Criptovalute: l’irrilevanza della Capitalizzazione di Mercato

Il prezzo di una criptovaluta sale o scende e per parlare del suo valore totale di solito si prende in considerazione il market cap, cioè la sua capitalizzazione di mercato. Nel caso di una criptovaluta come il Bitcoin, questo dato viene calcolato moltiplicando il numero totale di monete in circolazione per il loro prezzo. Questo indicatore ha dei forti limiti se viene usato per determinare il valore effettivo di una valuta digitale, scopriamoli insieme.
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Francesco Galati
BA. European Studies / MSc. International Business / Bus Dev @Chianside
bitcoin

Molto spesso, parlando di criptovalute viene menzionata la capitalizzazione di mercato di una valuta come un indicatore importante. In questo post facciamo un po’ di chiarezza sul significato di questa misura e sulla effettiva validità che ha nel misurare il possibile valore che una criptovaluta potrà assumere in futuro, portando un esempio pratico del motivo per cui basare la propria analisi sulla capitalizzazione di mercato può essere fuorviante ed errato, benché realista. 

In criptolandia, la capitalizzazione di mercato è sacra. Comunemente definita come marketcap, essa è molto spesso il metro di paragone per speculare sul valore che una criptovaluta può raggiungere nel futuro. Sono sicuro che ognuno di voi lettori abbia, almeno una volta, avuto a che fare con l’esercito del marketcap. Il soldato del marketcap è solito intervenire in discussioni speculative con frasi del tipo: “ma è impossibile che *token * raggiunga *prezzo * perché la marketcap dovrebbe essere di… “  seguito da cose come l’intero PIL mondiale, la capitalizzazione di Amazon o di Bitcoin stesso. 

Tuttavia, l’utilizzo di questa misura per speculare sul futuro valore di una criptovaluta è pressoché inutile ed errata. Ciò nonostante, il mantra del marketcap è perennemente utilizzato nelle discussioni sui vari social e questo errore viene continuamente perpetrato, fino ad essere considerato come vero. 

Questo ha molto a che fare con la tendenza di essere “realisti” con quanto un token possa crescere. Eppure, il mercato delle criptovalute è tutto tranne che realista o razionale. Infatti, nessuna persona sana di mente avrebbe mai previsto che il valore di bitcoin potesse eccedere i $20 mila dollari o che Ripple (la non-criptovaluta per eccellenza, molto spesso paragonato ad uno strumento demoniaco) potesse raggiungere i $3. O che tutto il mercato delle criptovalute potesse raggiungere gli $800 miliardi di capitalizzazione. Essere realisti molto spesso ha portato i fautori di questo mindset a perdere le più incredibili opportunità di profitto in questo settore, in quanto “irrealistiche”

Ma torniamo a noi. Cos’è la marketcap? Come si misura?

La marketcap è una semplice formula che si deriva dal:

NUMERO DI TOKEN IN CIRCOLAZIONE x PREZZO CORRENTE DI UN SINGOLO TOKEN

Tutto qua. È davvero una formula semplicissima. Il fatto che la marketcap sia in bella mostra sui più conosciuti siti di criptovalute, come Coinmarketcap (il cui nome è già tutto un programma) ha contribuito a far assumere questa misura come un indicatore significativo della crescita di questo mercato.

A questo ha contribuito anche il fatto che questa misura sia generalmente utilizzata nel mercato azionario per stabilire il valore di una compagnia, mercato che però è regolato e dove però le compagnie non possono emettere azioni con la facilità con cui nuove criptovalute vengono emesse nel mercato. 

Ma andiamo a vedere perché la marketcap non è un indicatore così significativo. 

Prendiamo l’esempio di Bitcoin. Al momento vi sono circa 17 milioni di bitcoin in circolazione, che moltiplicati per un prezzo di circa $6600 indicano una capitalizzazione di circa $112 miliardi. Tuttavia, questa figura non indica che vi siano $113 miliardi di dollari liquidi nel mercato. 

Nel caso in cui venissero venduti $113 milioni di dollari di bitcoin (un millesimo), il prezzo dovrebbe scendere dello 0.1%, portando alla perdita di valore pari ai fondi usciti. Eppure, la pressione di vendita esercitata porterebbe chiunque fosse interessato a vendere i propri bitcoin ad abbassare il prezzo per concludere la compravendita, amplificando la perdita. Ad esempio, questo potrebbe portare il prezzo ad abbassarsi a $6400 e la capitalizzazione a scendere a $109 miliardi: una perdita di oltre $4 miliardi, nonostante solamente $113 milioni di soldi liquidi abbiano lasciato il mercato di bitcoin!

La stessa cosa succede nel caso di un ingresso di nuovi fondi, nel caso in cui io volessi comprare immediatamente bitcoin e fossi disposto a pagare un premium. Il cambiamento che i nuovi fondi porterebbero sarebbe molto più che proporzionale, esercitando una pressione di acquisto e portando così chiunque possa essere interessato a vendere i propri bitcoin ad aumentarne il prezzo di vendita, per raggiungere il premium pagato da me. 

La marketcap quindi non è altro che il riflesso del nuovo valore che viene dato dai consumatori e gli utilizzatori del token, con l’emissione rimasta costante.

Di fatto, la capitalizzazione di mercato è soggetta a logiche e psicologie di mercato, che spesso non riflettono nella completezza gli influssi o le uscite di fondi dalle criptovalute. Pertanto, questa misura è ingannatoria e non può essere ritenuta come utile al fine di individuare il valore che i token possano assumere in futuro. 

Inoltre, molto spesso il limite massimo “razionale” che un token può raggiungere viene identificata come la marketcap di bitcoin. Tuttavia, questo dato è irrilevante, e bisogna ricordare, per l’ennesima volta, che il mercato delle criptovalute è nella sua fase infantile e meno dell’1% del mondo ne è a conoscenza. Ancor meno coloro che vi sono entrati. Nessuno sa cosa ci riserva il futuro e come questa tecnologia verrà sviluppata e implementata, è quindi importante fare molta attenzione alle previsioni che si fanno ed agli indicatori sulle quali sono basate. Per quanto importante possa essere, un’analisi basata sulla capitalizzazione di mercato non può che risultare incompleta. 

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