Le banche saranno costrette a condividere i loro dati

Che la rivoluzione abbia inizio! Grazie alla nuova direttiva europea sui servizi di pagamento, la c.d. PSD2, le banche saranno obbligate a consentire alle app esterne ad accedere ai dati bancari, ovviamente dietro autorizzazione dei clienti.
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Fabrizio Villani
Cofounder of Fintastico - fintech and insurtech expert
Cavo di una banca

Oltre ai timori legati ai tassi di interesse negativi e ai margini di profitto, le banche discutono di come concentrare i loro sforzi e affrontare le prossime sfide del settore. La sfida della digitalizzazione per esempio mette in pericolo tutto il business model bancario. Il 13 gennaio è entrata in vigore la nuova direttiva europea sui servizi di pagamento la c.d. PSD2 dal suo acronimo in inglese che cerca di promuovere l’innovazione, la sicurezza e la concorrenza all’interno del sistema bancario. Gli Stati membri hanno tempo due anni per recepirlo e trasporlo nei propri ordinamenti, obbligando così la comunità bancaria ad aprire i loro conti a terzi e instaurare relazioni commerciali. 

Il discorso è interessante in particolare per i cosiddetti Istituti di pagamento (o TPP Third Party Payment Services Provider) che sono, fondamentalmente, imprese non bancarie di pagamento ed imprese che forniscono all'utente informazioni online aggregate su uno o più conti di pagamento (sempre con il permesso dell’utente), in modo da potergli consentire di disporre immediatamente di un quadro generale della sua situazione finanziaria in un dato momento.  Fino a questo momento, le TPP come anche le nuove imprese tecnologiche e finanziarie (Fintech) come per esempio Satispay, Jiffy, Transferwise etc. hanno dovuto ottenere i permessi dalle singole banche per poter accedere ai loro dati, perché hanno solitamente bisogno di servizi che solo le banche offrono al momento. La direttiva europea costringerà per legge le banche ora a fornire questi servizi a tutti i soggetti che ne faranno richiesta. Alcuni studi hanno comparato questo cambio epocale allo stesso cambio che è successo nel mercato delle telecomunicazioni, quando gli operatori sono stati costretti a condividere la loro infrastruttura per consentire l’ingresso a nuovi concorrenti.  In Italia abbiamo vissuto questo cambio, conosciuto come unbundling, sopratutto nel settore delle telecomunicazioni e dell’energia elettrica. È il servizio che consente agli operatori diversi da Telecom Italia e che non possiedono una propria rete di accesso di offrire servizi di accesso diretto (voce a dati) ai propri clienti. Il servizio consiste nell’affitto da parte di Telecom Italia del cosiddetto “ultimo miglio” della propria rete in rame, ossia del collegamento in rame che si sviluppa da casa dell’utente alla prima centrale telefonica.

Attraverso questa nuova direttiva le Fintech, le imprese di telecomunicazioni, le utilities e le imprese retail potranno arrivare ai clienti finali senza dover passare per l’intermediazione delle banche. La direttiva non è solo un nuovo standard al quale conformarsi, ma il punto di partenza di un nuovo ecosistema bancario aperto. Inizialmente le banche percepiscono l’adattamento come un costo da sopportare, ma se si impegnano e sono abbastanza pronte e furbe, come lo sono, cercheranno di essere loro l’interfaccia con l’utente finale in modo da essere il fornitore di pagamento. Molte banche si stanno già adattando a questo cambiamento, qualcuna cerca una partnership o compra direttamente le Fintech. Un esempio è l’ultimo servizio di robo-advisor di CheBanca! che attraverso la partnership con AdviseOnly (impresa FinTech), Deus Technology (impresa tecnologica), Med-use (impresa che utilizza i media in modo innovativo) e ObjectWay (impresa dedicata allo sviluppo e produzione di piattaforme software) ha lanciato sul mercato Yellow Advice aperto a tutta la clientela retail, con soglie di investimento accessibili (a partire da 20 mila euro) e strumenti di educazione finanziaria. In Italia tralasciando gli esempi di CheBanca e Banca Sella, siamo ancora un po’ fermi su questi temi, le banche più attive a livello internazionale sono BBVA, Santander e Barclays.

La direttiva si occupa esclusivamente dei pagamenti, tuttavia il ragionamento si può estendere a tutti i servizi bancari. Speriamo che l’Italia e le banche italiane troveranno lo slancio per estendere questa rivoluzione a tutti i servizi finanziari autonomamente, senza dover aspettare costrizioni provenienti dall’esterno.

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