Carte di credito? Spariranno entro 20 anni

Dan Schulman PayPal

“Entro 20 anni non ci saranno più carte di credito”. L'affermazione lapidaria è di Dan Schulman, CEO di PayPal ed è stata pronunciata a inizio mese alla conferenza TheStreet's Investor Boot Camp (a questo link si può vedere il video). 

L'osservazione deriva da un'analisi da lui compiuta dello scenario attuale e soprattutto delle possibili tendenze future nel settore dei servizi finanziari. Schulman ha osservato infatti che visto che le piattaforme digitali come PayPal e Venmo diventano sempre più popolari, i metodi di pagamento tradizionali come le carte di credito potranno essere sostituiti da alternative digitali.

"Tra vent'anni non ci saranno più carte di credito, davvero. Perché averli quando puoi avere un codice QR o un tablet NCR?". L'osservazione è legata anche alla considerazione che gli smartphone saranno sempre più diffusi, consentendo ai consumatori di avere "piena connettività a un prezzo molto basso".

Certo, il suo commento, come osserva Business Insider arriva in un momento in cui le carte di debito e credito rimangono il metodo di pagamento più popolare degli utenti: uno studio della Federal Reserve pubblicato alla fine dello scorso anno ha rilevato ad esempio che l'utilizzo delle carte negli Stati Uniti è in aumento, grazie soprattutto all'aumento dell'utilizzo delle carte di credito (+190 miliardi di dollari di volume tra il 2015 e il 2016). 

Ma è l'attenzione riservata da Schulman al concetto di value proposition (proposta di valore in italiano) che dovrebbe non essere sottovalutato, dato che è una tendenza che abbiamo visto affermarsi in tutto il settore dei pagamenti, con i clienti che scelgono carte di credito basate su premi o loyalty  e commercianti che scelgono i loro sistemi POS in base ai servizi aggiuntivi oltre alle funzioni di pagamento.

Del resto, se pensiamo a come la gente compra e acquista le cose, vediamo che c'è stato un grosso cambiamento negli ultimi 15/20 anni. La nascita dell'ecommerce per esempio e il trend in atto di collegare sempre più spesso l'ecommerce al mondo fisico, sfruttando strategie di multicanalità o omnicanalità. Nel primo caso parliamo di multicanalità facendo riferimento alla disponibilità di moltissimi punti di contatto con il cliente, dal sito web all'app mobie fino allo store, ma si tratta di canali che non condividono dati tra di loro e spesso sono in competizione. 

Lo step successivo di una strategia multicanale è la condivisione simultanea delle informazioni, con un approccio omnicanale che permette ai clienti di entrare, ad esempio in libreria, cercare da soli sul tablet a disposizione il loro disco o libro preferito, decidere di farselo spedire a casa e, sfruttare un coupon sconto o un premio che hanno ricevuto via email qualche giorno prima. In questo caso, il brand e l'impresa dimostrano di conoscere il proprio cliente, di seguirlo e di volersene prendere cura e di essere pronto a soddisfare i suoi bisogni specifici. 

Se lo shopping fisico diventa sempre più digitale e il pagamento in contanti è per definizione più "anonimo" rispetto al pagamento con la carta (che si porta dietro dei dati e quindi del valore aggiunto), non c'è nessun motivo per non pensare che un ulteriore evoluzione nella raccolta dei dati sia rappresentata dallo smartphone. 

Del resto, il CEO di PayPal non è l'unico e nemmeno il primo a lanciarsi in analisi di questo tenore. Già a fine 2017 infatti il CEO di Citigroup, Michael Corbat, aveva sostenuto che la fine fosse vicina per le carte di credito, sottolineando come la sua banca si stesse posizionando in modo da accaparrarsi una quota del mercato dei cosiddetti portafogli digitali. In un'intervista all'Australian Financial Review, Corbat non aveva indicato una scadenza precisa per la loro uscita di scena, ma aveva detto “prima o poi le carte spariranno”.

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Maria Comotti

Giornalista e mamma, trasformo le mie passioni in scrittura e utilizzo la curiosità come lente di ingrandimento del reale. Cresciuta professionalmente nel quotidiano .Com dove mi occupavo di raccontare il mondo della pubblicità, del marketing e degli eventi, ho poi collaborato con Il Sole 24 Ore, Il Mondo e altre testate economiche. Ora scrivo anche di design, architettura, running e fintech.