Criptovalute e il doppio ruolo nella guerra in Ucraina

Le criptovalute sostengono la resistenza in Ucraina, mentre la Russia alle prese con le sanzioni forse si interroga se usare i crypto asset per aggirarle.
criptovalute Russia Ucraina 2022

Lo scorso 24 febbraio la Federazione Russa ha attaccato deliberatamente l’Ucraina invadendo il suo territorio e dando vita a una guerra tra i due Stati dalle conseguenze non ancora del tutto scritte.

Da allora la risposta internazionale è stata sorprendentemente molto dura nei confronti della Russia, che sul piano economico finanziario si è vista in pochissimi giorni tagliata fuori dai principali circuiti di pagamento internazionali. Tra gli ultimi, e forse non ultimi, i circuiti Visa e Mastercard.

Il supporto all’Ucraina è stato immediato e non relegato solo alle azioni dei governi “Alleati” e alle organizzazioni non governative, queste ultime sempre presenti dove vi sono crisi umanitarie e guerre. La solidarietà economica è giunta anche da ambienti inattesi o nuovi a certe iniziative, come la comunità crypto.

In questo articolo vogliamo analizzare i due aspetti qui accennati. Da un lato il supporto economico all’Ucraina attraverso i più innovativi e rapidi mezzi di pagamento come le criptovalute, dall’altra il venir meno dei canali di pagamento per la popolazione russa e la prospettiva di usare i crypto asset per aggirare le sanzioni internazionali.

Criptovalute e fintech a supporto dell’Ucraina

Tra le prime società del settore fintech ad essersi schierate a favore della pace troviamo Revolut, il servizio bancario mobile ha avviato dall’1 all’8 marzo una raccolta fondi a favore della Croce Rossa Internazionale azzerando le commissioni fino all’importo di 1,8 milioni di euro.

Ma c’è di più in Revolut. Nik Storonsky è uno dei fondatori di Revolut ed è nato in Russia da padre ucraino, ora cittadino britannico. L’altro fondatore è Vlad Yatsenko, cittadino ucraino.

Si può ben dire che il mondo della tecnofinanza non potrebbe essere più coinvolto da questa drammatica vicenda bellica. E lo testimoniano anche le numerose lettere inviate dai tantissimi dipendenti ucraini alle rispettive società che rappresentano più in generale l’industria tecnologica mondiale.

Lettere che hanno fatto breccia a giudicare dalle prese di posizione di cui parleremo più avanti.

Tornando alla solidarietà, la crypto community ha dato prova di maturità e allo stesso tempo dimostrato che le criptovalute possono essere efficaci anche quando si tratta di aiutare un popolo.

In parte le criptovalute lo avevano già dimostrato in Venezuela, dove l’iperinflazione ha messo in ginocchio l’economia e spinto molti cittadini a usare monete digitali come dash, moneta rapida nelle transazioni ed economica in termini di commissioni rispetto ad altre.

In Ucraina il governo, rompendo il divieto imposto dalle leggi nazionali, ha deciso di avviare una raccolta di fondi in bitcoin (BTC), ether (ETH), ed anche attraverso gli stablecoin come USDT. Questi ultimi sono token crypto legati al valore del dollaro 1:1 (1 USDT uguale 1 USD).

In totale il governo ucraino avrebbe raccolto 57,7 milioni di dollari secondo Elliptic, società di analisi blockchain, che monitora in tempo reale gli indirizzi dedicati alla raccolta fondi riportando dal vivo la somma raccolta fino ad ora.

Le iniziative sono anche altre, tra esse Unchain_Ukraine, un collettivo di attivisti blockchain che ha dato vita al progetto caritativo per distribuire rapidamente fondi per i bisogni umanitari si legge sul sito web dell’iniziativa.

Ed ancora UkraineDAO, fondata da una ucraina che vive a Londra, Alona Shevchenko, supportata da un gruppo di sviluppatori del settore crypto che si riconoscono in PleasrDAO e dal collettivo di origine russa Pussy Riot. Ad oggi la raccolta fondi ha superato i 2.200 ETH, pari a 5,85 milioni di dollari di controvalore ai prezzi attuali.

Federazione Russa e le sanzioni

Nei primi giorni della guerra in Ucraina voluta da Vladimir Putin, le sanzioni applicate alla Federazione Russa hanno raggiunto livelli di esclusione mai sperimentati prima nella storia da un Paese terzo che ha violato o viola palesemente le regole internazionali di convivenza.

Dal 24 febbraio, primo giorno dell'invasione dell’Ucraina, al 6 marzo, a catena i maggiori servizi di pagamento hanno annunciato la chiusura del loro servizio su tutto il territorio della Federazione.

