Open finance, per una vera competizione finanziaria allargata

Siamo agli inizi dell'era Open Finance. La promessa è quella di incrementare la concorrenza e separare i produttori dai distributori di servizi finanziari.
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Maria Comotti
Giornalista e mamma, trasformo le mie passioni in scrittura e uso la curiosità come lente di ingrandimento
open finance API

Non abbiamo nemmeno fatto in tempo ad assimilare il concetto (e le grandi opportunità) legate all'open banking che già si tratta di fare un passo avanti, verso l'open finance. Un approccio che vede aumentare la competizione sia dall'interno che dall'esterno del settore finanziario, ovvero tra tutti i player che si occupano dei servizi finanziari, al di là delle banche. Per rendere concreta ed effettiva, insomma, l’open innovation nei servizi finanziari.

Open Finance Journey

L'introduzione della nuova direttiva europea sui servizi a pagamento, meglio nota come PSD2, entrata in vigore il 14 settembre 2019, ha già avviato il processo di trasformazione verso un modello bancario più aperto. Gli istituti di credito, infatti, sono stati obbligati ad aprire le proprie API (Application Programming Interface, gli strumenti di programmazione che permettono di far interagire programmi o piattaforme altrimenti incompatibili) condividendone i dati con terze parti, ovviamente previo consenso dei propri clienti. Occorre però spingersi più in là, perché l'innovazione dovrebbe essere un processo strategico pianificato e non solo imposto dalle normative, applicata a tutti i servizi finanziari e non solo a quelli bancari (conto corrente e pagamento), tale da coinvolgere tutti gli attori che gravitano intorno al mondo finanziario, quindi anche quelle aziende non riconducibili direttamente all'area finance ma che sviluppano comunque servizi finanziari. In questo modo si può davvero parlare di innovazione finanziaria e di competizione allargata.

Cosa succede in Europa

Il report L'Open Finance in Europadell'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano analizza la situazione a livello europeo, cercando innanzitutto di individuare quali e quante sono le piattaforme software che abilitano le interazioni e le collaborazioni tra i diversi attori e sono anche aggregatori di idee innovative grazie all’ecosistema che abilitano. Si tratta di 48 piattaforme software presenti nell’Unione Europea, concentrate per il 72% dei casi in Nord Europa (17 in Uk), con l'Italia ben rappresentata grazie alle 8 piattaforme nate quasi tutte tra il 2017 e il 2019. Chi le ha promosse? Nella maggior parte dei casi (54%) si tratta di nuove realtà (startup o challenger banks, per il 37% technology provider e per il 17% di origine finanziaria), mentre il 46% è costituito da attori già presenti sul mercato, incumbent (distribuiti equamente tra istituti finanziari e technology provider). Analizzando l'identikit degli attori finanziari, si tratta soprattutto di banche (quasi i tre quarti, pari al 29% del totale), seguiti da servizi di pagamento (6% del totale), start up legate al mondo delle assicurazioni (4% del totale).

Apertura ancora da migliorare

Considerando il grado di apertura di queste piattaforme europee, risulta chiara la necessità di rendere maggiormente accessibili le informazioni e i dati per essere dei veri abilitatori di Open Finance. Partiamo dalla numerosità: il 52% delle piattaforme non dà evidenza del numero di API disponibili ai propri clienti, il 31% ne ha meno di 100, mentre solo il 17% più di 100. In secondo luogo, gran parte non propongono una piena apertura delle proprie API: solo il 31% infatti mette a disposizione connettori accessibili a chiunque (le cosiddette Open API), il 69% invece offre API accessibili da partner o soggetti selezionati. Il 79% delle piattaforme poi non offre API che vadano oltre la PSD2 (proponendo di fatto solo condivisione di informazioni sui conti correnti, pagamenti e disponibilità dei fondi), mentre il restante 21% offre API che permettono, ad esempio, anche la condivisione di dati su mutui e investimenti oppure applicazioni che permettono di creare dei veri e propri ecosistemi tra attori finanziari tradizionali e attori di altri settori. Considerando infine la natura dei partner con cui queste piattaforme stringono accordi strategici, si tratta nel 92% dei casi di soggetti del mondo finanziario. Nel restante 8% dei casi, si segnalano partnership strette con il settore automotive.

La competizione allargata

Eppure l'Osservatorio evidenzia come i servizi finanziari ormai non siano esclusiva di attori del settore finanziario, ma si ritrovino in almeno 12 settori diversi. Si va da attori noti, come Apple Pay per i pagamenti o Amazon Lending per i finanziamenti, fino a servizi più particolari, come i Fan Token basati su blockchain proposti da squadre di calcio come Juventus o PSG, fino alle assicurazioni di viaggio offerte da Booking e Costa Crociere o le carte di pagamento di fornitori di carburante come ENI. L'analisi di 4 di questi settori (tech, automotive, utilities e retail) ha permesso di censire ben 256 servizi finanziari offerti in Europa da 55 attori non finance, nella maggior parte dei casi si tratta di servizi assicurativi (41%), seguiti da prestiti e finanziamenti (31%) e pagamenti e trasferimenti (18%), depositi e risparmi (9%), servizi di investimento (15). Scendendo nel dettaglio, i servizi assicurativi sono più comuni nel settore Retail e nelle Utilities, mentre l'offerta del settore Automotive è dominata da servizi assicurativi e di finanziamento. Tra i soggetti del settore Tech svettano i servizi di prestito e finanziamento.

Se si considerano le strategie di offerta dei 55 attori non finanziari analizzati, il 45% sono “Traditional”, offrono cioè servizi finanziari ai clienti già in portafoglio e collegati al proprio core business. Il 35% invece possono definirsi “Open Finance Oriented”, perché offrono anche servizi finanziari non strettamente collegati al proprio core business e diretti a nuovi clienti, mentre Il 18% (“Explorer”) propongono ai propri clienti servizi finanziari scollegati dal prodotto core; una sola azienda offre un servizio legato al proprio core business ma a nuovi clienti (“Trojan Horse”). L'arena competitiva europea potrebbe ricevere un notevole incremento dall'estensione dei servizi finanziari di molte Big Tech, ora offerti solo in Paesi extra UE. Parliamo di aziende come Amazon, Apple (con la sua Apple Card, disponibile ora negli Usa), Facebook (servizi di pagamento mobile), Alibaba e Tencent (servizi di investimento), Samsung (trasferimento P2P), o ancora Microsoft, Huawei, eBay e Walmart.

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Maria Comotti

Giornalista e mamma, trasformo le mie passioni in scrittura e utilizzo la curiosità come lente di ingrandimento del reale. Cresciuta professionalmente nel quotidiano .Com dove mi occupavo di raccontare il mondo della pubblicità, del marketing e degli eventi, ho poi collaborato con Il Sole 24 Ore, Il Mondo e altre testate economiche. Ora scrivo anche di design, architettura, running e fintech.