Poste italiane e fintech: intervista con Alessandro Leonardi

Abbiamo avuto l'occasione di intervistare Alessandro Leonardi, Head of Open Innovation di Poste Italiane sul passaggio da Open Banking a Open Finance.
Alessandro Leonardi Poste Italiane

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro Leonardi, Head of Open Innovation di Poste Italiane.

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a prender parte nuovamente al programma di accelerazione Magic Wand?

Il contesto competitivo in cui Poste Italiane si trova ad operare ci impone la necessità di strutturare un processo di scouting e presidio dell’innovazione di grande efficacia e qualità sullo scenario nazionale e internazionale.

La nostra adesione a Magic Wand ci permette un presidio continuativo e strutturato dei trend di innovazione a livello globale, rafforzando il nostro posizionamento sulle iniziative di Open Innovation.

Con questo programma puntiamo a startup e realtà imprenditoriali ancora non consolidate sul mercato (early stage) con le quali avviare un percorso di accelerazione e sostegno duraturo nel tempo. Questo rappresenta un elemento nuovo nella nostra strategia di innovazione che nell'ultimo periodo si è focalizzata sulla ricerca di soluzioni più mature e pronte per essere innestate sulle nostre priorità di business come dimostrano le recenti operazioni su “scale Up” come Moneyfarm e Sennder.

Come si struttura il vostro approccio all'open innovation?

Come Open Innovation siamo la finestra del Gruppo sull'Ecosistema dell’Innovazione italiano ed estero. Partiamo dai bisogni e dalle richieste di soluzioni che raccogliamo attraverso una Innovation Community che vede rappresentate tutte le funzioni interne e Società del Gruppo.

Sulla base di tali esigenze ci attiviamo nello scouting delle migliori proposte e idee lavorando direttamente sul mercato nell'identificazione di startup, partecipando a programmi di Open Innovation, analizzando portafogli di Venture Capital e Investitori Istituzionali, visitando Incubatori e Acceleratori anche grazie alle diverse partnership con Università, Centri di Ricerca e Centri di Innovazione Tecnologica.

A valle di questa impegnativa attività selezioniamo con attenzione quali proposte validare attraverso processi di sperimentazione come POC e Trial che realizziamo direttamente anche avvalendoci del nostro Innovation Lab attivo sul presidio delle più avanzate tecnologie.

Per dare qualche numero su tale attività, nell'ultimo biennio abbiamo incontrato più di 700 startup, 150 delle quali sono state qualificate internamente, su 30 si è scesi in deep-dive analysis per identificare 7 di queste con cui sono state avviate POC e trial che hanno portato ad operazioni di partnership commerciale e, nei casi noti, anche a operazioni di partecipazione nel capitale pur sempre associate ad una forte valore di business e industriale.

Quali sono i principali fattori abilitanti e ostacoli dell'innovazione in azienda?

Come fattore abilitante vedo in primis la forte attenzione del vertice aziendale alle dinamiche di innovazione come elemento trainante della trasformazione digitale della nostra Azienda.

L’innovazione nelle parole del nostro Amministratore Delegato non è solo un fattore tecnologico ma incide profondamente nell'attitudine e nelle modalità di servizio che trasmettiamo ai nostri clienti per sottolineare la centralità del cliente.

La Customer Experience è diventato volano e acceleratore della trasformazione di Poste Italiane e l’innovazione tecnologica e nei processi di delivery risultano essere elementi abilitanti per continuare in un percorso di successo e riconoscimento da parte dei nostri clienti.

Quanto agli ostacoli, non parlerei di elementi ostativi ma di sfide che stiamo portando avanti per trasformare la nostra organizzazione ed essere molto più rapidi e proattivi verso il cambiamento. Penso ad esempio alle sfide che stiamo vivendo in ottica di processi di partnership e di procurement innovativo che l’ecosistema delle startup pone a noi come a tutte le Corporate che si affacciano nell’ecosistema di Innovazione.

Si parla sempre più spesso di una sandbox anche in Italia, cosa ne pensi?

E’ un tema ancora troppo prematuro nel mercato italiano e dobbiamo attendere ancora qualche esperienza concreta con risultanze evidenti. In generale, in taluni settori come quello del fintech trovo molto sensato permettere percorsi agevolati per la sperimentazione in ambiti dove la regolamentazione può essere un freno allo sviluppo.

Starei molto attento però ad una generalizzazione a quei settori dove non si avvertono tali limiti o non c’è domanda spontanea per una sandbox. L’abuso di tale strumento rischia di trasformare la “buca della sabbia” dove sperimentare e testare con creatività, in una “sabbiera” dove impantanarsi.

Dall'open banking all'open finance, sarà questo il trend del 2020 nel fintech?

Credo che sia ormai chiaro che l’open banking limitato ai soli servizi transazionali del conto corrente e alla gestione dei pagamenti sia stata una fase importante e necessaria per la comprensione e la diffusione di concetti di interoperabilità e di piattaforma.

Ma occorre spingersi oltre e guardare a tutti quei servizi finanziari che rappresentano le esigenze quotidiane dei nostri clienti come la necessità di finanziamento degli acquisti, la copertura assicurativa delle persone e delle cose a noi care, l’esigenza di acquisto di servizi professionali o di offerte per il tempo libero.

E’ questo un mondo che non può essere trascurato dagli operatori finanziari tradizionali e lasciato solo agli OTT (Facebook, Amazon, Google etc) oppure a startup proattive ma non sempre avviate su un percorso solido e di successo. Nel 2020 e nei prossimi anni la parola d’ordine sarà di certo Open Finance, intendendo con questo la volontà strategica di lavorare alla costituzione di piattaforme aperte per la collaborazione tra operatori del mondo finanziario.

Dopo quella con Moneyfarm, annunciata qualche mese fa, state lavorando ad altre partnership nel fintech?

Siamo attivi nell'identificazione delle migliori opportunità per operare nei nuovi scenari aperti dall'introduzione della PSD2 facendo leva sui nostri asset tecnologici e sul patrimonio rappresentato dalla nostra ampia clientela.

In tal senso continueranno le innovazioni prossime per rafforzare la nostra idea di ecosistema su cui incentrare una vera esperienza a 360° per tutte le esigenze finanziarie e non della nostra clientela.

Grazie Alessandro per l'intervista e alla prossima!