La visione di PwC sul fintech, intervista a Mauro Panebianco

Intervista a Mauro Panebianco, responsabile della practice Asset e Wealth Management dei servizi di consulenza di PwC che nel corso della sua carriera ha seguito numerosi progetti di riorganizzazione aziendale, pianificazione strategica, controllo di gestione, gestione del cambiamento strategico e miglioramento dei processi produttivi.È uno dei maggiori esperti in Italia per quanto riguarda i robot advisors.
mauro panebianco

Oggi vi presentiamo l'intervista a Mauro Panebianco, responsabile della Practice Asset e Wealth Management dei servizi di consulenza di PwC con il quale ci confrontiamo in questa intervista sui punti di forza e le fragilità delle soluzioni fintech in Italia. 

Segui il settore del wealth management da più di 20 anni, in che modo l’avvento del fintech, e del robo-advisor, sta cambiando il settore?

È ancora presto per dirlo. La digitalizzazione dell’industria del Wealth Management in Italia sta iniziando solo ora a prendere forma. Questo ritardo rispetto a paesi come Stati Uniti e UK è dovuto agli elementi fattuali del mondo finanziario italiano, caratterizzato da una tradizione fortemente conservativa a livello di cultura finanziaria e da una robusta rete protettiva a livello normativo. Pertanto la scarsa educazione finanziaria, che rende l’Italia fanalino di coda tra i Paesi avanzati, nonché la culturale diffidenza verso la tecnologia, sono un freno per il settore del risparmio gestito italiano e conseguentemente non si è ancora verificata la transizione verso il digitale come è avvenuto negli Stati Uniti e in UK. Molto probabilmente in Italia una transizione completa non ci sarà mai e alla fine prevarrà un modello ibrido tra consulenza tradizionale e consulenza digitalizzata. In ogni caso, è importante sottolineare che il modello tradizionale della consulenza bancaria potrebbe essere messo fortemente in discussione da soggetti nuovi che stanno entrando nel mercato quali le Big Tech e le FinTech companies (GAFA - Google, Amazon, Facebook, Apple).

Tra le diverse tipologie di robo-advisor (puro, ibrido, a supporto del consulente finanziario, ecc.), quale ritieni più adeguato al mercato italiano e perché?

Come già anticipato, il fenomeno dell’automazione finanziaria sta iniziando a svilupparsi solo nell'ultimo periodo in Italia con un numero di operatori attivi in aumento. Tuttavia, le caratteristiche del risparmio gestito italiano non rendono, al momento, attraente il modello di robo-advisor puro per l’investitore italiano medio. Tale resistenza al cambiamento è dovuta anche all'elevato costo di acquisizione di nuova clientela da parte dei robo-advisor. A conferma di ciò, una recente ricerca dell’Osservatorio Anima-Gfk rileva che, complice anche la difficile lettura dei mercati finanziari, gli investitori italiani sentono la necessità di avere un supporto da parte di un esperto che possa aiutarli nel processo di investimento. 

Ricordo che in Italia è presente un’elevata percentuale di clientela unserved o detentrice di liquidità non investita, infatti si parla di circa un trilione di Euro presente ancora sui conti correnti degli italiani. 

In tale contesto il robo-advisor puro potrà trovare risposte tra gli investitori che hanno buone competenze finanziarie e che preferiscono gestire piccole somme in maniera automatica. Al contrario, coloro che invece hanno patrimoni più ingenti caratterizzati da esigenze complesse, avranno ancora bisogno di un consulente che li segua ma che al contempo sia supportato da strumenti tecnologici che ne efficientino l’operatività: in tal caso si parlerà, perciò, di consulenza ibrida.

Come giudichi l’integrazione tra le fintech e gli operatori tradizionali nel nostro paese? 

In Italia sono ancora pochi gli esempi di integrazione tra mondo finanziario e mondo fintech se rapportato agli esempi esteri, in particolar modo anglosassoni.

