Una coalizione per i pagamenti digitali: intervista a Francesco Luongo

Con lo scopo di colmare il gap di educazione finanziaria e informatica presente nel nostro Paese per quanto riguarda i pagamenti digitali e il fintech, è nata C4DiP, Consumers for digital payments, coalizione a cui partecipano Movimento difesa del cittadino, Assoconsum e Unione per la Difesa dei Consumatori.
C4DiP

Oggi vi presentiamo l'intervista al Dott. Francesco Luongo, presidente di Consumers For Digital Payments (C4DiP), una iniziativa nata dal progetto di tre associazioni di consumatori (Movimento Difesa del Cittadino, Asso-consum e Unione per la Difesa dei Consumatori) per rendere più agevole l’uso dei pagamenti elettronici.

Dott. Luongo, perché avete deciso di dar vita a questa Coalizione?

Consumers for Digital Payments (C4DiP) nasce con l’obiettivo di promuovere i pagamenti digitali tra i cittadini e sensibilizzare le istituzioni alle esigenze dei consumatori. Pagare senza contanti vuol dire, infatti, stimolare i consumi, promuovere un’economia sostenibile, contribuire alla lotta all'evasione fiscale e all'economia sommersa, e promuovere l’innovazione tecnologica e la modernizzazione del settore secondario e terziario.

La coalizione, nelle sue attività, lavora ogni giorno per informare i cittadini sull'utilizzo della moneta elettronica. Oggi, in un mondo sempre più rapido e digitalizzato, un numero crescente di Paesi si sta attivando per sfruttare al meglio i numerosi benefici collegati ai pagamenti elettronici: è giunto il momento che anche l’Italia sia al passo delle principali economie europee e C4DiP ha l’ambizione di contribuire a questo sviluppo e diventare un punto di riferimento per i consumatori e le istituzioni, affinché ci sia sempre una maggiore consapevolezza delle opportunità collegate ai pagamenti digitali.

In Italia esistono ampi margini di sviluppo legati alla direttiva Payment Services Directive (PSD2). Gli ultimi dati registrano timidi avanzamenti sul fronte dei pagamenti elettronici ma la media europea rimane ancora troppo lontana. Mentre in Europa quasi il 30% dei pagamenti è già cashless, l’Italia è ancora tra le ultime posizioni, con oltre l’80% dei pagamenti che avviene tramite contante. È il momento di colmare questo gap.

Quali sono i principali vantaggi per imprese e consumatori in un maggior livello di adozione dei pagamenti elettronici nella vita di tutti i giorni?

Oltre ai vantaggi di natura “sociale”, come ad esempio la lotta all'evasione fiscale, l’utilizzo dei pagamenti elettronici garantisce velocità e sicurezza delle transazioni, insieme alla possibilità di acquistare ovunque, con più dispositivi e in mobilità. 

Da questo punto di vista, la crescita è stata impressionante: come certificato dall'Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano, oggi un milione di consumatori italiani paga abitualmente al negozio o al ristorante con lo smartphone, spendendo mediamente 500 euro all'anno. Questo metodo di pagamento è cresciuto del 650% nell'ultimo anno fino a raggiungere i 650 milioni di euro e la stima dell'Osservatorio è che questa modalità di pagamento possa valere fino a 10 miliardi di euro all'anno entro un paio di anni. Sono numeri che non possiamo ignorare e che esplicitano l’evoluzione dei nuovi bisogni dei consumatori.

Tuttavia, se è vero che i pagamenti digitali aprono le porte a nuovi mercati e modelli di business è altrettanto vero che occorre fare tanta informazione affinché il consumatore sia al corrente dei vantaggi – in primis la possibilità di tracciare, anche attraverso app dedicate, le proprie spese – e dei possibili inconvenienti.

Da ultimo, non dimentichiamo che una transazione digitale è più sicura di un qualsiasi acquisto con contante, dato che si può facilmente ottenere il risarcimento per una truffa online, mentre è praticamente impossibile rientrare in possesso di contante rubato.

È ormai risaputo che l'educazione finanziaria nel nostro Paese è ancora sotto la sufficienza. Crede che le varie iniziative fintech possano aiutare a migliorare la situazione?  

L’educazione finanziaria è la mission principale della coalizione. Come detto, C4DiP vuole informare i cittadini e lo fa attraverso iniziative, ricerche, eventi di sensibilizzazione.  

Ci mettiamo un secondo per acquistare online, ma in quanti sanno, ad esempio, quanto tempo si ha a disposizione per comunicare alla propria banca un pagamento inesatto o non autorizzato? Solo l’1% dei cittadini, come indicato da una recente indagine che C4DiP ha realizzato con Quorum/YouTrend.

