Mini-guida alle iniziative del piano Italia cashless del governo

In che modo il governo intende ridurre l’utilizzo del contante? Che cosa ci può insegnare l’esempio degli altri paesi? Scopriamolo insieme.
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italia cashless

È del 26 ottobre 2019 il piano Italia Cashless del governo, che con il Decreto Legge n. 124, intende favorire e diffondere l’utilizzo di metodi di pagamento elettronici. Il fine ultimo è, oltre ad attuare una digitalizzazione sempre maggiore nel nostro paese, avere a disposizione strumenti efficaci per la lotta all’evasione fiscale.

L’Italia si aggiunge ad altri paesi che hanno adottato in passato misure simili per incentivare l’utilizzo di metodi di pagamento elettronici, come Paesi Bassi, Sud Corea, Grecia, Portogallo e Svezia.

Il piano Italia Cashless opera su più livelli:

  1. Incoraggiare i consumatori che utilizzano strumenti digitali per effettuare i loro pagamenti (riducendo l’utilizzo del contante),
  2. Incoraggiare esercenti, artigiani e professionisti che utilizzano strumenti di gestione dei pagamenti elettronici per i loro prodotti e/o servizi,
  3. Legato al punto precedente, multe e sanzioni per chi non le accetta.

Obblighi e iniziative rivolti ai consumatori

tax expenditure

Dallo scorso 1° luglio è entrata in vigore una soglia massima per l’utilizzo del contante nei pagamenti - che è stata ridotta da 3.000 a 2.000 euro, e che andrà poi ad abbassarsi ulteriormente a partire dal 2022, arrivando a 1.000 euro

C’è poi la tax expenditure, in vigore dal 1° aprile 2020, cioè detrazioni IRPEF al 19% destinate esclusivamente a chi effettua pagamenti elettronici - se invece i pagamenti vengono effettuati in contanti, si va a perderne il diritto, eccetto per quelle spese legate a medicinali e prestazioni sanitarie.

Allo stesso modo, dal 1° gennaio 2021, sarà innalzata la soglia al di sotto della quale non è necessario inserire il PIN per pagamenti contactless con carta, passando dai 25 euro attuali a 50 euro. Un’iniziativa pensata non solo per incentivare i pagamenti elettronici, ma anche per rendere l’esperienza di acquisto più veloce, senza frizioni e ridurre al minimo il rischio di contagio.

cashback

Tra le nuove misure in programma c’è anche il cashback, di cui si parla in realtà dal 2019, ma che ha subito una brusca frenata a causa della pandemia. Riproposto con il Decreto Agosto, è frutto di diversi incontri tra il governo e alcuni tra i principali player nel mondo dei pagamenti (tra cui American Express, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bancomatpay, Satispay e Nexi). L’importo che sarà messo a disposizione dal governo per attuare il piano sarà pari a circa 2 miliardi (e potrebbe arrivare anche a 3).

Grazie al cashback il consumatore potrà usufruire di un credito pari al 10% dell’importo totale speso (cioè massimo 3.000 euro spesi con metodi di pagamento elettronici in un determinato periodo tempo - si ipotizzano per ora i mesi che intercorrono tra una dichiarazione dei redditi e l’altra con erogazione semestrale, forse con accredito diretto sul conto corrente). In che modo il credito sarà disponibile è ancora un’incognita - tuttavia si sta valutando la possibilità di inserire un minimo di operazioni da effettuare, per incentivare così anche i pagamenti di importi ridotti con la carta e il tutto sarà poi basato su un sistema a punti. Destinato inizialmente soltanto ai settori a maggior rischio evasione, cioè quelli in cui il contante è ancora il metodo di pagamento più utilizzato (servizi per la casa, ristorazione, servizi alla persona…), sarà in realtà valido per tutti i pagamenti con carta effettuati nei negozi fisici (gli shop online, dove il pagamento con contanti è ridotto, sono quindi esclusi).

