Brevi riflessioni sul banktech

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Egidio Forni
Laurea in Bocconi nel 1996. Esperienze in Deutsche Bank spa e nel Gruppo BNP Paribas.
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La cosa bella del fintech è che è in evoluzione. Utilizzo questo termine perché meglio esprime il dinamismo dell'essere vivente, sia esso umano o formato da esseri umani come l'azienda (almeno per ora). Pare non esserci nulla di definito e definitivo in questo mondo tecnologicamente avanzato. Provo a condividere con voi alcune riflessioni che sto facendo in merito a quello che succede nel mondo banktech

Quando si parla di banche e le si associa al fintech, si sente spesso parlare di legacy, di eredità. A questo termine viene attribuito un significato negativo, riferendolo ad un peso che le banche si devono portare sulle spalle e che le accompagnerà in futuro. Secondo questa visione, sotto questo peso le banche rischiano di rimanere schiacciate. Poi, però, si scopre che il termine eredità può essere tradotto con un'altra espressione: heritage. Questa volta con il significato di eredità culturale. Non ci vuole molto a capire che a seconda di come il termine eredità viene interpretato, la conclusione cui si perviene è profondamente diversa. Vedere la banca come una portatrice di legacy è deprimente, demotivante e avvilente. Vederla come portatrice di heritage rende più speranzosi. Ma una medaglia ha due facce: così la banca è sia legacy che heritage. Non possiamo, pertanto, vedere tutto e solo il male all'interno di quell'azienda che si chiama banca. C'è comunque del buono che deve essere valorizzato nel nuovo contesto fintech. La banca ha un bagaglio di informazioni che può utilizzare e che può valorizzare, ad esempio, attraverso una partnership con una startup fintech. Oggi viviamo in un mondo di informazioni e la banca è depositaria di molte informazioni che riguardano i propri correntisti/risparmiatori/investitori. Dopo tutto, come diceva il buon Gordon Gekko: The most valuable commodity I know of is information (Wall Street - 1987). Come dire, proviamo a valorizzare quello che di buono abbiamo.

La banca non è una impresa di Information Technology : semplicemente prende a prestito denaro e concede denaro in prestito. Ma per fare quello che ha sepre fatto e provare a farlo meglio, oggi la banca si deve affidare in maniera sempre più spinta all'IT. Come lo può fare? la vecchia strategia del make or buy funziona sempre. Ma esiste anche una terza via: quella della collaborazione. La banca può collaborare con una impresa fintech affinché le vengano fornite tutte le competenze (chiamiamole così) per poter essere al passo coi tempi. Ma la cosa divertente è che la banca si può trovare in una posizione di collaborazione su un progetto e in concorrenza su un altro. Nasce così una sorta di terza via, quella che viene definita della coopetition. In una società liquida, non potevamo non aspettarci una soluzione così moderna. Fino ad oggi le banche hanno potuto scegliere che modello organizzativo seguire, tipicamente il gruppo polifunzionale piuttosto che la banca universale. Questioni organizzative, di marketing, storiche, di costo, di efficienza: mille ragioni che possono giustificare un modello piuttosto che un altro. Dobbiamo, però, considerare un aspetto. A prescindere dal modello implementato, la banca di oggi è un'azienda che deve tenere conto della tecnologia. Deve, cioè, fare i conti con il massiccio impiego della tecnologia nel settore e con la sempre più spinta tendenza verso l'analisi delle informazioni. E, contrariamente al modello organizzativo, non esiste la possibilità di scegliere se essere tecnologica o meno: è un must! Il mancato adeguamento, il mancato sviluppo di soluzioni in linea con quelle della concorrenza, la mancata ricerca di soluzioni di partnership con provider IT (difficile pensare che la banca possa fare tutto in casa), ha come risultato l'uscita dal mercato.

In Italia abbiamo molte, forse moltissime banche. Di tutte le dimensioni. Da anni si parla di aggregazione di banche e significativi passi sono stati fatti. Ma è bastato? Se la risposta a questa domanda è un secco no, allora il sistema bancario potrebbe avere un problema. Necessità di aggregazione, attenzione alle problematiche tipiche del settore (esempio crediti incagliati), scandali più o meno rilevanti stanno drenando risorse ed energie dalle banche. E, in un mondo in cui le risorse sono, per definizione, scarse si pone un problema di allocazione delle stesse. Da un lato abbiamo queste problematiche che vanno gestite, dall'altro abbiamo la necessità di forti investimenti nel campo IT per poter fronteggiare sia le aggressive startup che una clientela sempre più esigente e spietata (nel senso che non si pone problemi a cambiare fornitore bancario). Questo diventa un aspetto strategico di non poco conto, con cui fare i conti non nel medio periodo, ma nel breve termine. 

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Egidio Forni

Appassionato di F1, mi interesso alla finanza e al rapporto tra psicologia e finanza. Sono affascinato dal mondo FinTech. Ho svolto, e continuo a svolgere, attività di docenza su temi legati alla finanza e agli investimenti.