L'osservatorio sul fintech della LIUC: intervista a Anna Gervasoni

La LIUC ha creato un osservatorio sul fintech: Banca Impresa 2030. Ne abbiamo parlato con Anna Gervasoni, membro dello steering committee dell’osservatorio.
Anna Gervasoni LIUC

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Anna Gervasoni, Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso la LIUC Università Cattaneo. La dott.ssa Gervasoni è inoltre Direttore Generale di AIFI, l’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt. 

“Banca Impresa 2030” è l'Osservatorio della LIUC incentrato sul cambiamento del rapporto tra banca ed impresa.

Di cosa parliamo, quando si parla di fintech?

La tecnologia sta cambiando gli istituti di credito; l’osservatorio Banca Impresa 2030 nasce da un’idea di Liuc – Università Cattaneo, Fondazione Corriere della Sera e L’Economia, in collaborazione con AIFI e KPMG per indagare il rapporto fra banca e impresa alla luce del progresso tecnologico. 

L’osservatorio nasce proprio perché il fintech è un segmento di mercato emergente in cui si inseriscono tutte le aziende la cui offerta è volta a innovare, mediante le tecnologie digitali, servizi tradizionali del mondo finanziario. 

Le aziende che operano in questo comparto si caratterizzano per la focalizzazione sull'erogazione di un servizio specifico (caratteristica tipica delle start up) per il quale potrebbero trovarsi in una posizione di concorrenza rispetto ai player tradizionali del mondo finanziario, banche ed assicurazioni in particolare. Nel fintech, sono ricomprese anche le startup che sviluppano tecnologia applicata al settore assicurativo (Insurtech) o che ottimizzano gli aspetti legati alla compliance (Regtech). 

Quello che genericamente è chiamato fintech, in realtà abbraccia uno spettro di imprese che non sempre competono sul medesimo mercato. Il fintech-fin è differente dal fintech-tech. Con fintech-tech definiamo tutte le società che sviluppano soluzioni software e applicative di nuova generazione in ambito bancario e più in generale finanziario, con lo scopo di essere fornitori delle banche e degli operatori della finanza. Le fintech-fin, invece, sviluppano soluzioni con l’obiettivo di realizzare servizi in competizione con alcuni tra quelli offerti dalle società del mondo finanziario

Quali sono gli strumenti di venture capital che possono favorire la crescita e lo sviluppo di imprese fintech? 

Il venture capital, nel mondo e anche nel nostro paese è uno dei principali canali finanziari per chi voglia fare una nuova impresa fintech. 

Secondo i dati VeM - Venture Capital Monitor della Liuc – Università Cattaneo, i numeri legati a operazioni sul settore sono cresciuti costantemente in questi ultimi anni. Il peso del fintech è infatti passato dal 12% del 2017 al 14% del 2018 posizionandosi al secondo posto come settore di investimento dopo l’Ict.

Perché il modello della banca tradizionale è in difficoltà? Quali sono le possibili cure?

In realtà la tecnologia sta cambiando tutti i settori, e quindi anche quelli dei servizi, e quindi anche quelli dei servizi finanziari in generale e delle banche.banca up Nel libro Banca up!, che è appena uscito a mia cura , abbiamo fatto innanzitutto una analisi delle nuove tecnologie che stanno rivoluzionando il sistema bancario e delle loro possibili implorazioni: oggi viviamo un momento in cui le tecnologie abilitanti, ovvero Intelligenza Artificiale, Blockchain, Big Data e Cloud, sono entrate a far parte dei sistemi bancari in modo permanente, dopo una veloce crescita esponenziale degli ultimi anni, rendendole più facilmente fruibili. Grazie a ciò anche l’esperienza sui processi digitali online è stata efficacemente implementata nelle aziende, e queste ora vogliono ottenere lo stesso tipo di semplicità e immediatezza in tutte le aree funzionali. 

Al contempo è importante ricordare che l’innovazione tecnologica è in grado di alimentare all'interno delle imprese stesse fenomeni di imprenditorialità interna, da cui nascono spin-off fintech, senza però dimenticare le risorse umane; tale componente continuerà a rappresentare un elemento importante. Stiamo assistendo, e lo sarà sempre di più, a un ricorso all'intelligenza artificiale nella determinazione di alcuni elementi del banking, come il rischio di credito, ma sarà impossibile prescindere dalla componente umana. 

Quali sono gli obiettivi di Banca Impresa 2030?

Come dicevamo prima, nasce innanzitutto per capire e stimolare il dibattito interno in una sede neutrale come è quella di una Università; il nostro tema centrale il primo anno è stato analizzare il ruolo di regole e governance nel mondo bancario per trovare una nuova infrastruttura regolamentare e di controllo che recepisca i processi di compliance e si adatti in materia di corporate governance. 

L’innovazione va inserita in comportamenti ispirati alla trasparenza. Gestione della complessità e flessibilità sono driver del cambiamento che richiedono uno sforzo conoscitivo e culturale pervasivo se si vogliono creare condizioni di competitività nel sistema finanziario e bancario. L’anno prossimo vogliamo fare un focus sulle risorse umane e il ruolo della formazione nella strutturazione di nuove figure professionali capaci di lavorare con l’innovazione

Quali sono stati i fattori che hanno permesso al Regno Unito, fino ad oggi, di essere il più importante hub fintech al mondo?

