Deloitte: 85% dei commercianti accetterà criptovalute entro 5 anni

Con la diffusione dei pagamenti in criptovalute, adottare una strategia di posizionamento diventa essenziale anche per le aziende italiane.

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Sembra passata un’era da quando le criptovalute erano considerate solamente il passatempo di un gruppo di geeks, senza alcuna rilevanza per il mondo reale. In pochi anni tutto è cambiato. Basta pensare che big del calibro di JPMorgan sono passati dal definire Bitcoin “una truffa” (2017), “senza valore” (2021), ad affermare che il suo valore è sottostimato (Maggio 2022).

Secondo uno studio di uno dei più grandi exchange di criptovalute al mondo, Crypto.com, il numero di proprietari di criptovalute ha raggiunto i 300 milioni a dicembre 2021 e potrebbe arrivare al miliardo entro la fine del 2022. Considerando la cifra di fine 2021, se immaginassimo i proprietari di cripto come gli abitanti di una nazione (quella che a Finney Hub definiamo Crypto Nation), questa sarebbe la quarta al mondo in termini di popolazione, poco sotto gli Stati Uniti.

Rivolgersi a questo mercato nascente e crescente costituisce una grande opportunità per le aziende del mondo reale, le quali dovranno percorrere gli step necessari a servire la nuova clientela.

L’opportunità per le aziende del mondo reale

La Crypto Nation è assimilabile a quello che in letteratura viene spesso definito come un “Blue Ocean Market”, ovvero un mercato in cui non c’è concorrenza.

Nello studio “Crypto for Payments” condotto dalla multinazionale fintech Worldpay e l’exchange Crypto.com viene infatti riportato che attualmente c’è una disparità di circa dieci volte tra i clienti che vogliono acquistare prodotti in cripto e i negozianti che vendono prodotti in cripto.

Ciò costringe la Crypto Nation a convertire i propri asset digitali in FIAT per poterli utilizzare, quando molti hanno manifestato l’interesse ad acquistare prodotti al tasso corrente senza uscire dall’ecosistema cripto.

È questo bisogno non risolto che genera una grande opportunità per le imprese del mondo reale: un mercato ampio, con desiderio di acquisto e con una concorrenza (AL MOMENTO) estremamente inferiore a quella del mercatotradizionale”.

Ma non sarà sempre così.

Oggi la concorrenza in questo mercato è scarsa, ma sempre più attori stanno manifestando interesse e si stanno muovendo per rivolgersi a questa nuova platea. È importante quindi muovere i primi passi in questa direzione già ora.

Le ragioni per posizionarsi da subito sono molteplici:

  • Come per altri mercati emergenti, vi è la possibilità che i primi entranti stabiliscano una posizione duratura e guadagnino vantaggio competitivo rispetto a chi entra dopo, in un fenomeno che in letteratura è definito come First Mover Advantage.
  • Possiamo paragonare il servire la Crypto Nation al servire clienti in una nazione diversa dalla propria. Non può essere fatto in due settimane.
  • La Crypto Nation ha le proprie regole e quindi necessita di un approccio sia di marketing che operativo ad hoc. Prima si inizia ad avvicinarsi a questo mercato, prima si affinerà la strategia più adatta per servirlo.
  • Sappiamo bene che i prodotti italiani (soprattutto per quanto riguarda l’agroalimentare e il fashion, ma non esclusivamente) sono apprezzati a livello globale. Per questo motivo, se non sono le stesse aziende italiane a proporsi, la Crypto Nation rischia di diventare un altro mercato fertile per l’Italian Sounding (l’uso di parole, immagini, combinazioni cromatiche, riferimenti geografici e marchi evocativi dell’Italia per promuovere e commercializzare prodotti che non sono italiani).

La clientela di questo mercato utilizza un metodo di pagamento specifico, ovvero criptovalute e stablecoin (cripto “ancorate” al valore di un’altra valuta, come la recente Eurocoin). Per rivolgersi ad essa è dunque necessario adottare gli strumenti utili ad effettuare transazioni con questo metodo, ovvero abilitare i criptopagamenti.

