Questo non è un gioco: la gamification

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Egidio Forni
Laurea in Bocconi nel 1996. Esperienze in Deutsche Bank spa e nel Gruppo BNP Paribas.
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In questo post parliamo di: 

  • Ruolo della gamificazione nel mondo degli investimenti
  • La percezione dell'esperienza finanziaria 
  • Il rischio di dipendenza 

Pensiamo alla nostra esperienza con la banca o più in generale riflettiamo un istante su ciò che proviamo quando dobbiamo fare pagamenti, versamenti, pagare le tasse, disporre un bonifico o acquistare/vendere titoli e azioni. Il più delle volte percepiamo questa esperienza come noiosa, in alcuni casi con sfumature che si potrebbero definire fantozziane. I miei, pochi per la verità, capelli bianchi mi permettono di ricordare le code in banca. In particolare ricordo quando giocavo in borsa. All'epoca la borsa era alle grida e i prezzi si formavano dopo che gli operatori avevano sbraitato e gesticolato, in maniera incomprensibile ai più, per alcuni minuti. Un mondo che mi ha sempre affascinato, ma di cui, forse, si trovano solo poche tracce su youtube. Quando sognavo di diventare uno yuppie, per comprare/vendere le azioni era necessario andare in banca, al borsino (in alcuni, rari, casi gli ordini erano passati telefonicamente, salvo poi passare a firmare l'ordine impartito). Roba da dinosauri, a pensarci oggi. Ma vediamo cosa è accaduto e come si è evoluto il mondo. 

Da Everardo dalla Noce a Gordon Gekko

Dal mondo degli yuppie anni '80, dove le notizie di borsa te le dava Everardo dalla Noce alle 13.30, dopo il telegiornale, siamo passati ad un mondo in cui le notizie le recuperiamo su internet, con un semplice click (questo apre anche la questione dell'information overload e delle fake news, che qui non tratterò) e dove ogni risparmiatore si può sentire un moderno Gordon Gekko che compra e vende dal suo pc o smartphone. Quasi come fosse un gioco. Una esperienza che ho vissuto sulla mia pelle è stato l'acquisto di azioni Ferrari:"Non era mia intenzione acquistare, non ci pensavo, ma su ogni pagina internet la Ferrari era in pole position, neanche Kimi Raikkonen avesse riportato di nuovo il mondiale a Maranello. Perché io l'abbia fatto, non lo so. Un acquisto di impulso, nel pomeriggio, poco prima che la borsa chiudesse. Decido di collegarmi al sito della mia banca. Inserisco l'ordine di acquisto e, come dicono i trader, I take the offer. L'eseguito mi arriva nel giro di pochi secondi: ho comprato la Ferrari! L'acquisto, come detto, è avvenuto di impulso, senza pensarci troppo, quasi fosse un gioco (per chi come me è negli anta, ricorderà il gioco da tavolo "Piazza degli affari" dove si simulava l'attività di borsa). Quasi non fosse stato reale il cliccare sul prezzo e comprare le azioni. Il fatto di aver fatto tutto online ha probabilmente alterato la mia percezione della realtà, chissà. Ma l'addebito in conto corrente, quello si che è reale. Sembrava fosse tutto un videogioco, una realtà virtuale... ".

Non stiamo giocando coi soldi del Monopoli 

E qui arriviamo al tema di questo post. Si parla sempre più spesso di gamification, ossia di ciò che viene mutuato dai giochi e applicato in un contesto diverso da quello ludico. Perché si utilizza questa tecnica? Mi limito a una breve disamina: la componente ludica può aiutare la comprensione delle dinamiche bancarie o finanziarie che ciascuno di noi vive. Rende l'esperienza meno noiosa e frustrante (ricordate la coda in banca?). Attraverso la gamification il cliente diventa protagonista e viene coinvolto nell'attività: non è un semplice spettatore passivo ma diventa protagonista. Non si tratta soltanto di raccogliere punti o premi, di migliorare la relazione con il cliente. Per il cliente si tratta di un vero coinvolgimento, fisico e psicologico: be part of the game. Tutte cose buone e giuste che migliorano l'esperienza e l'interazione, ma...

