Equity crowdfunding e incubatori: un binomio virtuoso

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Dario Giudici
co-founder & CEO @ SiamoSoci and Mamacrowd.com
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Per proporre il meglio dell'innovazione italiana tramite lo strumento dell'equity crowdfunding è indispensabile una stretta e continuativa collaborazione con gli incubatori e acceleratori italiani, cioè con quei soggetti che quotidianamente aiutano le imprese più promettenti a crescere, a migliorare i loro business e ad indirizzare i team nei momenti cruciali della loro crescita, come la ricerca di fondi e la raccolta investimenti. 

Ma facciamo un passo indietro. Con l'avvento del sistema startup in Italia, hanno cominciato a strutturarsi alcuni soggetti con l'obiettivo di aiutare le neoimprese innovative a crescere. 

Nel 2013 Alberto Onetti sul Corriere della Sera delineava la differenza tra incubatore o acceleratore "come luoghi fisici di residenza per startup (gli incubatori) e percorsi (temporalmente limitati) che sostengono lo sviluppo dell'azienda o permettere all'azienda di spiccare il volo (acceleratori)". In poche parole se l'incubatore rende sistematico il processo di organizzazione di nuove imprese, l'acceleratore supporta l'azienda con servizi di mentorship e tutoring.

Proprio come l'incubatrice per i neonati, il ruolo dell'incubatore è dedicarsi alle startup in fase early stage per aiutarle, ancora prima che a muovere i primi passi, ad autodefinirsi. Spesso attraverso il percorso all'interno dell'incubatore, la startup si concentra su sviluppare la propria idea, comprendere il proprio mercato ed ottenere i primi feedback dai propri potenziali clienti. È un'ottima soluzione per chi ha un MVP (Minimum Viable Product), cioè la versione di un nuovo prodotto che consente al team di raccogliere la massima quantità di conoscenza validata sui clienti con il minimo sforzo. 

Gli acceleratori offrono alle startup una serie di consulenze da parte di mentor e specialisti per far crescere l'azienda. Spesso quel che l'acceleratore propone è un investimento in cambio di quote societarie (equity). I percorsi degli acceleratori tendono a essere intensivi e a concludersi con un pitch day durante il quale le startup si presentano agli investitori. Le startup che intraprendono un percorso di accelerazione solitamente hanno un team già formato, un prodotto pronto per il mercato, un po' di traction (dei dati che dimostrano la richiesta del mercato per il prodotto o servizio che propongono). 

Chi meglio degli incubatori ha una visione completa e approfondita dello stato dell'arte dell'innovazione? Pensiamo ad I3P, l'incubatore d'imprese del Politecnico di Torino, uno dei principali incubatori europei che ha favorito la nascita di 182 imprese; a Nana Bianca, l'acceleratore fiorentino specializzato in startup digitali; e ancora a Luiss Enlabs, "La Fabbrica delle startup" di LVenture Group, tra i primi operatori di Seed Venture Capital quotati al mondo, il primo e unico al MTA di Borsa Italiana; oppure a Pi-Campus, la piccola Silicon Valley nel cuore di Roma. 

Quelli appena citati sono tutti incubatori certificati, cioè in possesso dei requisiti previsti dall'art. 5 del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 21 febbraio 2012 (il "Decreto Incubatori") che ne permettono inoltre l'iscrizione nella relativa sezione del Registro delle Imprese. 

Da sempre una delle nostre prerogative, operando in ambito crowdfunding, è la collaborazione con gli incubatori e acceleratori d'impresa: proporre agli investitori progetti pre validati da queste strutture di esperti, che selezionano e supportano in modo professionale le migliori esperienze italiane, è fondamentale per la reputazione e determina una più alta probabilità di successo dei progetti.


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