Lo stato del crowdfunding italiano 2022: una fotografia del settore

In questo articolo le conclusioni del 7° report sul crowdinvesting: il settore cresce, anche se con qualche sorpresa.

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I dati del report

È un settore che cresce, quello illustrato nel 7° report sul Crowdfunding. Lo studio pubblicato dall’Osservatorio Entrepreneurship Finance & Innovation del Politecnico di Milano traccia un quadro incoraggiante per le 90 piattaforme attive sul mercato nazionale.

In piena pandemia Covid, le piattaforme erano passate da poco meno di 100 milioni di euro di finanziamenti nel primo semestre 2020 a più del doppio nel secondo semestre del 2021.

Quarantene e smart working hanno favorito un cambio di paradigma nel comportamento degli investitori e l’online ha fatto pesare la rapidità di azione e la comodità nel reperire le informazioni. Tra i segmenti più performanti, si erano distinte le piattaforme di finanziamento non immobiliare, tanto di equity quanto di lending.

Il 2022 sembra promettere un deciso cambio di passo, tanto nello scenario macroeconomico quanto geopolitico: la coda lunga della pandemia e degli aiuti all’economia ha lasciato spazio al riemergere dell’inflazione originata dal lato dell’offerta, materie prime in primo luogo, e favorita da una condizione di politiche monetarie accomodanti.

Il cambio di rotta delle banche centrali, intenzionate a rialzare i tassi di interesse – Fed, in primo luogo, seguita dalla BCE – lasciano presagire una decisa correzione verso il basso della crescita del Pil.

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha complicato i processi di transizione energetica e acuito i problemi di approvvigionamento nel dopo Covid.

In questo scenario, il 7° report sul Crowdfunding si rivela uno strumento utile per capire quali saranno gli effetti dello scenario sul trend di crescita delle piattaforme. Nel primo semestre 2022 non sono mancate le conferme e le sorprese.

Il periodo tra il 1° luglio 2021 e il 30 giugno 2022, vede l’exploit delle piattaforme di collocamento di mini bond, con un aumento di oltre il 68% di crescita anno su anno, per un totale che sfiora i 38 milioni di euro.

Tra le tre piattaforme, il ruolo principale spetta a Fundera, che con 12 emissioni nel periodo di riferimento, seguita a parimerito da CrowdFundMe e Opstart con 7 emissioni.

Secondo posto per i portali di lending immobiliare, cresciuti del 56% anno su anno, per un totale di oltre 176 milioni di euro.

Quello del segmento immobiliare è un trend che viene da lontano. Dai 17 milioni raccolti nel primo semestre 2020, si è passati ai 48 milioni del primo semestre 2022: quasi il 280% in due anni e mezzo.

Trend seguito anche dall’equity immobiliare, passato da poco più di 9 milioni di euro a quasi 22 nello stesso arco di tempo.

Gradino più basso del podio per i portali di consumer lending, tra cui spiccano Soisy, Prestiamoci e Smartika, che con una crescita complessiva del 51% anno su anno hanno raccolto oltre 65 milioni di euro.

Nel complesso, il crowdfunding ha raccolto oltre 430 milioni di euro anno su anno, con un aumento del 27%. Complessivamente, l’insieme delle piattaforme ha raccolto quasi 1,13 miliardi di euro da inception.

Lo scenario ottimista si modifica se si osserva l’andamento dell’ultimo semestre. Per la prima volta da gennaio 2020, il totale dei finanziamenti erogati segna una flessione, passando dagli oltre 217 milioni di euro del secondo semestre 2021 ai poco meno di 213 di fine giugno 2022.

Solo con la fine dell’anno si potrà dire se la flessione è un fisiologico momento di pausa e riorganizzazione dell’offerta o il segnale che l’economia e il settore del crowdfunding hanno cambiato di passo.

L’Equity Crowdfunding si prende una pausa

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In particolare, la raccolta di capitale di rischio si è contraddistinta per una vera e propria battuta d’arresto: il trend di crescita, ininterrotto dalle 4 campagne chiuse con successo nel 2014, era arrivato alle 215 del 2021.

Nel primo semestre del 2022, anche considerando i progetti ancora in raccolta, il totale non arriva al 63% del semestre precedente. Unica nota positiva, la drastica riduzione dei progetti chiusi senza successo, a possibile indicazione di una miglior selezione dei progetti da parte delle piattaforme.