E in tema di diritti dei consumatori c’è ancora tanto da fare. Sempre la nostra indagine ha svelato che, parlando di acquisti online, la conoscenza dei cittadini è molto limitata: solo il 22% sa di avere 14 giorni di tempo per cambiare idea sull'acquisto effettuato, mentre circa il 33% è consapevole di avere diritto a rimborso e annullamento dell’acquisto in caso di ritardo sulla consegna a partire da un mese dopo l’avvenuto pagamento. Solo il 4% sa di poter richiedere un rimborso entro due mesi se il prodotto comprato non è conforme alle caratteristiche dichiarate o è difettoso. Infine, se parliamo di pagamenti all'estero con valute diverse dall'euro, soltanto il 28% è consapevole della maggior convenienza di un pagamento con carta anziché di un prelievo da sportello locale.

Sempre in tema di educazione finanziaria, alla fine di marzo abbiamo presentato la Guida Consumatori Sui Pagamenti Digitali realizzata dal Movimento Difesa del Cittadino in collaborazione con la coalizione C4DiP: si tratta uno strumento chiaro e semplice al servizio dei cittadini per spiegare quali sono i loro diritti e doveri, così che possano effettuare scelte consapevoli tramite l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici. La guida ci permette di inserirci ulteriormente in questo periodo di mutamento della customer experience in cui i consumatori devono poter interpretare correttamente i nuovi strumenti per poterne cogliere i vantaggi e beneficiare al massimo delle tutele.

Quali sono secondo Lei i motivi di questo ritardo del nostro Paese per quanto riguarda l'adozione dei pagamenti elettronici e l'educazione finanziaria? 

Tra i motivi sicuramente ci sono le abitudini e i fattori culturali, senza dimenticare che in Italia lo sviluppo tecnologico è ancora a macchia di leopardo: non è un mistero che le infrastrutture di rete veloce non raggiungano ancora tutte le aree del Paese. Non solo: se parliamo di internet veloce Europe’s Digital Progress Report 2017, redatto dalla Commissione Europea, che misura l’indice di economia e società digitale, ci posiziona al 25esimo posto su 28

Un risultato certamente non onorevole che dipende anche da una connettività insufficiente. Se Olanda, Lussemburgo, Belgio, Danimarca, Svezia, Regno Unito, Germania possono offrire ai loro cittadini una rete veloce, diffusa e conveniente, l’Italia è davanti solamente a Polonia, Bulgaria, Grecia e Croazia. Un’arretratezza figlia soprattutto di una rete relativamente economica - siamo noni in Europa come convenienza della connessione - ma due volte più lenta rispetto a quella dei Paesi del nord Europa e molto meno diffusa.

A questi dati si aggiungono poi le abitudini di un Paese poco incline all'innovazione, soprattutto in alcune aree d’Italia e lontano dai grandi centri urbani, e l’elevata età media della popolazione che fa dell’Italia un Paese vecchio, in particolare in rapporto agli altri Paesi dell’Unione: secondo le statistiche europee oggi l’Italia, insieme alla Germania, ha l’età media più alta, 45,9 anni, e un tasso di natalità molto basso, sotto l’1,5%.

Per questo, la strada da percorrere è ancora lunga, soprattutto su temi come i pagamenti digitali che richiedono una buona dose di conoscenza e predisposizione.

Pensando alla pubblica amministrazione, l'adozione di PagoPa e servizi simili, quali benefici permetterà ai cittadini di ottenere?

L’adozione di PagoPa, così come di altri servizi analoghi, porterebbe a uno svecchiamento degli uffici della Pubblica Amministrazione. L’utilizzo di pagamenti digitali per i servizi offerti da questi uffici garantirebbe una maggior efficienza, trasparenza contabile e maggior controllo dei procedimenti; l’eliminazione del contante consentirebbe infatti un maggior controllo sugli incassi. Un’altra ragione non secondaria per cui adottare questa tipologia di pagamenti è legata al risparmio delle risorse pubbliche ottenibile grazie al passaggio a questo nuovo modello. Rendicontare, custodire e contabilizzare somme, anche ingenti, di denaro contante produce un sovraccarico di costi a carico della tesoreria. 

Recentemente la nostra coalizione ha rilasciato un’indagine condotta da Quorum/YouTrend che evidenzia come la percentuale di italiani che hanno provato ad effettuare, almeno una volta, un pagamento elettronico nei confronti della PA sia pari al 64,8%. Un dato quindi incoraggiante. 

Tuttavia rispetto alla piattaforma PagoPa emerge che solo quattro italiani su dieci hanno sentito nominare il sistema e, scendendo ancor più nel dettaglio, solamente il 17,1% degli intervistati ha una vera idea di come funzioni lo strumento.

Con l'entrata in vigore della PSD2, i pagamenti elettronici dovrebbero avere almeno sulla carta una forte crescita. Qual è la sua opinione a riguardo?

Il recepimento, lo scorso 13 gennaio, della PSD2 ha sicuramente contribuito a un ulteriore sviluppo del mercato dei pagamenti digitali. Una crescita resa più efficiente e concorrenziale grazie anche all'apertura ai nuovi operatori esterni al settore bancario PISP (Payment Initiation Service Provider) che sono il vero motore del cosiddetto fintech.

