Intervista a Giorgio Martelli di MotusQuo. Passare dalla Banca al Fintech è possibile?

MotusQuo consente ai privati di offrire liberamente la loro liquidità in eccesso ad un tasso conveniente. Dall’altro lato consente ai richiedenti un prestito di valutare l’offerta e di decidere liberamente se accettarla o meno a secondo della loro convenienza
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Fabrizio Villani
Cofounder of Fintastico - fintech and insurtech expert
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Ciao Giorgio, in che cosa MotusQuo è differente dalle banche tradizionali? Perché le persone dovrebbero scegliere voi e non altri canali?

MotusQuo è profondamente diverso dalle banche. Tanto per cominciare MotusQuo si limita a mettere in contatto uno o più privati che hanno dei risparmi con uno o più privati che richiedono un prestito. La piattaforma consente ai privati di offrire liberamente la loro liquidità in eccesso per un determinato periodo e ad un tasso che ritengono conveniente. Dall’altro lato consente ai richiedenti un prestito di valutare l’offerta e di decidere liberamente se accettarla o meno a secondo della loro convenienza.

La piattaforma ha l’ambizione di replicare il mercato della liquidità consentendo all’investitore di ottenere il rendimento desiderato dai suoi risparmi e al richiedente di pagare un tasso congruo, il tutto in pochissimi minuti e in piena e totale trasparenza.

In merito al perché un soggetto dovrebbe preferire MotusQuo ad altri canali, le ragioni sono ovviamente diverse per le due tipologtie di attori: l’investitore e il richiedente. L’investitore ha la possibilità di ottenere una remunerazione della propria liquidità più alta di quella che offre il mercato, senza costi di gestione o di deposito! Il richiedente ha due grandi vantaggi la velocità dello strumento che può essere consultato on line senza necessità di andare in filiale a sottoporsi ad istruttorie e ispezioni “corporali”, e la convenienza dei tassi più competitivi di quelli del mercato tradizionale.

MotusQuo riesce ad ottenere le condizioni sopra esposte grazie ad un meccanismo d'asta. Infatti, la seleziona degli investitori che concorreranno alla concessione del prestito avviene attraverso un’asta al ribasso: si dà la precedenza a chi accontenta di tasso un rendimento più basso;

Visto che hai avuto una lunga esperienza nel settore bancario, ci puoi parlare delle differenze di lavorare in una istituzione tradizionale e in una startup?

Io non ho semplicemente lavorato in banca, ma ho lavorato in una banca Svizzera a Zurigo! Il massimo della strutturazione ed organizzazione. Su cosa si faccia in una banca non mi dilungo altrimenti ci perdiamo i lettori per la noia. Una start up, invece, è un luogo pieno di energia esplosiva dove ogni giorno si gestisce una emergenza ed una novità. Dove le persone non lavorano per arrivare allo stipendio (che spesso non arriva peraltro), ma lo fanno perché è una necessità vitale! Sta creando qualche cosa che non c’era. Chi lavora in una start up sta facendo gesti, atti e cose che prima non esistevano in natura! Auguro a tutti il privilegio di potere provare queste sensazioni!

Cosa significa per te Fintech?

FinTech per me è disintermediazione ! La tecnologia ha sconvolto negli ultimi due decenni vari mercati, la discografia, il turismo, il giornalismo, la pubblicità, i trasporti, il commercio ecc. Ora sta trasformando la finanza, finalmente! La resistenza del settore ha coniato il termine FinTech. Tu hai sentito parlare del AdTech o del TransportTech? Queste industrie sono state sconvolte subendo la tecnologia. Il settore finanziario tradizionale è piu ricco ed attrezzato, anche dal punto di vista regolamentare, e quindi cerca di imbrigliare la tecnologia a proprio favore. Io non credo che ci riuscirà. Forse lo farà nel breve periodo ma nel lungo periodo anche la finanza tradizionale dovrà soccombere.

A cosa pensi sia dovuta la crescita del Peer-to-Peer Lending nell'ultimo anno?

 Il mercato Italiano del peer-to-peer lending è il più indietro tra quelli che abbiano una rilevanza in ambito mondiale. Lo stock di debito privato è più basso degli ultimi 10 anni ma resta sopra i 50 Miliardi di Euro! Era ovvio che si muovessero le cose anche da noi. Non era possibile che ci fossero solo due players. Poi quante piattaforme di quelle che oggi sono sul mercato ci saranno tra dieci anni sarà divertente vederlo. Ma da oggi ai prossimi 5 anni ce ne saranno sempre di più.

Come spiegheresti il ritardo dell'Italia rispetto agli altri stati europei? Cosa manca?

Io sono convinto che si tratti esclusivamente di accesso ai capitali. Secondo me le idee ci sono e ci sono anche i ragazzi che sono disposti a svilupparle. In verità c’è anche il capitale ma mancano le professionalità per veicolarlo in questa industria. Se vai a guardare le start up Italiane di “successo” sono fatte da ultra quarantenni come me! Solo perché noi siamo capaci di trovare i capitali. Se prendi un ragazzo giovane con una buona idea rivoluzionaria ma non gli dai il capitale e il supporto per svilupparla non puoi aspettarti che trasformi l'idea azienda! Chi dovrebbe fare selezione ed investire in verità in Italia fa un altro mestiere, l’opinion leader!

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