Intervista a Lorenzo Giustozzi di Chainside ed esperto Blockchain per il MISE

La corsa alla tecnologia Blockchain sembra non fermarsi, anzi, continua a crescere. Nel futuro i protocolli come Lightning Network potrebbero permettere una maggiore diffusione di Bitcoin come sistema di pagamento. Scopriamo insieme come.
Lorenzo Giustozzi Chainside

Oggi vi presentiamo l'intervista a Lorenzo Giustozzi, CEO di Chainside la startup che ha come obiettivo quello di permettere alle persone di utilizzare i bitcoin nella vita di tutti i giorni, in modo facile e sicuro. 

Ciao Lorenzo. Prima di entrare nel vivo, parlaci un po' di cosa è Chainside oggi?

Chainside è la prima realtà italiana ad aver realizzato un prodotto - ChainsidePay - che permette a qualsiasi tipo di azienda, dalle piccole fino alle grandi imprese, di integrare Bitcoin come sistema di pagamento astraendo tutte le complessità insite in questo strumento innovativo. 

Il nostro obiettivo primario è quello di rendere semplice l'utilizzo di questa tecnologia, molte aziende che si avvicinano rimangono spaventate a causa di una terminologia non propriamente accessibile e di tante domande alle quali non è sempre possibile dare una risposta semplice, il nostro compito è accompagnarle su questa strada dedicando un grande sforzo nel migliorare l'usabilità degli strumenti che vengono messi a disposizione di clienti ed esercenti.

Un altro nostro focus è quello dell'interoperabilità, ad oggi è possibile ricevere Bitcoin tramite ChainsidePay su qualsiasi wallet esistente, non ci piace il concetto di lock-in e cercheremo sempre di aiutare i nostri utenti a scegliere il prodotto migliore per loro, rimanendo quindi competitivi con il mercato.

In ultimo, grazie a ChainsideLabs stiamo creando un centro di know-how importante sul territorio di Roma, che si dedica alla ricerca ed allo sviluppo di soluzioni open source, in modo da restituire qualcosa alla community.

Oltre Chainside, sei coinvolto anche nel progetto BEN  (Blockchain Education Network), di cosa si tratta?

È un'associazione a carattere accademico nata nel dicembre 2014 da un'idea di Federico Tenga, che propose di replicare in Italia l'esperimento americano del College Cryptocurrency Network, associazione che nacque dalla fusione dei Bitcoin Club delle università di Standford, MIT e Michigan. Iniziammo in 16, oggi siamo più di 900 associati su tutto il territorio e dal giugno 2016 ricopro la carica di Presidente, grazie al supporto costante del nostro Consiglio Direttivo.

Il nostro scopo è quello della diffusione della conoscenza sul Bitcoin e sulla Blockchain attraverso l’educazione, lo sviluppo di progetti e la continua sperimentazione delle nuove applicazioni basate su queste tecnologie. Per dare una dimostrazione che Bitcoin non è solo un ottimo sistema per trasferire denaro, nel nostro statuto sono stati implementati degli esempi di applicazioni non monetarie del protocollo Bitcoin come la Proof of Existence e la firma digitale basata su indirizzi Bitcoin.

Allo stesso tempo, obiettivo della nostra associazione è quello di favorire il networking tra i soci, mettendo i contatto persone con background differenti e spesso complementari, di fare divulgazione sul territorio attraverso conferenze negli atenei e meetup mensili. 

Solo nell'ultimo anno, grazie all'impegno del nostro Vice Presidente Emiliano Palermo, siamo riusciti ad organizzare più di 20 conferenze negli atenei più disparati e ad impostare eventi fissi su Roma, Milano e Bologna, portando ogni mese speaker di altissimo livello sia nazionali che internazionali, con 15 appuntamenti conclusi con successo.

Il tuo impegno nella diffusione della tecnologia blockchain è stato da poco premiato con la selezione da parte del MISE a diventare uno degli esperti blockchain per sviluppare insieme la strategia nazionale che adotterà l'Italia per quanto riguarda le DLT e la tecnologia blockchain. Secondo te, come è messa l'Italia rispetto agli altri partner europei per quanto riguarda la blockchain?

Fino a pochi mesi fa ero un po' scettico, nonostante dal punto di vista delle competenze l'Italia ha veramente poco da invidiare sul panorama europeo, non vedevo un interesse politico nell'abbracciare questa nuova tecnologia, ultimamente invece qualcosa si è mosso, l'argomento è sempre più centrale e lo dimostra la creazione del tavolo di lavoro, creato coinvolgendo persone competenti che potranno dare un grande contributo su questo argomento. L'importante sarà mantenere il focus ed evitare di essere trascinati in logiche di marketing.

In ogni caso, scoprire di essere stato selezionato mi ha emozionato, è un onore pensare di poter dare il mio contributo alla strategia nazionale. 

Se ti chiedessero di nominare un altro esperto blockchain non presente attualmente nella lista, chi nomineresti e perché? 

Domanda difficile, la platea è talmente rilevante che selezionare un solo nome è praticamente impossibile, per nominarne solo alcuni abbiamo Giacomo Zucco, Guido Baroncini Turricchia, Sebastiano Scrofina, Marco Amadori, Giorgio Maria Mazzoli, Niccolò Travia, Massimiliano Nicotra, Paolo Dal Checco, Riccardo Casatta, la lista potrebbe continuare a lungo, parliamo di gente che lavora da anni su questa materia e che potrebbe certamente dire la sua in maniera autorevole.

Pensi che l'Italia, nei prossimi anni, adotterà un approccio crypto friendly come è già successo con altri Stati come Malta e la Svizzera?

Purtroppo, ad oggi, la situazione è piuttosto preoccupante.