Lo studio di Deloitte e Paypal

Il gigante della consulenza e della revisione aziendale Deloitte in collaborazione con Paypal, azienda leader nei servizi di pagamento digitale, ha recentemente pubblicato il report “Merchants getting ready for crypto”, dove viene esaminato proprio il ruolo di criptovalute e stablecoin nelle transazioni con aziende del mondo reale (statunitensi).

Le aziende intervistate rappresentano in maniera equa settori dei beni di consumo e dei servizi quali food and beverage, beni digitali, fashion, elettronica, trasporti, ospitalità, fai-da-te/gardening, beni personali e per la casa, servizi.

Lo studio dimostra che l’interesse dei clienti verso le valute digitali sta crescendo e che i commercianti sono sensibili ai bisogni e alle aspettative della Crypto Nation, vedendo nell’accettare criptopagamenti benefici per la propria impresa.

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Fonte: “Merchants getting ready for crypto”; Deloitte; Paypal

Il primo dato su cui vogliamo portare l’attenzione riguarda l’interesse per questo asset: il 96% degli intervistati afferma che la clientela dimostra già interesse verso le criptovalute, in particolare per quanto riguarda i clienti più giovani.


In un altro report di PYMNTS (azienda di informazione su pagamenti e commercio) e BitPay (fornitore di soluzioni per abilitare criptopagamenti) si asserisce infatti che il 78% dei millennial e l'82% dei Gen Z che possiedono criptovalute sono interessati a utilizzarle per effettuare acquisti.

Inoltre, l85% delle aziende retail si aspetta che i criptopagamenti sarannoonnipresenti anche tra i fornitori.

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Fonte: “Merchants getting ready for crypto”; Deloitte; Paypal

Coerentemente con le aspettative espresse, circa l’85% delle aziende sta dando una priorità alta o molto alta all’implementazione dei criptopagamenti (circa il 75% hanno riportato un piano di adozione entro i 24 mesi successivi all’indagine), considerando generalmente l’accettazione di questi anche come uno strumento di differenziazione, che per l’83% è fonte di vantaggio competitivo nel proprio settore.

I dati sono corroborati dal fatto che il 93% delle aziende che accettano già cryptopagamenti hanno visto un impatto positivo sulle metriche-cliente, come la crescita dei clienti e la percezione del brand.

Vantaggi ed ostacoli

Se negli Stati Uniti il primo caso di un’azienda che accetta criptopagamenti risale al 2014, altrove adottare questa pratica genera ancora un ritorno dal punto di vista della visibilità.

Ad esempio, in Italia ha fatto notizia che un’azienda napoletana vendesse caffè in criptovalute.

Ma abbiamo capito che i vantaggi dei criptopagamenti vanno ben oltre la dimensione del marketing:

  • Un mercato nuovo: abilitare i criptopagamenti consente di accedere ad una nuova ed ampia platea di clienti e potenzialmente di consolidare la propria posizione in un mercato in crescita.
  • Scarsa competizione: la Crypto Nation è considerevolmente meno servita delle altre categorie. Ad oggi sono pochissimi i commercianti che vi operano.
  • Facilitazione dei pagamenti all’estero: uno dei fattori che più demotiva gli imprenditori di PMI dal proporre i propri prodotti all’estero sono proprio i pagamenti. Abilitando i criptopagamenti si possono evitare le tediose fasi tradizionali di vendita all’estero come l’attesa che i pagamenti vengano liquidati dalla banca estera, e anche le commissioni di cambio valuta e transazione estera. Inoltre, al contrario che con altri metodi di pagamento, la transazione e l’accesso ai fondi è quasi immediato.
  • Economicità e sicurezza: le transazioni in crypto sono più economiche e sicure rispetto alle alternative tradizionali.

In breve, abilitare i criptopagamenti offre benefici strategici, di efficientamento e di costo per le aziende.
Esistono però anche delle sfide e barriere all’adozione.