Anche in questo caso, non sono da escludere le aspettative a ribasso sulla crescita economica nell’area euro.

Spicca il tasso di concentrazione nel segmento, con i nomi noti di Mamacrowd, BacktoWork24, CrowdFundMe e Opstart a superare le quaranta campagne di finanziamento.

È anche interessante notare come dal 2014 al 2022 la quota di capitale offerta da parte delle imprese è scesa da quasi il 20% in media al 5,83% nel primo semestre del 2022.

Oltre l’85% delle 1.055 campagne di equity avevano un investimento minimo inferiore ai mille euro. La natura dell’investimento è confermata dalla tipologia delle quote offerte: il 67% del totale era costituito da quote con diritti di voto riservati solo a investimenti superiori a una certa soglia.

L’ipotesi, quindi, è che l’equity crowdfunding si sia affermato come strumento di investimento retail, e che lo scenario macroeconomico abbia spento una parte di appetito al rischio dei piccoli risparmiatori.

E di rischio, l’equity crowdfunding se ne occupa, con il 65% delle 930 imprese finanziate che si classificano come startup innovative, a cui si aggiunge un ulteriore 12% di PMI innovative. I principali codici ATECO finanziati sono:

  • C, attività manifatturiere (130 in totale);
  • J, servizi di informazione e comunicazione (3543 in totale);
  • M, attività professionali, scientifiche e tecniche (159 in totale).

In sostanza, l’equity crowdfunding sembra essere un canale privilegiato per le imprese che fanno innovazione. A mancare, semmai sono le exit: delle 930 imprese finanziate, solo 8 si sono quotate in borsa, e 14 sono state acquisite o si sono fuse.

Se da un lato questo potrebbe raffreddare gli entusiasmi degli investitori persone fisiche, dall’altro non sembra dissuadere le imprese: tra il 2014 e il 2021, l’investimento mediano delle persone fisiche è passato dai mille euro ai mille e cinquecento; per comparazione le persone giuridiche sono passate dai 6 mila euro ai 10 mila.

Il Business Lending: il peso degli istituzionali

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Due sono i modelli di business per le piattaforme di business lending: le piattaforme che adottano un modello diffuso allocano automaticamente il denaro prestato. Gli investitori si limitano a indicare un profilo di rischio e la piattaforma ripartisce le cifre raccolte tra i diversi progetti ammissibili.

Nelle piattaforme che adottano un modello diretto, l’investitore è in grado di scegliere a chi prestare effettivamente le somme investite.

Tra le principali piattaforme di business lending spiccano Credimi, che non raccoglie tra la folla di internet; e Opyn, ex Borsa del Credito, focalizzata sulla raccolta da investitori professionali ma che continua a gestire i clienti retail acquisiti nel passato.

Le due piattaforme hanno intermediato rispettivamente 455 e 617 milioni di euro. Con oltre 219 milioni di euro raccolti negli ultimi 90 giorni, Opyn è risultata la piattaforma con la più alta raccolta nel trimestre in tutto il mercato europeo.

Lo scenario tra le piattaforme crowd vede la predominanza di October, piattaforma francese presente anche in Italia e Spagna, che da sola ha raccolto 83 dei 102 milioni di euro negli ultimi 12 mesi. I restanti 19 milioni si dividono tra le altre sette piattaforme.

Il Consumer lending: gli acquisti non deludono

Il mercato del credito al consumo è sostanzialmente un gioco a due: Soisy e Prestiamoci sono i main players, con il primo che con oltre 43 milioni di euro ha raccolto il doppio del secondo. Posto d’onore per Smartika, che non va oltre il milione e mezzo intermediato.

Discorso sideralmente diverso per le piattaforme non crowd.

Anche qui, come nel caso del business lending, gli investitori istituzionali hanno il loro peso: con 347 milioni di euro anno su anno la sola Younited Credit ha raccolto in 12 mesi più di una volta e mezzo il totale intermediato nel settore da inizio attività.

Il Crowdinvesting immobiliare: il mattone rassicura

Come detto, il segmento immobiliare gode di buona salute. Se il lending è cresciuto anche nell’ultimo semestre, passando da 35 a 48 milioni di euro, l’equity ha sostanzialmente tenuto la posizione attorno ai 22 milioni.