In ogni caso, è bene ricordare che l’integrazione tra le imprese fintech e gli operatori tradizionali può avvenire in base a tre modelli di integrazione:

  • Buy: acquisizione del robo-advisor sul mercato;
  • Make: sviluppo interno del robo-advisor;
  • Partnership: accordo di collaborazione tra il robo-advisor e l’istituto finanziario.

Le prime due strategie sono appannaggio di grandi gruppi bancari e società di Asset Management in quanto richiedono la disponibilità di elevati costi di capitale iniziale: non a caso tra i modelli buy si riscontrano esempi di grandi player internazionali quali BlackRock che ha acquisito FutureAdvisor o Schroders che è entrata nel capitale di Nutmeg, o ancora Allianz che è diventato azionista del più noto robo-advisor italiano, Moneyfarm. I player di piccola – media dimensione, al contrario, propendono per strategie di collaborazione con operatori fintech specializzati al fine di minimizzare i costi di implementazione.

Sul territorio nazionale si sono verificati esempi di robo-advisor costruiti in-house, quale YellowAdvice - il robo-advisor di CheBanca!, IBNavigator di casa InvestBanca e RoboBox - la piattaforma di robo advisor del Gruppo Ersel. Tuttavia non mancano le partnership, ne sono un esempio le recenti collaborazioni di Banca Sella con Moneyfarm e Banca Profilo con Tinaba, entrambe siglate nell'arco del 2018. Ad oggi, praticamente assenti sono invece esempi di acquisizioni di soluzioni di robo-advisor da parte di grandi istituti finanziari italiani. 

Quanto sarà importante nei prossimi anni l’automazione in ambito finanziario e che impatti avrà sul settore?

L’introduzione dell’automazione, intesa come la combinazione della tecnologia RPA (Robotic Process Automation), l’intelligenza artificiale e il Machine Learning, grazie alle sue svariate applicazioni, offre significative opportunità agli istituti finanziari per potenziare la propria efficienza operativa, migliorare la user experience dei clienti e liberare capacità e competenze verso attività a maggior valore aggiunto.

Sono già visibili sul mercato collaborazioni tra istituzioni finanziarie e aziende tecnologiche per utilizzare la robotica e l’intelligenza artificiale per affrontare aree critiche, ridurre i costi e mitigare i rischi, combinando funzionalità diverse come l’intelligenza sociale ed emotiva, l’elaborazione del linguaggio naturale, il ragionamento logico, l’identificazione di pattern e di auto apprendimento. Con l’avvento di player non tradizionali all'interno dei servizi finanziari, è verosimile ritenere che gli istituti finanziari spingeranno ancora di più sull'utilizzo della tecnologia al fine di potersi confrontare con un nuovo segmento di competitor: le Big Tech, per citarne alcune Amazon e Facebook. 

PSD2 e MiFID II sembrano la tempesta perfetta per una banca, secondo te che effetti avranno sul settore del risparmio gestito?

Le innovazioni normative in vigore dal 2018 potrebbero incrementare la diffusione del fintech e di operatori non tradizionali all'interno del settore del risparmio gestito, non a caso si parla del 2019 come l’anno della tempesta perfetta.

