Parlamento UE rigetta la proposta di limitare il mining crypto

Rigettata la proposta di limitare o vietare il mining delle criptovalute e del bitcoin in Europa, da inserire nella proposta di legge europea nota come MiCA.
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Il comitato ECON del Parlamento Europeo, ha rigettato la proposta di inserire un divieto di mining di criptovalute POW, ossia che utilizzano il protocollo della Proof of Work, nel regolamento sui crypto asset (MiCA) in corso di approvazione da parte del Parlamento Europeo.

I voti contrari all’emendamento sono stati 32, mentre i favorevoli al “ban” del mining sono stati 24.

Passa, invece, la proposta di inserire il mining delle criptovalute nella EU Sustainable finance taxonomy, che porterà l’Unione Europea a dotarsi di una regolamentazione in ambito di finanza sostenibile, e che obbligherà chi fa il mining professionale nell’Ue a dotarsi di sistemi green.

Rigettata la proposta di modifica del divieto di mining in Europa, il testo del regolamento può proseguire il suo percorso verso l’approvazione definitiva che risulta comunque ancora non privo di ostacoli.

Per capire meglio quanto sta avvenendo nell’Unione Europea in relazione alla regolamentazione delle criptovalute, è bene fare qualche passo indietro e partire dall’inizio.

Cos'è il regolamento MiCA

L’Unione Europea ha deciso di regolamentare, con un apposito regolamento, il settore delle criptovalute.

I 27 Stati Membri dell’Ue si sono accordati per dotarsi di una legge comune che eviti il frastagliamento delle normative, con il rischio di differenze anche sostanziali tra gli Stati dell’Unione.

Tale regolamento, in fase di approvazione, si chiama Markets in Crypto-Assets (MiCA) ed ha iniziato il suo iter il 24 settembre del 2020. Il primo firmatario della legge è l’economista tedesco Stefan Berger, un eurodeputato della Cdu.

L’obiettivo della legge è dotare l’Unione Europea di regole comuni che da una parte tutelino i consumatori, ma che dall’altra consentano lo sviluppo della tecnologia sottostante alle criptovalute ed anche le opportunità finanziarie che i crypto asset offrono.

Va detto, che prima di giungere alla proposta di legge europea, la Commissione Europea aveva dato mandato (nel 2019) all’EBA e all’ESMA (rispettivamente le autorità bancarie e finanziarie europee) di verificare se vi fossero norme già in vigore capaci di regolamentare il settore.

L’esito dello studio è stato negativo e l’UE al momento non ha delle norme in vigore applicabili anche alle criptovalute, così il regolamento MiCA si pone l’obiettivo di colmare la lacuna, ma come abbiamo visto il suo iter non è privo di ostacoli.

Regolamento MiCA e il mining delle criptovalute

Torniamo al mining delle criptovalute e al suo bando in Europa. La bozza iniziale prevedeva singoli passaggi che potevano essere “interpretati erroneamente e intesi come un divieto” di mining del bitcoin aveva scritto in un tweet l’economista Berger.

Motivo per cui il voto in Commissione ECON previsto per il 28 febbraio, era slittato a lunedì 14 marzo.

Berger riteneva, e ritiene, che l’approvazione di un regolamento con tali passaggi fuorvianti sarebbe stato fatale e avrebbe inviato un “segnale sbagliato” da parte del Parlamento Ue.

Tuttavia, il tentativo di introdurre un blocco al mining delle criptovalute si è manifestato nuovamente a pochi giorni dal voto.

L’ex eurodeputato Sven Giegold, aveva presentato un emendamento al testo che riproponeva la messa al bando del mining.

Come il voto di lunedì 14 marzo ha però mostrato, tale emendamento non è passato.

Perché vietare il mining delle criptovalute in Europa?

Mentre il regolamento MiCA è ora atteso alla prova dell’aula del Parlamento Europeo, per poi passare nelle mani del Consiglio Europeo e infine della Commissione Europea, c’è un ultimo aspetto di questa vicenda che va chiarito.

Perché si vorrebbe vietare il mining delle criptovalute in Europa?

Il mining delle criptovalute è un particolare processo che serve ad alcune criptomonete, per generare nuove monete a determinati intervalli di tempo.

Per compiere queste operazioni complesse, serve l’impiego di dispositivi hardware molto potenti (detti ASIC) che consumano tanta energia.

In una fase storica in cui l’UE tenta di raggiungere le emissioni zero entro pochi decenni, l’uso di energia per produrre monete digitali è visto da alcuni come un ostacolo ulteriore al raggiungimento dell’obiettivo “net zero emission”.

Il regolamento MiCA, alla luce dell’approvazione in commissione ECON, non dovrebbe più subire ulteriori modifiche in tal senso, tuttavia, la citata normativa sulla tassonomia della finanza sostenibile, EU Sustainable finance taxonomy, potrebbe introdurre delle limitazioni al modo in cui il mining delle criptovalute viene esercitato.

In particolare si potrebbe richiedere ai produttori dei dispositivi ASIC o alle imprese europee che hanno come core business il mining delle criptomonete, di optare per un consumo di energia esclusivamente prodotta da fonti pulite e rinnovabili.

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Fabio Carbone

Scrittore web tecnico ma versatile dal 2013, ha studiato informatica e filosofia ed anche un pizzico di sociologia. Dal 2016 si occupa di temi legati all'Industria 4.0 e al mondo del digitale. Scrive di finanza, criptovalute e blockchain per quotidiani online, siti di settore e aziende.