Deloitte scopre che per il 40% delle imprese la blockchain è sopravvalutata

Secondo il sondaggio Deloitte 2018 global blockchain, quasi il 40% degli intervistati è dell'opinione che la tecnologia blockchain è "sopravvalutata". Il sondaggio ha riguardato oltre 1.000 manager e dirigenti di imprese con un fatturato annuo di almneo 0,5 miliardi di dollari negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Messico, Germania, Francia e Cina. Scopriamo insieme tutti i dettagli.
deloitte blockchain

Nonostante la crescita degli investimenti, sopratutto da parte delle grandi imprese, nella tecnologia blockchain, non tutti sono convinti delle promesse di questa tecnologia.

Secondo il recente sondaggio di Deloitte dal titolo 2018 Deloitte global blockchain survey, quasi il 39% degli intervistati è dell'opinione che la tecnologia blockchain sia "sopravvalutata".

Al sondaggio hanno preso parte oltre 1.000 dirigenti con qualche familiarità con le tecnologie in imprese con un fatturato annuo uguale o maggiore a 500 milioni di dollari negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Messico, Germania, Francia e Cina. 

"Nonostante l'interesse dimostrato dagli intervistati nella tecnologia e nelle potenzialità che offre la blockchain, quasi il 39 per cento del campione complessivo ha dichiarato di credere che la tecnologia blockchain sia"sopravvalutata". Negli Stati Uniti, questo numero è ancora più alto raggiungendo il 44 per cento degli intervistati, nettamente in rialzo rispetto al 34 per cento fatto registrare in un precedente sondaggio di Deloitte nel 2016", si può leggere nello studio della società di consulenza. 

Nell'analisi che ne fa la società di revisione contabile, parte della ragione di questa percezione da parte dei dirigenti viene attribuita al focus che, nell'ultimo anno e mezzo, ha avuto il mercato sui tokens e le ICO, nonostante i risultati non sempre rassicuranti. Sempre nello studio si legge come questi risultati possano essere un riflesso dello spostamento che si sta vivendo attualmente sul mercato verso un maggior pragmatismo rispetto alla tecnologia blockchain e alle sue applicazioni, lasciando per un attimo da parte le varie speculazioni che si vanno sui suoi futuri sviluppi e potenzialità. 

Tutto sotto controllo

Tuttavia, Deloitte rassicura sul fatto che questi risultati non indicano il fatto che la tecnologia blockchain e i suoi sostenitori stiano prendendo una strada sbagliata.  

"Dato che siamo ancora all'inizio dello sviluppo della tecnologia blockchain, questi cambiamenti di mercato e di opinione non devono sorprendere. Il percorso di maturazione della tecnologia è ancora lungo.", si può leggere all'interno dello studio. 

Anche gli approcci dei dirigenti cambiano da un settore all'altro. Mentre i manager e i dirigenti del settore dei servizi finanziari, stanno aprendo la strada all'uso della blockchain per riesaminare processi interni e funzioni rimaste statiche per decenni, le loro controparti in altri settori rimangono più conservatori mentre lavoraro per lo sviluppo di casi d'uso appropriati alla blockchain.

Nonostante i timori, anche per il prossimo anno i manager e i dirigenti intervistati hanno dichiarato di voler aumentare gli investimenti nella tecnologia blockchain. Circa il 40% degli intervistati, ha dichiarato che la loro impresa il prossimo anno investirà più di 5 milioni di dollari in tecnologia blockchain. 

Messico e Francia hanno registrato la percentuale più alta di aziende che effettuano investimenti significativi rispettivamente al 21% e al 20%. Cina e Canada hanno raggiunto il 18%, mentre la Germania si è fermata al 12% registrando il minor numero di imprese intenzionate ad investire più di 10 milioni di dollari nella tecnologia blockchain.  

I vantaggi con la Blockchain 

Quando agli intervistati è stato chiesto di specificare quale concreto vantaggio vedono nella blockchain rispetto ai sistemi attuali, il 32% degli intervistati ha parlato della  maggiore velocità, mentre il 28% si è dichiarato più interessato alla possibilità della blockchain di essere un volano per la creazione di valore e di nuovi modelli di business, generando in questo modo, nuove fonti di reddito. Circa il 16% ha dichiarato di essere interessato alla possibilità di ridurre i costi grazie alla sua adozione, mentre il 21% afferma di voler aumentare la sicurezza dei propri sistemi informatici riducendo i rischi.

Rispetto alle tecnologie e ai sistemi convenzionali, l'84% degli intervistati ha dichiarato che la blockchain è più sicura. Solo l'8% ha dichiarato che è meno sicura mentre l'8% non aveva una opinione chiara a riguardo.

Tra tutti i modelli blockchain esistenti, quello più popolare tra le organizzazioni imprenditoriali è quello delle blockchain private con il 52% degli intervistati che afferma che questo è ciò su cui si sta concentrano la loro impresa. Il 36% degli intervistati ha dichiarato di focalizzarsi più su un consorzio, con l'obiettivo di collaborare allo sviluppo della tecnologia blockchain, lavorando in stretta collaborazione con altre imprese che come loro sono membri di un consorzio.

Quando i sogni incontrano la realtà

Nel sondaggio, Deloitte ha riscontrato che il focus degli intervistati si è spostato dall'apprendimento e l'esplorazione all'identifivazione e allo sviluppo di casi pratici e applicazioni aziendali.

"Uber ha raggiunto il successo costruendo un business case unico combinando tre tecnologie esistenti e protocolli differenti (automobili, prenotazioni online e pagamenti online) in un modello nuovo e dirompente cambiato il trasporto pubblico, la tecnologia blockchain promette di fare la stessa cosa per molte imprese in diversi settori", si legge nel rapporto scritto da David Schatsky, Rob Massey e Linda Pawczuk. 

Continuando con il parallelismo con Uber, i tre autori citano Nolan Bauerle, capo della ricerca di CoinDesk e la sua guida alla tecnologia blockchain:"Cos'è la tecnologia blockchain? La Blockchain è la combinazione di tre tecnologie (internet, crittografia a chiave privata e un protocollo che governa gli incentivi economici) che hanno permesso di creare un sistema sicuro per le interazioni digitali senza la necessità di una terza parte fidata per facilitare le relazioni digitali".