C’è poi la lotteria degli scontrini, prevista inizialmente a partire dal 1° luglio 2020, ma poi posticipata al 1° gennaio 2021. Come funzionerà? Innanzitutto sarà necessario riscattare il “codice lotteria” personale sul portale dedicato (a oggi non ancora disponibile) - questo codice andrà poi comunicato direttamente all’esercente a ogni acquisto. In questo modo si avrà diritto a un biglietto virtuale per ogni euro speso (anche per pagamenti in contanti). Ci sarà poi un’estrazione ulteriore dedicata invece esclusivamente a chi ha effettuato pagamenti elettronici (e i cui premi avranno un valore maggiore).

Obblighi e iniziative rivolti agli esercenti

Pensato per gli esercenti è il credito di imposta del 30% sulle commissioni per i pagamenti elettronici, che spetta loro a condizione che i ricavi e i compensi relativi all’anno di imposta precedente non superino i 400.000 euro.

Anche nella lotteria degli scontrini ci sono degli incentivi interessanti per gli esercenti - per loro infatti è previsto un premio relativo allo scontrino vincente corrispondente, attestante la vendita avvenuta con metodi di pagamento elettronici.

Multe e sanzioni

Per quanto riguarda la lotteria, l’esercente che non accetterà il codice al momento dell’acquisto o non trasmetterà i dati all'Agenzia delle Entrate, incorrerà in una sanzione amministrativa.

Queste misure saranno efficaci? Negli ultimi mesi ci sono stati segnali importanti che farebbero intendere un abbandono sempre maggiore del contante a favore di metodi di pagamento elettronici (ne abbiamo parlato in questo articolo). I motivi sono diversi: sono più veloci, comodi e si riducono le possibilità di contagio. Questi uniti a forti incentivi da parte del governo porteranno sicuramente a ulteriori passi in avanti nell'adozione di metodi di pagamento elettronici e innovativi.

Analizzando poi l’impatto che misure simili hanno avuto in altri paesi, si evince come questi siano veramente efficaci per la riduzione del contante. Soprattutto quelle strategie attuate dai governi - e aventi come obiettivo sia esercenti che consumatori - che hanno combinato in modo continuativo nel tempo lotterie, sconti su acquisti, rimborso IVA e agevolazioni per l’adozione di nuovi sistemi per accettare pagamenti.

I benefici per loro ci sono stati e si possono riscontrare nel report sulla cashless society di Ambrosetti (consultabile qui).

cashless society

Un esempio è il Portogallo, che, attraverso l’iniziativa “Factura de sorte”, ha avviato una lotteria che permettesse di limitare l’evasione fiscale (che nel 2014 è arrivata a toccare punte fino al 19% del PIL). Affiancandola a una detrazione del 15% sull’IVA per acquisti fino a 250 euro, è stato possibile aumentare il gettito IVA del 7,9% con numeri positivi su fatture emesse (+45%).

Che cosa è successo invece a due degli stati più avanzati per quanto riguarda i pagamenti elettronici?

Nei Paesi Bassi il governo ha facilitato la diffusione dei POS con incentivi agli esercenti già a partire dal 2005, favorendo anche la nascita di aree predisposte al 100% all’accettazione di carte, riducendo le tasse sulle operazioni e obbligando a utilizzarle negli sportelli self-service e automatici. Anche nel 2008 ci sono stati interessanti incentivi, questa volta però nella GDO, con l’introduzione di casse dedicate all’accettazione di carte e l’invito da parte dei dipendenti a pagare con metodi di pagamento elettronici per ottenere in cambio ricompense e gratifiche.

In Svezia poi dal 2007 il governo ha imposto la graduale riduzione del contante, disincentivando l’uso di banconote di grosso taglio e trasformando 500 sportelli bancari in sportelli cashless, chiudendo poi 900 ATM.

C’è infine la Corea del Sud, che, nei primi anni 2000, ha introdotto la possibilità di dedurre dal reddito di lavoro una percentuale (dal 10% al 30%) delle spese pagate con metodi di pagamento elettronici, riportando poi questi dati nella dichiarazione dei redditi annuale. Questo ha portato a un incremento del gettito fiscale pari a 1,3 miliardi di dollari e un aumento maggiore del 4% delle entrate relative alle imposte sui redditi delle persone fisiche.

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