La MiFID II, il cui obiettivo è la creazione di un mercato unico europeo dei servizi finanziari in cui siano presenti alti livelli di trasparenza e di tutela all'investitore, potrebbe generare da un lato, come si è verificato in UK post RDR (Retail Distribution Review), un aumento del costo della consulenza, e dall'altra parte una spinta al ribasso dei prezzi dei prodotti gestiti. L’obbligo di trasparenza e la necessità di giustificazione dei costi in prima battuta e la contrazione dei margini che l’industria sta affrontando da anni in seconda analisi, porteranno gli operatori a rivalutare il modello di pricing, a cercare forme alternative che generino alpha a costi più contenuti, sia lato cliente sia lato produttore e a innalzare il valore aggiunto della consulenza per la quale il Cliente è disposto a pagare una parcella. Non è un caso, infatti, che con l’arrivo della MiFID II la spinta tecnologica abbia subito un’impennata. La tecnologia in senso ampio permette di automatizzare ed efficientare processi time-consuming e costosi, ad esempio il processo di KYC (Know Your Customer) in senso lato, poi, l’avvento del Robo-Advisor permette di creare soluzioni più agili e innovative per la clientela massiva. Pertanto si assisterà a una polarizzazione della clientela in base alla tipologia di servizio per cui si è disposti a pagare: da una parte Clienti Mass-Market/Affluent con esigenze standardizzate, soddisfatti da un servizio più automatizzato e più semplice, dall'altra Clienti Private con bisogni ed esigenze complessi che trovano risposta in un servizio personalizzato, caratterizzato da un elevato valore aggiunto. 

La Direttiva PSD2 nasce come un impianto legislativo armonizzato che introduce nuovi obblighi volti a rafforzare la sicurezza del sistema dei pagamenti e a garantire un regime di concorrenza più aperto e trasparente, a tutela dei consumatori. Oltre a questo, la PSD2 abilita l’introduzione di nuovi servizi spingendo le Banche a rivedere il proprio posizionamento competitivo nel mutato contesto nonché apre il mercato all'ingresso di nuovi attori, non strettamente appartenenti all'industry dei payments, tant’è che si parla di open banking, ovvero la condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, naturalmente autorizzata dai clienti. 

In questo scenario, la Direttiva potrebbe avere dei punti di contatto con il mondo del risparmio gestito, da un lato attraverso il nuovo servizio di inizializzazione dei pagamenti, che potrebbe essere utilizzato per agevolare il closing di alcune operazioni di acquisto. Dall'altro lato invece, i player operanti nella gestione dei risparmi potrebbero posizionarsi sul mercato sfruttando il nuovo servizio di aggregazione dati come canale abilitante alla visualizzazione della posizione finanziaria del cliente. Infatti, sarà possibile vedere le detenzioni patrimoniali dell’investitore e di conseguenza effettuare consulenza di portafoglio senza necessariamente avere un rapporto di conto corrente presso il soggetto che opera in ambito di consulenza.

PwC ha creato il Blockchain Competence Center, che servizi eroga? 

Il Blockchain Competence Center di PwC è un'unità organizzativa nata nel 2016, dedicata all'analisi e allo svolgimento di progetti riguardanti la tecnologia Blockchain e DLT (Distributed Ledger Technology). All'interno del Centro sono presenti 10 persone, con esperienza funzionale di sviluppo su tecnologia Blockchain e DLT. Il Blockchain Competence Center eroga diversi servizi a supporto dei propri clienti, al fine di sviluppare una Value Proposition Blockchain per il mercato italiano ed internazionale:

  • Studio del mercato e dell'ecosistema Blockchain, con focus su DLT e Cryptocurrencies su differenti industries.
  • Analisi e definzione dei casi d'uso tramite Design Sprint organizzate con i relativi Subject Matter Expert;
  • Prototipizzazione di casi d'uso basati su diverse piattaforme Blockchain e DLT;
  • Supporto al roll-out in produzione di progetti Blockchain e DLT;
  • Educational Workshop e formazione.

Tra le esperienze maturate dal Blockchain Competence Center di PwC, si possono notare specialmente:

  • supporto alla definizione architetturale e del modello di governance di un’infrastruttura DLT; 
  • sviluppo di un'applicazione legacy di Strong Authentication, per la notarizzazione degli eventi di accesso a sistemi ed applicativi;
  • supporto dalla definizione iniziale ed all’execution per la realizzazione di un exchange decentralizzato basato su DLT con supporto alle cryptocurrencies e agli asset tokenizzati (Security Token Offerings).

Quali impatti possibili può avere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sul modo di investire degli investitori?