Lo hanno già fatto:

  • PayPal;
  • GooglePay;
  • ApplePay;
  • Wise;
  • Visa;
  • Mastercard;
  • Stripe.

L’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Corea del Sud e molti altri governi, hanno chiuso il canale SWIFT con la Russia, impedendo di fatto la comunicazione interbancaria tra questo Stato e gran parte del mondo Occidentale.

Ma è stato fatto molto di più di questo. La Banca centrale europea (BCE), il Federal Reserve System (FED) equivalente alla banca centrale degli Stati Uniti, hanno vietato alla Banca centrale russa di accedere ai rispettivi mercati di scambio.

Di fatto la Banca centrale russa non può più approvvigionarsi di dollari e di euro, tra le altre monete forti, causando un forte impatto sullo stato di salute del debito sovrano. Fitch Ratings ha di conseguenza declassato il debito russo da “BBB” a “B” con outlook negativo, ovvero ad un passo dallo stato di default.

Se questa è la situazione economico-finanziaria della Russia, in molti si sono domandati se i cittadini per aggirare le limitazioni non opteranno per le criptovalute.

Russia e le criptovalute per aggirare le sanzioni

Come fa notare Elliptic in un una sua analisi molto puntuale, la Russia risulta essere l’11 esima economia mondiale con 420 miliardi di dollari di esportazioni annuali e 230 miliardi di dollari di importazioni.

Le attuali sanzioni, salvo ulteriori inasprimenti, impattano sull’80% degli scambi economici annuali per un valore totale stimato in 1,4 trilioni di dollari.

Il mercato totale delle criptovalute vale al momento 1,76 trilioni di dollari. Questo significa che allo stato attuale dello sviluppo del mercato degli asset digitali, è impossibile che possa assorbire l’intero ammontare di scambi finanziari provenienti dalla Russia.

Tuttavia, la Russia potrebbe usare le criptovalute per veicolare anche solo una parte delle sue transazioni economiche, utilizzando tre approcci differenti.

  • Mining di criptovalute: attraverso l’estrazione di criptovalute, come il mining di bitcoin, il Paese potrebbe accumulare crypto asset da rivendere su mercati non regolamentati.
  • Exchange non regolamentati: gli exchange di criptovalute non regolamentati o dai controlli antiriciclaggio poco efficaci, potrebbero trasformarsi in veri e propri “alter ego” del canale SWIFT e degli altri circuiti di pagamento non più presenti in Russia.
  • Pirateria informatica: il governo russo potrebbe anche decidere di emulare la Corea del Nord, sospettata di essere dietro numerosi attacchi informatici ai danni di vari exchange di criptovalute. L’obiettivo qui sarebbe quello di sottrarre, rubando, risorse economiche da utilizzare per gli scopi più disparati.

Per quanto riguarda le piattaforme di scambio regolamentate, invece, successive norme appositamente predisposte potrebbero imporre loro di vietare l’uso dei servizi di cambio ai cittadini russi. Su questo il dibattito è in corso, ma piattaforme come Binance si sono già opposte riporta il The Guardian.

Il rapporto della Russia con le criptovalute

Non va trascurato il rapporto tra la Russia e le criptovalute. La Banca centrale del Paese è da sempre dichiaratamente contro l’uso delle criptovalute, tanto che a fine gennaio 2022 aveva proposto una riforma che ne vietasse l’uso insieme al mining delle criptovalute come riportava Reuters.

Va anche ricordato che in Russia non esistono piattaforme di scambio e che esse sono assenti anche in Cina. Quest’ultima non ha imposto nessuna sanzione alla Russia, e potrebbe parzialmente sostituire i partner europei su più piani. Tuttavia, la Cina ha una politica monetaria sulla sua moneta, lo yuan, molto protettiva.

Conclusioni

Se da un lato l’Ucraina ha rotto subito ogni indugio e si è aperta rapidamente alla raccolta di criptomonete per finanziare le sue iniziative a supporto della resistenza, la Federazione Russa appare più lontana da uno scenario in cui le criptovalute diventeranno la “soluzione di Stato” per aggirare le sanzioni occidentali.

Del resto, gli accadimenti storici a cui assistiamo – la guerra in Ucraina e le sanzioni senza precedenti dell’Occidente nei confronti della Russia – sono talmente fuori dall’immaginario da lasciarci ipotizzare la possibilità di un cambio di mentalità sull’uso delle criptovalute da parte del governo ex-sovietico, ma dalle manie imperialiste.

Fabio Carbone avatar
Fabio Carbone

Scrittore web tecnico ma versatile dal 2013, ha studiato informatica e filosofia ed anche un pizzico di sociologia. Dal 2016 si occupa di temi legati all'Industria 4.0 e al mondo del digitale. Scrive di finanza, criptovalute e blockchain per quotidiani online, siti di settore e aziende.