Finanza sostenibile, la proposta di Banca Generali

Banca Generali in prima linea per l'investimento socialmente responsabile (SRI) che tiene conto dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG).
banca generali ESG

Da Gordon Gekko a Kofi Annan il passaggio sembra impossibile, eppure a traghettare la finanza da quella predicata dall’anti eroe del film “Wall Street” a quella auspicata dall’ex segretario generale dell’ONU nel 2004 ci stanno pensando gli ESG (Environmental Social Governance), ovvero tutte quelle attività legate all'investimento socialmente responsabile (ISR) che perseguono gli obiettivi tipici della gestione finanziaria tenendo però in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di governance. 

Non si tratta dunque di utilizzare criteri etici e morali con schemi negativi (ad esempio, non investire in tabacco o armi) ma di partire dal presupposto che i fattori come sostenibilità, responsabilità sociale e inclusività possano avere rilevanza finanziaria e dare quindi anche un buon rendimento.

In Italia, la risposta a questa sfida da parte di Banca Generali è l’implementazione in BG Personal Portfolio (la piattaforma proprietaria per la costruzione dei portafogli) della possibilità di selezionare i prodotti ESG, misurandone anche i contributi sulle tematiche ambientali, di supporto sociale e a favore di governance efficienti attraverso un metodo quantitativo elaborato con il supporto di MainStreet Partners (società londinese specializzata nell’advisory su questi temi).

Utopia? Marketing? Niente affatto. Tutto è partito nel gennaio 2004, quando Kofi Annan scrisse agli amministratori delegati di 55 istituzioni finanziarie invitandoli a indirizzare i loro finanziamenti verso politiche di investimento sostenibile, partecipando così a un'iniziativa congiunta sotto l'egida del Global Compact delle Nazioni Unite e con il sostegno dell'International Finance Corporation (IFC) e del governo svizzero.

Nel 2005 da questa iniziativa nacque il rapporto "Who Cares Wins", che ha evidenziato come l'inclusione di fattori ambientali, sociali e di governance nei mercati dei capitali abbia senso per gli affari, portando a mercati più sostenibili e a migliori risultati per le società. Nel 2015 il tema è diventato centrale anche per le Nazioni Unite, con l’approvazione nella risoluzione numero 70/1 della cosiddetta Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile articolati in 169 Target da raggiungere entro il 2030. 

Come ha risposto il mercato? Dal 2013 a oggi gli investimenti nei fondi ESG sono aumentati del 27% in tutto il mondo e del 56% nella sola Europa. Una delle più grandi società di investimento nel mondo, Blackrock, ha deciso di investire 35 miliardi in fondi ESG e di preventivarne altri 400 entro il 2030, dichiarando nel proprio report “Sustainability: The future of investing” che l’investimento sostenibile non è più un settore di nicchia, ma sta diventando mainstream.

E l’Italia? Molti i segnali che anche nel nostro Paese il tempo è ormai maturo per gli ESG, sia per l’interesse elevato dimostrato soprattutto dal target dei millennial (che tradizionalmente non hanno molti capitali da investire), sia per la concreta propensione agli investimenti radicata tra i baby boomer (detentori invece di patrimoni).

Serve però maggiore informazione e formazione, richiesta ai propri referenti per gli investimenti o alla propria banca. Questa la fotografia emersa dalla ricerca di Finer per Assogestioni presentata lo scorso aprile al Salone del Risparmio in un incontro realizzato in collaborazione con Banca Generali. 

Lo stesso istituto bancario pochi mesi prima aveva realizzato in collaborazione con il Sustainability Lab di Sda Bocconi una ricerca dal suggestivo titolo “Finanza e giovani, cosa c’è oltre il profitto?” da cui era emersa con chiarezza la forte necessità di integrare sempre più la dimensione Esg nei prodotti di investimento, e di porre l’attenzione sulla formazione dei consulenti finanziari, rendendoli capaci di valutare e consigliare ai clienti strumenti che soddisfino le diverse dimensioni di performance (finanziaria, sociale, ambientale).

La risposta di Banca Generali a questo interesse e a queste esigenze è stata forte, sia a livello di vision che strutturale, muovendo dalla profonda convinzione che se l’Esg deve diventare business, deve entrare nell'organigramma dell’azienda, e per farlo ha bisogno di un mandato forte. In Banca Generali è stato quindi creato, all'interno del CdA, il comitato sostenibilità. In aggiunta a questo, per centrare l’obiettivo di portare le soluzioni Esg oltre il 10% degli asset gestiti entro il prossimo triennio, Banca Generali ha anche implementato nella propria piattaforma proprietaria per la costruzione dei portafogli – Bg Personal Portfolio – un metodo quantitativo per misurare concretamente i contributi sulle tematiche ambientali, di supporto sociale e a favore di governance efficienti e solide nelle aziende.

Banca Generali ha sviluppato questa nuova tecnologia ad hoc con MainStreet Partners, società londinese specializzata nell’advisory su investimenti sostenibili, consentendo così a clienti e consulenti finanziari di integrare le valutazioni e l’impatto dei fattori ESG nelle decisioni d’investimento. Ma come agisce concretamente la nuova piattaforma informatica? Innanzitutto permette di ricercare attraverso dei filtri gli investimenti sostenibili, selezionandoli per ambito tematico ESG, rating, e SDGs (Sustainable Development Goals) delle Nazioni Unite. 

Quindi per rendere più facilmente percepibile l’evidenza del livello dei contributi promossi dai singoli prodotti sostenibili, sono state elaborate delle schede sostenibilità prodotti, con uno screening completo del livello di sostenibilità di ciascun fondo. L’elemento di innovazione riguarda la misurazione dei risultati concreti in termini di contributi sociali, ambientali e di governance. 

A questo scopo sono stati creati degli Indici di Sostenibilità, ovvero dei punteggi attribuibili ai singoli investimenti che vanno a comporre il portafoglio di investimenti dei clienti di Banca Generali. Gli Indici di sostenibilità permettono di esplicitare i benefici concreti ottenibili grazie al fondo ESG scelto (ad esempio, riduzione dell'inquinamento di tot tonnellate di Co2 oppure risparmio di tot litri d'acqua o ancora tutela del lavoro minorile e così via).

Il team di consulenza finanziaria di Banca Generali elabora e mette a disposizione 4 portafogli sostenibili al 100% e personalizzati a seconda del profilo di rischio, delle esigenze personali e delle sensibilità legate agli SDGs preferiti, con tutte le analisi finanziarie connesse. La tecnologia della piattaforma consente infine di massimizzare la sostenibilità di un portafoglio in base alle proprie richieste, ponderando il peso e l’orientamento da seguire. 

Si tratta, in definitiva, della concreta risposta all'esigenza dimostrata da molti investitori di voler impiegare i propri soldi in qualcosa di etico, che aiuti l’ambiente, che sia sostenibile e non produca maggiori disuguaglianze e che sia ispirato ai migliori criteri di governance. Senza dimenticare, però, l’aspetto puramente economico.