Nell'affrontare il compito complesso di regolare il mercato fintech, a livello internazionale sono stati seguiti tre approcci, che prevedono il coinvolgimento, con diversi livelli di intensità, della stessa autorità di vigilanza nello sviluppo e/o nella sperimentazione delle innovazioni: 

i) “innovation hub”, luogo di incontro istituzionale con imprese vigilate e non, nel quale l’autorità competente offre chiarimenti e indirizzi; 

ii) “regulatory sandbox”, che permette alle imprese fintech di godere di deroghe normative transitorie, sperimentando su scala ridotta e per un periodo limitato tecnologia e servizi;

iii) “incubators”, dove l’autorità competente svolge un ruolo maggiormente attivo, essendo coinvolta direttamente nello sviluppo e nella sperimentazione dei progetti, anche attraverso forme di partnership e di cofinanziamenti. 

L’Autorità Bancaria Europea (EBA), – su impulso della Commissione Europea – ha dato il via alla “Roadmap Fintech”, che definisce le priorità fintech per il 2018/2019. L’EBA intende utilizzare la conoscenza e la competenza che si svilupperanno all'interno del nuovo “Fintech Knowledge Hub”, polo al quale parteciperanno le Autorità europee.

Visto che nell'osservatorio ci sono diversi manager bancari di primari istituti finanziari, come percepiscono il fintech? Minaccia o opportunità? Perché?

banca techNel libro Banca Tech che Annalisa Caccavale e Stefano Righi hanno scritto, in cui hanno intervistato tutti i banchieri facenti parte del comitato scientifico dell’Osservatorio, ovvero Giuseppe Castagna, Massimo Doris, Giampiero Maioli, Marco Morelli, Gian Maria Mossa, Andrea Munari, Jean Pierre Mustier, Pietro Sella, Alessandro Vandelli, emerge come ciascun istituto abbia già avviato da tempo una rivoluzione interna per cavalcare l’onda dell’innovazione senza restarne esclusi. 

Alcuni hanno sviluppato internamente delle soluzioni fintech per migliorare il rapporto banca impresa, altre l’hanno implementata acquisendola dall'esterno ma nessuno ne è ormai sprovvisto.

In che modo la tecnologia sta cambiando il rapporto banca-impresa?  

L’Istituto di oggi e di domani si muove sul filo dell’innovazione che sta dematerializzando, scomponendo e quindi rivoluzionando l’intero settore. La finanza tecnologica, ormai definita più brevemente fintech, pone nuovi scenari e necessità di aggiornamento non solo nell'attività ordinaria ma anche nell'impianto regolatorio.

La gestione delle nuove tematiche implica grande conoscenza e cultura così da essere capaci di competere nel sistema finanziario e bancario contemporaneo non solo nazionale perché un’altra dimensione rilevante riguarda la facilità di valicare i confini territoriali che l’innovazione consente.

Oggi i mercati finanziari e le tecnologie sono di fatto “senza confini”. Una traccia sulla direzione che le banche e tutto ciò che vi gravita intorno, stanno prendendo, viene trattato in Banca Up definendo una serie passaggi necessari da percorrere per migliorare, grazie anche alla tecnologia, il rapporto banca impresa.

Come cambierà la banca da qui al 2030?   

L’ottica delle banche deve essere quella di riprogettare i modelli di business adattandosi ai nuovi contesti di mercato in un’ottica di stabile e sostenibile profittabilità; queste, a differenza delle startup fintech, devono innovare nel rispetto della clientela e della stabilità del sistema. Le banche hanno un’arma importante rispetto ai concorrenti: le proprie risorse umane. Nel settore, le persone sono fondamentali, il rapporto umano con la clientela risulta e risulterà sempre centrale. Perché anche i clienti sono “risorse umane”. Dunque, le persone saranno sempre elemento essenziale, esattamente come il ricorso agli investimenti in tecnologia rappresenta la chiave di volta per affrontare il futuro. Si può, quindi, sviluppare un nuovo modello di banca, non per forza facendone nascere una nuova ma partendo da quella tradizionale. La tecnologia ci sta aiutando moltissimo in questo senso e ci deve essere ambizione da parte del sistema. Non solo le Banche, o meglio le "imprese che svolgono attività bancaria" devono essere sulla frontiera dell’innovazione, ma la loro conversione comporterà una trasformazione importante non solo della comunità finanziaria ma anche della società. 

Nell'implementare il rinnovamento tecnologico bisogna rimettere al centro l’uomo. Bisognerà ripensare ai rapporti col personale e con la clientela in maniera originale, rivisitando gli schemi ai quali siamo abituati, reinventando i “luoghi” abituali di lavoro e di incontro. Nella dematerializzazione, anche i luoghi fisici tornano ad avere un ruolo, anche se nuovo. Forse la parola nuova è “inclusione”, sia delle tecnologie che delle persone. Per questo, “Banca Up” vuole essere un auspicio al sistema bancario innanzitutto italiano, perché si faccia promotore di un nuovo ciclo e un nuovo sviluppo del mercato finanziario al servizio della clientela e degli stakeholder.