Tra gli attori principali risaltano Rendimento Etico, e Recrowd, che con 24 e 23 milioni di euro rappresentano oltre il 57% dell’intermediato anno su anno. Seguono Re-Lender e Trusters, attorno ai 12 milioni di euro.

Aspettando l’autorità

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Se dovessimo descrivere il settore del crowdfunding europeo in due parole, potremmo dire “in attesa”. In doppia attesa, quello italiano.

La settimana scorsa, la Commissione europea ha adottato un provvedimento per estendere di un anno esatto il periodo transitorio per adattarsi al nuovo regolamento europeo, spostando al 10 novembre 2023 il termine ultimo.

Entrato in vigore nel novembre 2021, il Regolamento europeo sui prestatori di servizi di crowdfunding concedeva tempo fino al novembre 2022 per ottenere l’autorizzazione europea.

Questo termine si applica alle piattaforme che già operano secondo la normativa nazionale, che in caso di mancato ottenimento dell’autorizzazione dovrebbero sospendere le attività.

La proroga, che ha 90 giorni di tempo per essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale, fotografa una situazione di stasi, tanto a livello europeo quanto italiano.

A livello europeo, la Commissione non ha ancora recepito i sub regolamenti sugli standard tecnici di settore, che specificano gli standard per la protezione degli investitori.

Questi sub regolamenti sono stati compilati dall’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, e dall’EBA, l’Autorità bancaria europea e abbracciano diversi aspetti della gestione degli investimenti, tra cui:

  • la gestione del conflitto di interessi tra il gestore del portale e gli investitori;
  • le autorizzazioni e le informazioni sui tassi di default delle operazioni gestite dalle piattaforme;
  • la business continuity, ovvero la capacità di erogare il servizio in seguito a interruzioni imprevista, come disastri naturali, guasti informatici o interruzione delle utenze;
  • i test per la valutazione del livello di competenze finanziarie degli investitori.

Quest’ultimo in particolare ha lo scopo di distinguere tra investitori competenti o neofiti nell’ambito di investimento proposto, in una filosofia del tutto simile a quella della normativa MiFID.

In mancanza del recepimento da parte della Commissione europea, non si è attivato il termine dei 90 giorni per l’entrata in vigore dei sub regolamenti.

Questo comporta due criticità: in primo luogo, le piattaforme che hanno già ottenuto l’autorizzazione europea, lo hanno fatto conformandosi ai sub regolamenti non ancora in vigore; in secondo luogo, un eventuale modifica dei sub regolamenti annullerebbe le autorizzazioni concesse.

Per un regolamento che intenda creare un mercato europeo comune del crowdfunding, rischia di essere una falsa partenza.

A livello italiano la situazione non è meno ingarbugliata. Il Regolamento europeo demanda all’autorità nazionale il compito di decidere quale sia l’ente vigilante che conceda le autorizzazioni.

Ente che nel nostro paese non è ancora stata definito. Una parte del problema deriva dalla natura delle piattaforme: non tutti i crowdfunding sono creati uguali.

Ad oggi, l’autorizzazione nazionale segue due strade distinte, a seconda che si tratti di un investimento azionario o obbligazionario:

  • per le piattaforme di equity crowdfunding, la Consob è l’autorità di vigilanza;
  • per le piattaforme di lending crowdfunding, l’autorità di vigilanza sarebbe la Banca d’Italia.

La Banca d’Italia sarebbe l’autorità, in quanto competente sulle normative antiriciclaggio e di pagamento, ma di fatto non esiste in Italia una normativa specifica per le piattaforme che trattano gli investimenti sui debiti.

Ad oggi, Bankitalia ha indicato le condizioni che queste piattaforme da rispettare per non violare il divieto di raccolta di risparmio tra il pubblico riservato esclusivamente alle banche, secondo l’articolo 11 del Testo Unico Bancario.

Quindi, le piattaforme di lending possono operare come istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica o intermediari finanziari iscritti all’art. 106 del TUB, ma non possono raccogliere il risparmio privato, come fanno le banche.

Una netta differenza rispetto all’equity crowdfunding, la cui normativa risale al 2013.

Ora, questo doppio binario comporta due problemi.

