Le scelte degli Stati al tempo dei Bitcoin

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Bitcoin, insieme all'intero ecosistema circostante, è senza alcun dubbio un cambio di paradigma socio-culturale ed economico. Mai nella storia dell'uomo, il compito di forgiare moneta è stato affidato totalmente al libero mercato. Il Monopolio è quindi una costante dai tempi di Augusto fino all'attuale Mario Draghi. La grande sfida di questa nuova tecnologia, che si trova a cavallo tra digitalizzazione e globalizzazione, è letteralmente quella di imporsi come moneta privata in un mercato competitivo, senza confini, senza garanti centralizzati.

Come per tutti i grandi cambiamenti, prima che questi (cambiamenti) possano trovare spazio nella storia contemporanea, l'uomo deve affidarsi e fidarsi al riscontro che essi possano conferire alle proprie attività commerciali e private. La fiducia è un elemento cardine in tutte le rivoluzioni. Senza una vera fede verso le capacità conoscitive dell'uomo e della rivalutazione di altri preconcetti, la rivoluzione Copernicana non sarebbe mai stata compresa e condivisa dai molti. Si tratta quindi sempre di porre una aspettativa verso l'ignoto

Così come l'agente economico, homo oeconomicus, cerca di trarre verso se stesso il massimo beneficio, partendo dalle informazioni a sua disposizione, anche gli Stati ragionano come un ente singolare, modellando le proprie azioni al fine di ottenere obiettivi e vantaggi. Quali sono quindi gli Stati, che ponendo fiducia nella rivoluzione di Satoshi Nakamoto, hanno ottimizzato la propria funzione di utilità?

Il primo che possiamo elencare è sicuramente il "Paese del Sol levante" . Il Giappone, dove aver conferito a Bitcoin uno "status legale", ha adottato massivamente la valuta decentralizzata in diversi suoi settori economici ed industriali. Questo fenomeno, unito alla crescita esponenziale del valore di Bitcoin, potrebbe aggiungere uno 0,3% alla crescita del PIL del Giappone, in accordo con le analisi della banca giapponese Nomura. Risulta quindi evidente, che attraverso le basi minime di macro e microeconomia, riscontrare un "wealth effect" nei possessori di Bitcoin, i quali ovviamente sono più disposti a spendere, alimentando il ciclo economico domestico. In accordo con le analisi, il wealth effect nel mercato nipponico ha creato un valore di circa 96 miliardi di yen (con un contro valore di $851 milioni) di maggiore spesa sul  mercato interno.

Elencando invece un paese del Vecchio Continente, la Bulgaria è decisamente lo Stato che ha colto l'occasione di sfruttare il bitcoin e i business correlati, beneficiandone maggiormente. Solamente nel corso dell'ultimo anno, la Bulgarian Crime Enforcement Agency (BCEA) insieme alla Southeast European Law Enforcement Center (SELC) è riuscita ad hackerare e a confiscare 213.519 bitcoins, da circa 23 gruppi criminali che operavano tra Macedonia, Grecia, Romania e Serbia. Con il valore attuale della criptovaluta, la Bulgaria risucirebbe a coprire il debito nazionale di $16 miliardi. Inoltre, grazie ai costi estremamente più bassi dell'energia elettrica rispetto ad altre capitali europee, città come Kremikovtzi a 30 km da Sofia, sono state invase da CPU e GPU che producono criptovalute. Ovviamente, i locatori bulgari hanno decisamente beneficiato dell'incredibile domanda internazionale.

Infine, la Svizzera e specialmente alcuni dei suoi Cantoni (Canton Zugo ormai conosciuto come Zug Cripto Valley) ha abbracciato la rivoluzione decentralizzata, esponendosi come Stato cryptocurrency-friendly. I cittadini possono pagare con bitcoin tasse ed alcuni servizi pubblici come i trasporti ferroviari. Il potere di accumulo per lo Stato è senza dubbio vantaggioso, quando l'asset ritirato possiede una rivalutazione importante del proprio valore. 

Sarà profittevole nel tempo la fiducia riposta in questa incredibile rivoluzione sociale ed economica? 

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Jacopo Sesana

Student of Philosofy, Economy and International Studies in University of Ca' Foscari Venice. Fully convinced that Bitcoin Technology will shape our word.