Certo il gap con gli altri Paesi resta se pensiamo che in Germania, negli ultimi 12 mesi, il 75% della popolazione ha fatto acquisti online, in Francia il 67% e in Spagna il 50%. Però anche i numeri in Italia sono in netta crescita, nel 2017, infatti, i pagamenti digitali con carta in Italia sono cresciuti di oltre il 10%, raggiungendo i 220 miliardi di euro, pari al 28% dei consumi delle famiglie italiane.

Negli ultimi anni si è assistito alla crescita e alla diffusione delle criptovalute. Crede che sia un bene o un male dal punto di vista della diffusione dei pagamenti elettronici? Perché?

Le criptovalute hanno rappresentato una importante novità nel panorama finanziario globale e la principale applicazione ad oggi della Blockchain, un registro aperto e distribuito che può memorizzare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente.

Oltre al più noto bitcoin che oggi vale 5.100 dollari e rappresenta il 50% del mercato, parliamo di un ecosistema di moneta alternativo con una capitalizzazione complessiva di 143.6 miliardi di dollari e di fatto ancora poco regolamentato che ha portato anche alcuni consumatori a detenere ed eseguire transazioni attraverso wallet digitali. In un contesto quale quello italiano, a bassissima alfabetizzazione finanziaria ed informatica, consigliamo l’investimento in questo segmento solo ad investitori esperti e consapevoli dell’assenza di un quadro giuridico preciso di riferimento, della forte volatilità dei valori e del fatto che le piattaforme di scambio sono esposte a rischi operativi e di sicurezza non dovendo rispettare requisiti patrimoniali o procedure di controllo interno e gestione dei rischi. 

In ogni caso esistono sul mercato svariate carte in bitcoin che permettono di comprare moneta digitale oppure pagare in bitcoin nei negozi fisici che accettano questa o altre criptovalute. Si tratta sicuramente di una innovazione importante nel mondo dei pagamenti digitali che stiamo monitorando tenendo conto del fatto che alcune di queste carte permettono l’accesso del titolare a una vera propria piattaforma blockchain con exchange e wallet online. Resta tuttavia il problema dell’assenza di regole con le Autorità finanziarie chiamate a disciplinare un contesto nuovo senza soffocarne l’innovazione prevedendo ad esempio standard internazionali e best practice anche per estirpare la piaga dell’uso delle criptovalute da parte della criminalità. 

Come cambieranno i pagamenti elettronici nei prossimi anni?

Nei prossimi anni assisteremo sicuramente all'affermazione dei pagamenti digitali e al superamento di quelle sacche di resistenza nei consumatori ancora reticenti ad abbracciare i nuovi mezzi di pagamento. Inoltre assisteremo all'avvento su questo mercato dei big dell’hi-tech: Amazon, Facebook e Google sono entrate a passo di carica nel mondo dei pagamenti digitali, chiedendo licenze per svariate attività finanziarie tra cui trasferimenti monetari e pagamenti elettronici. 

La normativa europea, la PSD2, ha consentito infatti ad aziende ecommerce, come Amazon, e social media come Facebook, di diventare Pisp (sigla che sta per Payment initiation service provider). In parole povere sarà possibile per aziende come Facebook e Google accedere in modo sicuro al conto corrente dei propri utenti per effettuare pagamenti attraverso sistemi elettronici, come App o smartphone.

Questo ovviamente porterà ad un nuovo incremento dei pagamenti tramite smartphone, un trend che stiamo già osservando in Italia. Nel già citato studio dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano, si legge che nel 2018 la crescita dei pagamenti da smartphone è stata del 50% rispetto ai dodici mesi precedenti.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di vivere in una società sempre più cashless?

Il concetto di cashless è un concetto che viene spesso abusato nella società di oggi. Vivere in una società con la totale assenza di contate è praticamente impossibile. Ovviamente ci sono dei vantaggi a vivere in una società in cui si utilizzano meno i contanti. La prima è una questione di risparmi. Secondo l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano l’utilizzo del contante costa al sistema Italia quasi 10 miliardi l’anno. Non solo: la perdita più rilevante che deriva dall'utilizzo del denaro contante è dovuta all'evasione fiscale, che viene stimata intorno ai 24 miliardi l’anno. Tuttavia non si può fare della questione una semplice faccenda di numeri. 

Sebbene infatti i nuovi strumenti di pagamento elettronici siano un’arma preziosa contro l’evasione fiscale, l’Italia continua a rimanere un Paese con una forte liquidità, in cui il peso del contante, ramificato all'interno degli usi dei consumatori, continuerà a farsi sentire.

Come detto, la nostra coalizione non è nata per far crescere un dibattito tra queste due tipologie di pagamento, bensì per cercare di colmare il gap di istruzione finanziaria dei consumatori fornendo anche degli strumenti in grado di spiegare loro quali sono i diritti e doveri per effettuare scelte consapevoli tramite l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici. La nostra Guida Consumatori Sui Pagamenti Digitali ci auguriamo possa aiutare i consumatori ad essere più consapevoli.