Investiamo o giochiamo in borsa?

Ma voglio fare una riflessione sulla percezione dell'esperienza finanziaria interpretata come un gioco. La grossa perplessità che nutro è che tutto ciò che sta dietro uno schermo possa essere percepito come non reale. Sopratutto nelle sue conseguenze, economiche e non solo. A tale proposito, sentiamo cosa ne pensa Edgardo Brun, psicologo e studioso di innovazione. 

Edgardo, cosa ci puoi dire del concetto di gioco?

Dott. Brun: Dai primi sviluppi del marketing, in cui il meccanismo gioco era inteso come legame tra il comportamento dei consumatori nella sfida dell'accumulo di punti e la fidelizzazione tramite l'ottenimento di premi materiali, siamo arrivati ad interfacce sempre più sofisticate in cui si cerca di convertire qualsiasi attività quotidiana (dalle richieste di servizi fino agli obiettivi da raggiungere), in meccanismi e modalità grafiche/esperienziali riconducibili sempre più spesso al vissuto di piacevole e motivante gioco interattivo.

Come vedi il rischio gamification nel contesto degli investimenti finanziari?

Dott. Brun: Al di là di considerazioni sociologiche ed antropologiche rispetto all'evoluzione dell'utenza, ormai sempre più abituata ad interagire con il mondo attraverso interfacce elettroniche, uno dei rischi che potrebbero derivare dalla gamification, per la semplicità d'accesso e di utilizzo dei meccanismi che operano alla base del servizio offerto dagli intermediari finanziari, è quello di sviluppare comportamenti di dipendenza. Nella letteratura psicologica numerosi articoli evidenziano una correlazione tra i comportamenti patologici di dipendenza dei giocatori d'azzardo con quelli dei giocatori di borsa, indicando come determinanti per lo sviluppo di questi comportamenti estremi alcune dimensioni presenti proprio nel setting della gamification (es. possibilità di riscossa immediata, velocità delle partite, frequenza). A fronte di questo, non considerandola quindi come un'eventualità remota, alcuni enti finanziari hanno inserito nei loro percorsi formativi per trader, specifici moduli dedicati alla sensibilizzazione rispetto a questo tema.

Cosa mi dici dei siti web per investire online?

Dott. Brun: Osservando i siti, le piattaforme ed i meccanismi legati agli investimenti online notiamo come questi possiedano le caratteristiche sopra citate e come siano orientati ad uno stile di gamification che rischia di banalizzare eccessivamente le operazioni finanziarie. Possiamo quindi intuire quanto alto sia il rischio, per i soggetti non preparati, di poter sviluppare comportamenti di dipendenza (gambling addiction). In una dimensione così virtuale si tende ad annullare la percezione concreta dello spessore degli elementi gestiti per le azioni di trading, sfumandoli in una dimensione decontestualizzata e devalorizzata, analogamente a quanto progettato per i Casinò (in cui il senso critico del tempo trascorso sui tavoli da gioco scompare tramite l'illuminazione artificiale permanente e alla conversione di denaro in accattivanti e colorate fiches).

Una tua riflessione in merito?

Dott. Brun: Nel mondo della gamification finanziaria, anche se questa considerazione logicamente non vale per tutti gli operatori, penso quanto possa essere facile perdere il senso critico originario del rischio legato all'Investire in Borsa per essere sempre più facilmente sostituito con il concetto del Giocare in Borsa, avallato anche dalla probabile maggior accettazione sociale per questo tipo di attività di azzardo.

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Egidio Forni

Appassionato di F1, mi interesso alla finanza e al rapporto tra psicologia e finanza. Sono affascinato dal mondo FinTech. Ho svolto, e continuo a svolgere, attività di docenza su temi legati alla finanza e agli investimenti.