Fintech per le PMI, a che punto siamo in Italia?

Dal banking alla fatturazione, cresce il mercato dedicato alle imprese. Sempre più startup competono con le banche. Ecco le più interessanti.

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Negli ultimi anni la crescita del fintech è stata dirompente. In questo settore si sono impegnati imprenditori di tutti i tipi, sfidandosi a colpi di innovazione tecnologica, licenze bancarie e grossi budget di marketing, al fine di accaparrarsi la fetta di mercato più grande possibile.

La stessa dinamica ha animato il segmento specializzato delle challenger banks B2B. In questo segmento gli operatori sono passati in breve tempo da operatori nazionali a realtà europee, con l’obiettivo di conquistare nuovi mercati, facendo leva su grossi round di investimento e sul recruiting rapido ed esteso di team locali esperti.

Il fintech in Europa

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Grandi risorse in campo, quindi, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Attualmente i clienti europei che hanno un conto business in un istituto fintech è inferiore al 5% rispetto al totale delle piccole e medie imprese continentali.

La penetrazione del mercato, quindi, è bassa ma sono già partite le prime acquisizioni, basti pensare all’acquisizione di Penta da parte di Qonto, e di Kontist da parte di Ageras.

Il potenziale di crescita resta enorme. In Europa si contano circa 24 milioni di PMI, che costituiscono l’infrastruttura economica più preziosa e più potente dell’Unione. La presenza delle piccole imprese è un fenomeno conosciuto e diffuso in tutti i paesi europei.

Ma le banche tradizionali non sono mai riuscite (o più probabilmente non hanno mai voluto) creare un’offerta su misura per questa categoria di clienti.

Non parliamo tanto di prodotti di finanziamento o altre forme di credito, ma di servizi digitali che possano davvero aiutare queste imprese in attività che riguardano la gestione finanziaria, oltre che al mero fabbisogno. Attività oggi sempre più importante, per far fronte alle emergenze portate dalla crisi energetica e ambientale.

Quindi, cosa devono fare le fintech per rafforzare la loro posizione di mercato, soprattutto in tempi di recessione incombente quando le PMI cercano di spendere meno? Rimanere ciò che sono, anche se giocoforza la crescita sta rallentando ed è più difficile attrarre capitali freschi da investire

La strategia di differenziarsi dagli incumbent in termini di flessibilità di utilizzo delle proprie applicazioni e la trasparenza dei propri costi restano armi vincenti poiché in linea - o se vogliamo, in anticipo - rispetto al crescente desiderio della clientela di prodotti digitali e “semplici” da usare.

Il mercato italiano

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Le PMI italiane superano già la media UE nell'utilizzo degli strumenti digitali per il proprio business. Secondo un recente sondaggio, l'80% delle aziende intervistate ritiene che i servizi finanziari online aiutino a risparmiare tempo.

Inoltre, il 70% degli intervistati utilizza già alcuni tipi di strumenti di pagamento online, come Paypal, Satispay e/o un dispositivo POS, ora diventato obbligatorio per tutti gli esercenti e professionisti, a fronte del 34% di imprenditori che riescono a malapena a citare il nome di una fintech in Germania e dell 35% di adozione in Francia.

Il mercato italiano è quindi estremamente interessante per gli operatori che forniscono servizi fintech alle PMI nostrane.

Ma le startup italiane che si concentrano sul segmento dei servizi bancari, e non su quello di finanziamento per il B2B, si contano ancora sulle dita di una mano. Contemporaneamente la presenza di operatori stranieri nel nostro paese prende sempre più piede e nuovi player esteri guardano con interesse al nostro mercato.

Fra le iniziative italiane le cui energie sono concentrate in questo segmento, ci sono sicuramente Tot., che offre un conto aziendale online e una carta di credito insieme a un servizio di gestione completo, e Soldo, operante nel settore delle carte per dipendenti, che se pur basata Londra, ha un italiano a guidarla.

Dall’estero abbiamo invece: Qonto, focalizzata sulla gestione delle spese e dei team aziendali, Finom, che fa invece della propria caratteristica distintiva l’inclusione nella propria offerta di un sistema di fatturazione elettronica completo e molto apprezzato dai clienti italiani (avere 4.9 su Trustpilot non è da tutti), e SumUp, che di recente ha espanso il proprio servizio, includendo anche un conto con carta per la propria rete di clienti.

La partita per decidere quale sarà il player che riuscirà a consolidarsi in questo mercato, erodendo una quota significativa dagli istituti bancari tradizionali, è ancora pienamente aperta, ma quello che appare certo è che il mercato sta già affrontando una nuova fase storica, in cui non sarà solo la mera digitalizzazione, ma soprattutto l’efficienza e l’efficacia dei servizi a determinare la scelta degli imprenditori verso questa o quella fintech. Imprenditori che hanno già delle ottime scelte a loro disposizione.

Autore:

Antonio la Mura, Country Manager Italia di FINOM

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