L'anno scorso il MEF ha pubblicato la bozza del decreto ministeriale che dovrà andare a definire le modalità di comunicazione della propria operatività da parte dei prestatori di servizi relativi all'utilizzo delle valute virtuali, all'interno della quale è esteso l'obbligo di comunicazione anche agli esercizi commerciali che decideranno di accettare criptovalute nella propria attività

È chiaro che se un obbligo di questo tipo diventasse realmente operativo, rappresenterebbe una frizione incredibile nella diffusione di questi mezzi di pagamento, con conseguente ulteriore perdita di terreno rispetto ai nostri vicini.

Spero vivamente che ci sarà un'inversione di rotta, come Associazione stiamo lavorando sodo al fianco delle istituzioni per cercare di far comprendere quanto utile possa essere diventare un paese ospitale per le aziende del settore. 

Dare la possibilità ad aziende innovative di crescere e sperimentare in un contesto normativo certo e senza norme ammazza-mercato lascerebbe la speranza di veder nascere il prossimo Binance in Italia, con un conseguente guadagno per tutto il paese.

Nel nostro piccolo, con Chainside abbiamo deciso di crederci e di rimanere in Italia come SRL, speriamo che alla lunga non dovremo pentirci di questa scelta!

Quali saranno secondo te le principali novità che dovremo aspettarci in questo 2019 per quanto riguarda DLT e tecnologia blockchain? 

Da un punto di vista normativo, mi aspetto un miglioramento delle definizioni date fino ad oggi dei vari elementi fondanti di questa tecnologia, da una parte abbiamo visto parlare di "registri distribuiti" e "smart contracts" in maniera piuttosto vaga, dall'altra non c'è ancora una classificazione precisa dei cosiddetti prestatori di servizi relativi alle valute virtuali, che tenga conto della realtà tecnologica all'interno delle quale operano.  

Sui primi due termini, spero veramente che il lavoro del tavolo del MISE possa aiutare a migliorare la definizione ancora troppo lassa di quei concetti, sul secondo invece mi aspetto che si arrivi finalmente alla differenziazione tra providers custodian, semi-custodian e non-custodian delle chiavi dei propri utenti.

Da un punto di vista operativo siamo in un momento storico particolare, c'è una corsa all'utilizzo di blockchain nelle attività più disparate. Vedremo certamente l'aumentare di tentativi di utilizzo di blockchain per sanare il divario digitale esistente oggi nella maggior parte dei settori - e che andrebbe affrontato nella maggior parte dei casi semplicemente con un sano processo di digital trasformation tradizionale - con particolare attenzione a quello della filiera, andando a mio parere ad aumentare l'asimmetria esistente tra quel concetto di blockchain con il quale sono stato abituato a rapportarmi fino ad oggi, a favore di qualcosa di non ancora ben definito. 

Nelle applicazioni più sensate, quelle finanziarie, vedremo sicuramente una crescita importante dei protocolli di livello 2 come Lightning Network e vedremo, anche grazie a ChainsidePay, una diffusione sempre maggiore di Bitcoin come sistema di pagamento.

Si arriverà mai, secondo te, alla definizione di uno standard blockchain condiviso tra i diversi attori che formano il mercato?

Parlare di standard è sempre rischioso, ci sono due mondi che nei prossimi anni andranno in due direzioni totalmente opposte:

- blockchain permissionless, la vera innovazione tecnologica e sociale che ha acceso i fari su blockchain: ci sono ad oggi migliaia di blockchain pubbliche in esercizio, ognuna con caratteristiche differenti ed ognuna che sta provando ad imporre un suo standard tecnologico, quello vincente sarà quello con il maggiore effetto network e la maggiore capitalizzazione, ad oggi, Bitcoin sembra ancora essere il de facto standard

- blockchain permissioned, che io reputo una involuzione delle blockchain pubbliche, ci saranno due o tre prodotti di grandi aziende che prenderanno piede senza uno standard effettivo adottato, si rischierà di arrivare esattamente nella stessa situazione dalla quale si tenta di scappare oggi e che vediamo per esempio nella pubblica amministrazione, con diversi sistemi legacy che non parlano tra loro e che diventano motivo di rallentamento di qualsiasi processo, senza un reale guadagno finale

L'anno scorso avete preso parte a Forum Banca, uno degli eventi principali nel panorama italiano per quanto riguarda fintech e nuove tecnologie finanziarie. Quali sono stati i punti positivi e quelli da migliorare che vi siete portati a casa da quella esperienza? Avete avviato qualche collaborazione con qualche banca a seguito di Forum Banca? 

È stata una bella esperienza, abbiamo avuto modo di confrontarci con il mondo della finanza tradizionale e ci siamo portati sicuramente a casa tanti consigli e dei punti di vista interessanti. L'aspetto positivo è stato certamente vedere che il nostro stand ha catalizzato un grande interesse da parte del pubblico, confermando la bontà della nostra scelta di dedicarci a questa attività.

C'è poi una collaborazione importante in atto con il mondo bancario, nei prossimi mesi ne sentirete sicuramente parlare, per ora non posso dirvi di più!

Quali sviluppi di Chainside avete in cantiere e prevedete di lanciare nel prossimo futuro, e con quali tempistiche?  

Nei prossimi mesi rilasceremo il nostro wallet Bitcoin, che sarà open source e sarà ricco di funzionalità innovative. Stiamo lavorando inoltre per dare a breve la possibilità a tutte le aziende di effettuare cambio immediato verso valuta tradizionale senza rischi valutari o legali. 

Siamo sicuri, che sentiremo ancora parlare e molto di Chainside e del suo splendido team nel futuro, grazie per l'intervista Lorenzo, a presto!