizi e assetti aziendali. Recentemente MAS ha avviato un programma, il cosiddetto sandbox express, che permette alle aziende di avviare sperimentazioni di mercato entro il termine rapido di 21 giorni dalla data della domanda a MAS a condizione che i rischi dell’iniziativa siano noti e quindi sia possibile accedere ad una sperimentazione rapida nel rispetto di set di regole predeterminate.

Lo strumento del sandbox è dunque particolarmente flessibile e offre un’opportunità unica di sperimentare in condizioni di mercato con il supporto dell’autorità di vigilanza. Del resto anche le autorità e il legislatore possono trarre grandi benefici da sperimentazioni controllate. Si pensi, ad esempio, a presidi tecnologici che rendano non necessari certi requisiti di capitale, oppure certe impostazioni organizzative nuove e originali che incrementino la resilienza operativa di determinate aziende. Al termine della sperimentazione ben potranno legislatore e regolatore avvedersi della necessità (o possibilità) di derogare a certe norme, forti di dati reali provenienti dalle sperimentazioni.

Anche l’Italia si è dotata di un sandbox regolamentare. La norma primaria è stata inserita nell’art. 36, comma 2-bis del D.L. 34/2019 (il cd. “Decreto Crescita”) delegando al Ministero dell’economia e delle finanze (“MEF”) l’emanazione di uno o più decreti per regolare la “sperimentazione FinTech” “volta al perseguimento, mediante nuove tecnologie quali l’intelligenza artificiale e i registri distribuiti, dell’innovazione di servizi e di prodotti nei settori finanziario, creditizio, assicurativo e dei mercati regolamentati”.

Recentemente, si è chiusa la consultazione dello schema di regolamento recante norme di attuazione del predetto articolo in materia diComitato FinTech e sperimentazione FinTech. In attesa di conoscere l’esito della consultazione, è comunque utile richiamare l’attenzione del lettore su alcune caratteristiche essenziali della versione nazionale del sandbox come emergente dalla lettura dello schema di regolamento (lo Schema).

In primo luogo, secondo l’impostazione offerta dalla prima versione dello Schema, può essere chiesta la sperimentazione per un’attività che, alternativamente:

  • sia soggetta all’autorizzazione o all’iscrizione in un elenco tenuto da Banca d’Italia, Consob o IVASS;
  • pur essendo soggetta ad autorizzazione o iscrizione in un elenco (si v. punto sopra), non ricade tra queste in quanto svolta non a titolo professionale, non nei confronti del pubblico o nei confronti di un pubblico circoscritto, o in quanto rientrante in un caso di esclusione previsto per legge;
  • consiste in un servizio da svolgere nei confronti di un soggetto vigilato o regolamentato da Banca d’Italia, Consob o IVASS e incide su profili oggetto di regolamentazione dei settori bancario, finanziario o assicurativo;
  • viene svolta da un soggetto vigilato o regolamentato da Banca d’Italia, Consob o IVASS e incide su profili di regolamentazione dei settori bancario, finanziario e assicurativo.

Le domande devono possedere alcuni requisiti per poter essere accolte, tra cui un elemento di novità, la necessità di derogare ad atti approvati dalle autorità di vigilanza o che richiedono un esame congiunto da parte di più autorità. Quanto ai soggetti che possono chiedere l’ammissione alla sperimentazione, lo Schema elenca diverse tipologie di soggetti che vanno da soggetti aventi i requisiti previsti dalla legge per lo svolgimento dell’attività indicata, a soggetti vigilati o regolamentati, passando per gli “operatori del settore FinTech”.

Ulteriori requisiti oggettivi e soggettivi devono caratterizzare la domanda ai fini dell’ammissione. Tra questi, assumono particolare rilevanza uno studio di fattibilità del progetto, una descrizione dei presidi per la tutela degli utenti, le norme di cui si chiede, nel caso, la disapplicazione totale o parziale e, nel caso di sperimentazione con la collaborazione di soggetti diversi dal richiedente, l’attestazione di assenso da parte del soggetto terzo. La durata della sperimentazione può variare, ma lo Schema fissa una durata massima pari a 18 mesi, con facoltà di proroga. È prevista un’istruttoria per l’ammissione alla sperimentazione e un’attenta attività di monitoraggio nel corso dell’attività con tanto di ipotesi di revoca in caso di inattività o violazione delle disposizioni applicabili. Deve tuttavia sottolinearsi – e si tornerà sull’argomento, una volta che il regolamento sarà disponibile nel suo testo definitivo – che la disapplicazione delle norme non potrà che declinarsi nel rispetto di due principi: il rispetto della gerarchia delle fonti (soprattutto con riferimento alle norme europee) e del principio della libera concorrenza tra aziende.

Tralasciando le complessità legali, può concludersi sottolineando l’importanza strategica del sandbox per lo sviluppo delle fintech e il superamento delle barriere che, con diversi gradi di onerosità, la maggior parte delle aziende operanti in settori regolamentati incontra nel proprio percorso di crescita.

Una volta approvato il regolamento definitivo, le aziende italiane potranno dunque trarre beneficio da uno strumento particolarmente flessibile per superare le difficoltà illustrate nei paragrafi iniziali, a condizione che siano rispettati i requisiti di ammissione e sia correttamente completata l’istruttoria.

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Alessandro Negri della Torre

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