In particolare, tornando all’indagine di Deloitte, la sfida principale indicata è la complessità d’integrazione con l’infrastruttura finanziaria esistente, mentre tra le più grandi barriere all’adozione individuate ci sono l’incertezza sul panorama normativo, e la volatilità degli asset.

È questione di business

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I risultati e le percentuali emerse da questo studio, sebbene verosimilmente inferiori in Europa e in Italia, danno un’idea chiara dell’importanza di posizionarsi in maniera proattiva nella Crypto Economy.

A Finney Hub definiamo la Crypto Economy come l’insieme degli strumenti e le applicazioni innovative abilitati dalla tecnologia blockchain, come la tokenizzazione (ovvero la rappresentazione su blockchain di asset fisici e digitali), gli NFT, la notarizzazione (ovvero la registrazione su blockchain di informazioni e dati), la tracciabilità, il metaverso, la DeFi (o finanza decentralizzata), gli smart contract e, ovviamente, i criptopagamenti.

Questi ultimi sono spesso il primo passo che apre la strada all’utilizzo degli altri strumenti della Crypto Economy. Per esempio, l’azienda di caffè di cui parlavamo nel paragrafo precedente ha successivamente introdotto anche la tracciabilità blockchain nella filiera dei suoi prodotti, portando ad una serie di benefici che eventualmente tratteremo in un ulteriore post.

Siamo convinti che la Crypto Economy sia un paradigma che sarà sempre più pervasivo nel business delle aziende del mondo reale, nei settori più disparati, e nelle varie funzioni aziendali. È quindi fondamentale che le aziende abbiano una strategia di posizionamento.

Come diciamo a Finney: conosci la Crypto Economy prima che sia lei a bussare alla tua porta.

La tecnologia non è però sufficiente. Per questo motivo a Finney Hub adottiamo un approccio “business first” quando forniamo consulenza alle imprese del mondo reale.

Le imprese, anche quando fanno parte dello stesso settore, sono totalmente diverse tra loro. Ciò implica che non esista una soluzione ottimale per chiunque, bisogna partire dalle caratteristiche e dal modello di business della singola impresa.

È fondamentale partire dalle considerazioni di business e, solo dopo, progettare una roadmap di adozione degli strumenti della Crypto Economy.

A questo scopo, consigliamo sempre di iniziare con la formazione: è essenziale che i decision maker (e non solo) capiscano questo paradigma e conoscano le varie possibilità, al fine di arrivare alla migliore idea anche grazie all’insostituibile competenza ed esperienza verticale della specifica azienda nella propria area operativa.

Conclusione

La Crypto Nation è un mercato che fra pochi anni conterà miliardi di persone, in cui l’85% delle aziende retail pianifica di entrare a breve.

Chi si posizionerà subito ne trarrà vantaggio, ma per farlo in maniera strategica ci vuole tempo.

In una prima fase potrebbe essere utile adottare strumenti terzi da parte di fornitori che permettano di ricevere pagamenti in cripto (anche con automatica conversione in FIAT, qualora non si volesse entrare in contatto diretto con le criptovalute).

Dopo aver familiarizzato con gli strumenti e con il nuovo modello di business si potrebbe valutare anche di sviluppare internamente gli strumenti per interfacciarsi con la Crypto Nation.

Integrare i criptopagamenti non è però una panacea, e per avere benefici reali deve essere parte di un piano strategico più ampio di entrata nella Crypto Economy specifico per la singola impresa. Per questo motivo è importante essere formati sull’argomento e, qualora non si possedessero internamente le competenze, farsi affiancare da attori che non abbiano unicamente competenze blockchain, ma anche di business.

Autori:

Ludovico Bianco – Crypto Innovation Manager @ Finney Hub

Francesco Fiore – CEO @ Finney Hub

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Finney Hub

Finney Hub è un’azienda di consulenza strategica di business che aiuta le aziende ad entrare nella Crypto Economy, un nuovo paradigma che include una serie di strumenti e applicazioni abilitati dalla blockchain, come notarizzazione, tokenizzazione, Finanza Decentralizzata (DeFi).