Il tramonto della banca tradizionale

Le banche tradizionali, soprattutto i piccoli istituti, rischiano di non farcela. Il rischio è quello di venire superate dalle innovazioni tecnologiche.
tramonto banca

Gli stipendi erano fantastici. Gli uffici nei luoghi più belli in città. A Natale arrivava un bel bonus. I pranzi erano spettacolari e le spese illimitate. A cinquant'anni potevi diventare milionario. Per un paio di generazioni, la carriera in banca è stata quella più ambita. In Wall Street di Oliver Stone si mostra il mondo dei banchieri rampanti, e le conseguenze sociali delle loro azioni che paga, spesso e volentieri, qualcun altro. Tutto questo non esiste più. La crisi dei subprime del 2007-2009 sembra aver aperto il vaso di Pandora. Probabilmente non c'è mai stato un periodo storico peggiore per diventare un banchiere; il settore deve affrontare una fase declinante, un futuro incerto.

Cambiamento strutturale

Ogni settimana c'è una notizia che parla del ridimensionamento nel settore. L'ultima in ordine di tempo, (sperando di non averne persa nessuna per strada) è quella di Hsbc, che dietro al piano aziendale di riduzione dei costi, potrebbe star pensando al licenziamento di 10.000 dipendenti. Il settore bancario è diventato un settore in cui vi è una costante minaccia di perdere il lavoro e con così tante banche che tagliano il personale chiunque venga licenziato fa fatica a rientrare nel mercato del lavoro. 

La situazione peggiora. Le banche non stanno solo rispondendo a una recessione temporanea e stringendo la cinghia aspettando un miglioramento del mercato. Devono affrontare nuove sfide e nuove forme di competizione. I tassi di interesse vicini allo zero o negativi in ​​tutto il mondo stanno sfidando il loro modello di business. Lasciare i soldi in banca non genera alcun interesse significativo, e non si riceve nessun interesse nel caso di tassi negativi. Ha fatto abbastanza rumore negli scorsi giorni, la notizia che Unicredit potrebbe applicare tassi negativi ai conti correnti dei propri clienti.

Dai dati dell'Associazione Bancaria Italiana (ABI), ad agosto 2019, il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria (somma di depositi e obbligazioni) è stato dello 0,60%, per tenere fermi i soldi sul conto si pagano mediamente 142 euro l'anno, 26 euro di media se il conto è online con operatività. L'inflazione è superiore al tasso di interesse medio, in questo modo, si erode il capitale. Con parametri patrimoniali più stringenti, le banche dovrebbero far attenzione a come prestano i "loro" soldi, in modo da ridurre nel futuro l'ammontare delle sofferenze bancarie in pancia. I Non Performing Loans (NPL), sono diventati tristemente famosi e rappresentano crediti in sofferenza erogati dalle banche a soggetti che sono diventati insolventi. 

Dati di Banca d'Italia parlano di un credito bancario al settore privato indebolito e finanziamenti alle imprese lievemente contratti. Banche che non prestano, o che prestano male, non ottengono un ritorno economico che gli permetta di essere finanziariamente sostenibili nel medio-lungo periodo e certamente non hanno bisogno di molti impiegati.

Maggiore concorrenza e tecnologia

Allo stesso tempo, la tecnologia si sta espandendo nel settore. I metodi per spostare denaro da un luogo all'altro, che è fondamentalmente ciò che fa una banca, stanno cambiando alla velocità della luce. Molte sono le imprese fintech che offrono modi più economici di effettuare pagamenti e ottenere prestiti

I giganti del web, con una base clienti ampia, esperienza nella raccolta dati e risorse finanziarie illimitate, stanno entrando prepotentemente nel settore bancario. Amazon ha lanciato un programma che permette di ottenere una carta di credito anche a coloro che non hanno un conto bancario, Google e Apple hanno sistemi di pagamento che trasformano i telefoni in un conto bancario e Facebook, pur con qualche difficoltà, sta cercando di lanciare la sua valuta digitale: Libra. Resta da vedere quali di queste nuove idee avranno successo e quali falliranno, ma alcune avranno sicuramente successo. Le banche tradizionali affrontano un calo inesorabile, perdono clienti e sono reticenti a unire le forze, scegliendo di continuare a fare da sole, rimanendo troppo piccole e fragili.  

Le carriere finiscono prima e le opportunità svaniscono. Il settore bancario, storicamente, era quello che attirava i migliori cervelli e pagava gli stipendi più alti. Oggigiorno, è improbabile che molti brillanti laureati aspirino a un lavoro in banca. Per crescere, le banche avevano bisogno di persone che potessero concludere affari e stringere accordi, abili venditori o brillanti creatori di prodotti e strumenti finanziari, spesso complessi, ma innovativi. Se la banca non può più offrire un futuro roseo alle persone, è probabile che assisteremo alla "caduta dell'impero". Senza i talenti, la banca non avrà l'energia o le idee fresche di cui ha bisogno per continuare ad espandersi, o addirittura non perdere quote di mercato in ambiti che ha dominato incontrastata per decenni. Se la banca ha un asso nella manica, lo tiene ben nascosto. Nel frattempo, i giganti del web si muovono nel suo territorio. Ci vorrà ancora un po' di tempo forse, ma se il lavoro in banca non è più una carriera ambita, le persone perderanno interesse e il settore si ridurrà inevitabilmente.