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel Wealth Management rappresenta di fatto la democratizzazione di un servizio che fino a pochi anni fa era riservato a pochi, in quanto consente di avere consulenza sui portafogli a fronte di un basso costo e permette, altresì, di incrementare l’alfabetizzazione finanziaria per quei soggetti non avvezzi all'utilizzo di prodotti/servizi finanziari differenti all'investimento in titoli di stato. 

Infatti l’Italia è un popolo di risparmiatori, ma con poca propensione a investire in strumenti finanziari “non tradizionali”, questo perché l’italiano medio ha sempre investito i propri risparmi nei titoli di Stato e solo nell'ultimo decennio a fronte di bassi rendimenti ha cercato di differenziare investendo i propri risparmi in prodotti finanziari gestiti.  

La tecnologia, in tal senso, rende gli investimenti alla portata di tutti: con un semplice click dal proprio PC, tablet, smartphone, si ha accesso a un universo di opportunità di investimento, si possono monitorare real time ed è garantita la possibilità di interfacciarsi con un esperto o partecipare a blog interattivi tramite i quali commentare le proprie idee di investimento e ottenere delucidazioni al riguardo. 

La tecnologia, quindi, aiuta ad eliminare quell'aura buia e negativa che dalla crisi finanziaria ad oggi ha contribuito a demonizzare il mondo dei servizi finanziari, creando finalmente un faro nell'oscurità e abbattendo quelle barriere implicite ed esplicite che fino a ieri delimitavano gli investimenti solo ad una fascia medio-elevata.

In molti settori l’acquisizione di nuovi clienti sui canali digitali è ormai una prassi consolidata, mentre nel mondo del wealth management prevale largamente l’approccio fisico dei consulenti finanziari. Si tratta di un ritardo del settore oppure di una sua specificità in controtendenza?

Il settore del Wealth Management, è caratterizzato da un costo di acquisizione della clientela alquanto elevato e i nuovi operatori non tradizionali, come i robo-advisor che ancora non hanno un brand forte, a differenza degli operatori tradizionali, sono costretti ad investire molto in campagne di marketing per cercare di acquisire nuovi clienti. Questa barriera all'entrata sicuramente gioca un ruolo importante nel rendere più complicata la creazione di una customer base attraverso l’utilizzo di canali digitali all'interno del settore del Wealth Management: non a caso, in Italia, si sta assistendo, alla creazione di partnership tra robo-advisor e operatori tradizionali, al fine di poter sfruttare la clientela già fidelizzata delle istituzioni finanziarie. 

Ad ogni modo, è pur vero che il digitale, insieme ai nuovi dettami della normativa, aiuterà ad affinare la qualità dei servizi offerti dagli operatori tradizionali: il Wealth Management si caratterizzerà sempre più per un servizio di alto livello e ad alto costo per il quale il Cliente è disposto a pagare una commissione distintiva. La consulenza tradizionale si sta spostando verso un modello olistico che sappia abbracciare i bisogni del Cliente a 360° guardando a tutto il suo patrimonio, intervenendo in tematiche non solo di gestione finanziaria, ma anche, per fare un esempio, real estate, fiscali e successorie, mentre le soluzioni tecnologiche avranno un ruolo sempre più importante nel servizio di ottimizzazione finanziaria, sia per i Clienti mass market / affluent, dove saranno l’interlocutore principale, sia per il Cliente private, dove rivestiranno un ruolo ausiliario all'interno di una servizio di consulenza globale. 

Non è un caso, infatti, che le primarie realtà fintech ad oggi presenti, sia a livello italiano sia a livello internazionale, trovino risposta nel B2C rivolto a clientela mass market ma ancor di più nel B2B e nel B2B2C, rivolgendo cioè le proprie expertise a operatori tradizionali del Wealth Management, cercando di offrire strumenti tecnologici che possano andare ad efficientare il rapporto tra Cliente e Consulente, pur non disintermediandolo.

Grazie Mauro da parte di tutto il team di Fintastico per la tua disponibilità e alla prossima!