Da un lato, non è stato individuata quale possa essere l’autorità competente. Sul tema si è espresso l’avvocato Alessandro Lerro, presidente di AIEC, l’Associazione Italiana per l’Equity Crowdfunding.

Intervistato da Crowdfundingbuzz settimana scorsa, l’avvocato Lerro ha soppesato i possibili pregi di Consob e Banca d’Italia come possibili autorità di vigilanza: a favore di Consob, l’esperienza nell’autorizzazione di 60 portali di equity crowdfunding e l’attività ispettiva sui portali di lending che la qualificano per valutare le sollecitazioni di investimento.

A favore di Banca d’Italia, la competenza sui servizi di pagamento e antiriciclaggio. Una possibile decisione è attesa con un prossimo Decreto-legge, per la fine dell’estate.

Frattanto, resta il problema delle autorizzazioni europee, già avviate in altri Stati Comunitari: la spagnola Crowdcube ha già completato l’iter per l’autorizzazione europea, che le permette di operare nel mercato unico.

Il rischio è che le nostre piattaforme di crowdfunding si trovino superate prima ancora di partire.

L’AIEC ha proposto una soluzione al ritardo della politica, con l’adozione di un regime di provisional authorization per le piattaforme di crowdfunding – equity e lending – già legittimate secondo il dirizzo nazionale.

Secondo questa autorizzazione semplificata, compatibile con l’articolo 48 comma 2 del Regolamento UE 2020/1503, le piattaforme potrebbero avere una autorizzazione provvisoria ad operare concessa alla domanda di autorizzazione.

Entro dodici mesi da questa autorizzazione provvisoria, l’autorità competente verificherebbe l’operatività e l’effettiva rispondenza alle norme europee in materia. In sintesi, un approccio pragmatico alla lentezza politica.

Qualche considerazione

Dalla conferenza di presentazione del 7° report sul Crowdfunding di mercoledì 20 luglio sono emerse alcune interessanti riflessioni.

Alcuni segmenti segnano una fase di flessione, dopo un biennio di crescita entusiasmante.

A rivelare un certo affaticamento sono anche la durata delle campagne, in cui la raccolta è passata dalle poche ore a qualche giorno di durata, soprattutto nel segmento immobiliare. Anche l’equity sembra in una fase esplorativa, prima di decidere il trend nei prossimi mesi.

Una possibile fase di consolidamento - leggasi, acquisizioni o liquidazioni - potrebbe essere un evento positivo per il settore nel suo complesso.

Una volta definite procedure, tempi e autorità per mettere a regime l’autorizzazione europea, nei mercati nazionali inizieranno ad affacciarsi dei competitors stranieri. Eccessiva frammentazione e gestioni meno organizzate si troverebbero più in difficoltà in questo nuovo scenario.

Possibili soluzioni possono essere le partnership e le collaborazioni tra piattaforme, non solo dello stesso segmento, ma anche di segmenti diversi: l’ampliamento della gamma dei servizi offerti potrebbe favorire alcune economie di raggio d’azione.

In alternativa o in parallelo, anche gli accordi e le collaborazioni con gli istituti finanziari classici: si veda l’ingresso di Banca Intesa nella compagine azionaria di BacktoWork24 nel 2019.

Infine, e qui la nota dolente, pesa l’incertezza burocratica e politica.

Il mancato recepimento in commissione europea dei sub regolamenti emanati da ESMA e EBA diffonde un senso di precarietà sulle domande di autorizzazione, basate su requisiti che potrebbero essere cambiati prima della scadenza ultima.

A complicare le cose, in ambito domestico pesa la confusione su quale sarà l’ente a cui spetterà concedere le autorizzazioni alle piattaforme italiane.

Il parere espresso dal report è che questa incertezza possa incidere in particolar modo sulle piattaforme di lending, per le quali l’assenza di un attuale ente di vigilanza potrà comportare adempimenti più rigidi.

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Fabrizio Pagni

Mi occupo di divulgazione economica. Scrivo di eLearning, finanza e Startup. Curo il blog aziendale di una TLC innovativa. Progetto podcast e giochi da tavola. Le interviste sono la mia specialità: quando sono fatte bene viene fuori la passione che anima le persone. Adoro trattare temi complessi: è quando riesci a spiegarli che sai di averli capiti.